Valeria Fedeli smantella la scuola di Bussetti

Fra i senatori del Pd che hanno commentato la lunga intervista del ministro Bussetti rilasciata al quotidiano La Verità sullo smantellamento della Buona Scuola, c’è stata anche Valeria Fedeli.

Lei, che ha preceduto Bussetti con il governo Gentiloni, ha scritto un articolo sul suo sito. La ex Ministra non si limita a criticare l’intervista, ma ribatte punto per punto i successi rivendicati da Bussetti.

Tanto per cominciare demolisce il buon risultato sulla stabilizzazione dei precari e nuove assunzioni che si tratterebbe invece del normale turn over. L’unico vero risultato ottenuto da questo Governo sulla scuola sarebbe invece l’incertezza sul concorso per dirigenti scolastici, con relative conseguenze sul prossimo anno didattico, dopo l’intervento del Tar per presunte irregolarità su alcuni componenti della commissione.

Valeria Fedeli ritiene che “Più che la ‘Buona Scuola’ questa maggioranza sta provando soprattutto a smantellare la scuola, ossia la principale infrastruttura immateriale per la crescita e lo sviluppo di tutto il Paese. Una missione vissuta come una “guerra da vincere”, una scelta molto infelice anche nei termini che vengono utilizzati“.

Anche il linguaggio usato non sarebbe consono al ministro dell’Istruzione. Termini come “guerra da vincere” – è il Fedeli-pensiero – incitano al conflitto e indicano intrinsecamente il sacrificio del merito a favore della propaganda: non utile quando si tratta di interesse comune come la formazione e il futuro dei ragazzi, prossimi cittadini.

Poi, passa dalle parole ai fatti. “Stiamo quindi al merito: a fronte dei 14 miliardi investiti dai nostri governi su innovazione didattica, formazione, stabilizzazione dei docenti, edilizia scolastica – scrive Valeria Fedeli – l’attuale esecutivo sottrae all’istruzione quattro miliardi in tre anni”.

Lei critica anche la revisione del sistema Invalsi che da prova obbligatoria passa a volontaria per accedere all’esame di Stato che “significa negare alle studentesse e agli studenti l’opportunità di individuare e superare eventuali gap“.

Infine, Fedeli passa a valutare le modifiche “al dlgs 66/17 rischiano di compromettere la qualità del percorso scolastico delle ragazze e dei ragazzi con disabilità ai quali i nostri governo hanno voluto con determinazione garantite pari opportunità formative“. E ne ha da dire anche sui Fit.

Ridurre tempi, contenuti e implementazioni formative previste dal FiT significa svalorizzare la professionalità fondamentale per dare alle studentesse e agli studenti la qualità formativa migliore possibile in relazione alle migliori esperienze europee. Anziché andare ulteriormente verso una scelta politica decisiva di armonizzazione dei percorsi di istruzione e formazione europei, si torna indietro verso una ristretta e povera visione del futuro dell’Italia” ha scritto Fedeli.

In conclusione – è la logica deduzione di Valeria Fedeli dopo tutti questi rilievi – quella legge che, per quanto non perfetta e senz’altro migliorabile, ha consentito di rimettere al centro la scuola e l’istruzione come principale investimento per tutto il Paese, di restituire dignità alla professione degli insegnanti, oggi è oggetto non di critiche ma di vere e proprie mistificazioni. Il tutto per giustificare il disinvestimento sia economico che qualitativo che innovativo che si sta operando. Un disinvestimento che è il più grave e pesante che si possa compiere perché compromette non solo la vita e il futuro delle nuove generazioni ma la capacità dell’Italia di saper affrontare le sfide in un mondo che cambia e di sfruttarne le opportunità“.

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