Valutare l’alunno con lettere invece dei numeri? Anche no, grazie. Lettera

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Inviato da Mario Bocola – Tra i propositi del MIUR per il nuovo anno c’è la riscrittura del Testo Unico delle disposizioni normative scolastiche, ossia il decreto legislativo del 16 aprile 1994 n.297, un dispositivo legislativo ormai datato di 25 anni.

La revisione del T.U. in materia di istruzione è una delle disposizioni previste dalla legge 107/2015 della “Buona Scuola” che all’articolo 1 comma 181 dava facoltà al governo di emanare, entro diciotto mesi, decreti legislativi di riordino del sistema d’istruzione e, quindi, della contestuale riscrittura del T.U. delle disposizioni normative in materia di istruzione.

Ci chiediamo: ma il governo giallo-verde in carica non aveva in campagna elettorale chiesto a viva voce l’abolizione della legge della “Buona Scuola”?

Sappiamo che ne aveva fatto un vero e proprio “cavallo di battaglia” cavalcando l’onda populista, ma finora si è visto ben poco. La legge 107/2015 sta ancora in piedi e l’unica norma che è stata abrogata è solo la chiamata diretta dei Dirigenti Scolastici.

Insomma la 107 è ancora lì…
Nel quadro della revisione delle disposizioni normative non si tocchi minimamente la valutazione degli apprendimenti che deve restare numerica (espressa in voto numerico), perché c’è qualche tentativo di voler ritornare alla valutazione con le lettere dell’alfabeto (esperimento fatto in passato, ma inefficace).

È vero che nelle scuole americane si utilizzano le lettere dell’alfabeto per misurare la valutazione, ma qui in Italia il voto numerico (4,5,6,7,8 9,10) rende chiaro ed esplicito il messaggio che il docente vuole dare alla famiglia, Una valutazione in lettere non sarebbe capita e compresa.

Non dobbiamo fare emulazioni come dei pappagalli, ma vedere quale è il metro di valutazione degli apprendimenti degli alunni più giusto. Certamente quello numerico.

Andare piano al MIUR con la revisione delle norme legislative e ponderare bene…

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