Valutazione alla Primaria cambia ancora, “pronti partenza via. Forse non era il caso in periodo di pandemia”

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Ciascuna persona di buon senso ritiene che l’abolizione dell’uso della violenza fisica dai metodi di correzione sia stata un’indubbia conquista di civiltà faticosamente acquisita: dapprima è stata limitata a una “vis modica” ma, negli anni più recenti, è stata ridotta a “vis modicissima” per poi essere del tutto abolita.

Sono così abolite le percosse (intese come “qualsiasi violenta manomissione fisica dell’altrui persona”), gli schiaffi, le sberle, i pizzicotti, ma anche gli scappellotti o i più lievi buffetti. In altre parole conosciamo tutti la “lista nera” degli “atti proibiti”, ma non è abbastanza: dovendo operare professionalmente, gli insegnanti necessitano di sapere perfettamente quali sono gli strumenti cui poter ricorrere per correggere i loro alunni. Tuttavia non esiste una “lista bianca” trasparente e condivisa da maestri e genitori. Tale strumento non esiste neanche per la Suprema Corte di Cassazione che si è finora limitata a elencare le cose da non fare, ufficializzando così il metodo della “lista nera”. Inutile dire che questa procedura zoppa dalla mancata chiarezza ha alimentato i contenziosi tra genitori e insegnanti i cui rapporti si fanno sempre più difficili. Conviene qui ricordare che la maestra, a differenza della mamma dell’alunno, opera in ambiente parafamiliare e non familiare. Si occupa di 29 bimbi (e non di uno solo), li educa alla socializzazione con i pari, insegna loro più materie e discipline, infine ne tutela incolumità e integrità fisica. Inoltre l’insegnante è chiamata a conciliare le dispute e appianare le differenze sociali ed educative tra i bambini, divenendo spesso oggetto di critiche e malevolenze sui gruppi Whatsapp impietosi, se non addirittura insultanti.

Questa la situazione odierna che parrebbe complicarsi ulteriormente per le nostre maestre già oggi nell’occhio del ciclone, anche per le frequenti accuse di presunti maltrattamenti a scuola. La lettera della maestra Simona esprime bene tutta la frustrazione dell’ennesimo cambiamento nella scuola Primaria: basta con i voti agli alunni e riesumazione dei giudizi. Il voto sembra essere troppo esplicito, impietoso, lesivo, urtante e potrebbe non esprimere al meglio la valutazione di una realtà complessa. È senza dubbio meglio e più delicato scrivere un giudizio, una perifrasi, una circollocuzione che dica e non dica, ma soprattutto che non ferisca come si conviene in un mondo politicamente corretto. Tullio De Mauro esaltava la nostra scuola Primaria (“Tutto il mondo ce la invidia”) ma noi ci stiamo impegnando per smantellare le poche eccellenze rimaste a scapito delle generazioni future.

Ecco quanto lamenta (giustamente) la maestra Simona.

Gentile dottore, nella scuola italiana, al tempo del COVID, c’è un’altra questione che sta passando sotto silenzio: il passaggio, alla primaria, dai voti ai giudizi per obiettivi in ogni disciplina.

Purtroppo, forse perché è legge, nessuno se ne sta interessando se non le maestre e i maestri italiani tutti indaffarati a dare un senso a quanto imposto dal MIUR in fretta e furia. Ma tant’è: da sempre le maestre italiane sono abituate ad attuare il “ditemi cosa devo fare e io lo faccio”.

Sempre frettoloso questo Ministero. Ad aprile 2020, in pieno lockdown, inizia a pensarci; in estate, quando tutti erano interessati ai banchi a rotelle, mette nero su bianco la legge; il 4 dicembre 2020 fa uscire i decreti attuativi e le linee guida. Da quando i bambini e le bambine non vedranno più i 10, i 7 e i 9? Ma dalla fine del primo quadrimestre, ovvero a febbraio 2021. Peccato però che tutte le insegnanti, da settembre, abbiano valutato ancora con i voti; che gli stessi registri siano ancora in decimi; peccato che, sempre da settembre, le priorità fossero il rientro in sicurezza e le quarantene. E peccato che gli Invalsi e tutte le scelte editoriali centrino poco o nulla con il nuovo metodo didattico imprescindibile per attuare pienamente la nuova valutazione esposta in quattro livelli. Peccato, infine, che si dovrà dare spiegazione alle famiglie al momento quasi ignare della svolta epocale.

In cinquant’anni il sistema di valutazione degli alunni italiani è sempre cambiato, ma io mi chiedo come mai ogni governo, quando prende in mano l’istruzione, voglia cancellare quanto fatto dal precedente o lasciare una sua personale impronta. Non si vuole sottolineare se i voti fossero giusti o sbagliati, ma evidenziare la mancanza totale di motivazione e la fretta. Solitamente, per capovolgimenti epocali, come il passaggio dalla maestra unica al tempo pieno, si impiegava un anno nel quale gli insegnanti si aggiornavano e sperimentavano. Oggi invece non è più così: pronti, partenza, via!

Peccato che il via sia stato dato maldestramente in un momento particolare: classi in quarantena, introduzione dell’educazione civica, introduzione dei giudizi, neo immessi e quindi tutoraggi. Per tutto questo, ecco spuntare nuovi corsi da svolgere dopo le ore di lezione con relative riunioni fiume: corso COVID, corso valutazione, corso per i neo immessi e poi la solita DAD che non si sa mai.

Scendere in piazza? Ormai tutta la scuola italiana sta ruotando attorno solo ed esclusivamente alla DAD alle superiori. Le maestre? E chi se le fila più che sono privilegiate: fanno lezione in presenza e prendono lo stipendio puntuale di default. Lavora e stai zitta!

Però tutta questa fretta per un vaccino, a noi docenti, personalmente non la vedo: avrebbe potuto essere un’ottima merce di scambio per tutta questa nuova mole di stress.

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