Valditara dovrà completare la riforma del reclutamento: il percorso di abilitazione da 60 CFU potrebbe essere già un banco di prova

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I primi giorni di Governo Meloni sono contraddistinti principalmente per la polemica legata alla dicitura “Merito” aggiunta alla denominazione del Ministero dell’Istruzione. Ma in realtà Giuseppe Valditara, il nuovo Ministro, dovrà presto concentrarsi sulle riforme del Pnrr già avviate, come quella del reclutamento.

La riforma Bianchi, che ridisegna il nuovo percorso per diventare insegnante, deve essere infatti completata. La parte mancante più importante, probabilmente, è il Dpcm previsto dalla legge 76/22 che dovrà regolare  il percorso di abilitazione di 60 CFU.

In verità il provvedimento era atteso entro il 31 luglio 2022, ma poi non è stato più varato. Limature normative tra Ministero dell’Istruzione e quello dell’Università per chiudere il dossier che definirà i contenuti e la strutturazione dell’offerta formativa corrispondente a 60 crediti formativi universitari o accademici necessari per la formazione iniziale.

In verità i ritardi, in base a quanto risulta, sono stati dovuti anche a scontri di natura politica, con pressioni affinché i contenuti potessero prendere una direzione oppure un’altra.

Sulla questione abilitazione infatti si giocherà una partita importante perché si potrebbe dare un indirizzo diverso dalle premesse impostate da Patrizio Bianchi.

Potrebbe non sembrare ma questo DPCM potrebbe rappresentare già un importante banco di prova per il neo ministro Valditara proprio per la possibile connotazione politica che potrebbe avere il provvedimento.

Non si esclude, comunque, che le tempistiche possano prolungarsi più del previsto: come abbiamo scritto in precedenza, Lega e Fratelli d’Italia, a proposito del percorso dedicato alla formazione dei precari storici, negli scorsi mesi hanno più volte proposto di semplificare il percorso, riconoscendo il servizio già svolto dagli insegnanti e farli accedere direttamente al percorso che porta al reclutamento.

Fra le ipotesi ci sarebbe la mediazione, ovvero prevedere per chi ha già insegnato la possibilità di vedersi riconoscere automaticamente i Cfu per il tirocinio diretto, lasciando l’obbligo per quello indiretto.

Senza DPCM, però, non possono partire i nuovi corsi e di conseguenza il percorso ritarderà, tanto che potrebbe decidere, il prossimo esecutivo, di spostare al 2025 il primo tagliando che prevede 70 mila nuovi insegnanti in cattedra.

Il DPCM formazione iniziale

Entro il 31 luglio 2022 il provvedimento della presidenza del Consiglio dei Ministri avrebbe dovuto definire

  • i contenuti e la strutturazione dell’offerta formativa corrispondente a 60 CFU/CFA, di cui almeno 10 di area pedagogica, comprendente attività di tirocinio diretto e indiretto non inferiore a 20 CFU/CFA. Per ogni CFU/CFA di tirocinio, l’impegno in presenza nelle classi non può essere inferiore a 12 ore. I
  • il numero di crediti universitari o accademici riservati alla formazione inclusiva delle persone con disabilità
  • la percentuale di presenza alle attività formative necessarie per l’accesso alla prova finale
  • le modalità di svolgimento della prova finale del percorso universitario e accademico, comprendente la prova scritta e orale

Un aspetto importante da sottolineare è che nell’ambito dei 60 CFU sarà comunque riconosciuta la validità dei 24 CFU/CFA già conseguiti quale requisito di accesso al concorso secondo il previgente ordinamento.

Il decreto stabilirà i criteri per il riconoscimento degli eventuali altri crediti maturati nel corso degli studi universitari o accademici, purché strettamente coerenti con gli obiettivi formativi.

Il costo di partecipazione al corso è interamente attribuito ai corsisti ma vi sarà un prezzo “calmierato” ossia la proposta di un tetto massimo che le Università potranno proporre.

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