Vaccino obbligatorio docenti e Ata, la stretta arriva per il 5% non ancora immunizzato. Per Bianchi si poteva evitare. Ma il Governo non vuole correre rischi

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Si ipotizzava dall’inizio della compagna di vaccinazione ma è arrivato solo adesso l’obbligo vaccinale per il personale scolastico. Con il nuovo decreto varato dal Governo il 24 novembre, si prevede l’obbligo dal 15 dicembre per gli insegnanti e il personale ATA. Sia per chi non si è mai vaccinato sia per chi deve fare la terza dose.

Ma la misura, per molti, è un po’ tardiva, nel senso che stando agli ultimi dati comunicati dallo stesso Ministro dell’Istruzione Bianchi, il personale scolastico già vaccinato risulta essere al 95% del totale, con quindi solo il 5% privo di immunizzazione.

In effetti, incalzati più volte sul tema, sia il Ministro Patrizio Bianchi che la sottosegretaria Barbara Floridia, allontanavano l’ipotesi di obbligo, in vista della terza dose di vaccino, non ritenendolo dunque necessario.

Il titolare di Viale Trastevere, propio pochi giorni fa, disse: “Questo paese ha dimostrato che nella scuola il 95% delle persone hanno scelto di vaccinarsi come atto di responsabilità“, rimarcando l’idea che l’obbligo potesse essere evitato.

Non c’è resistenza da parte del personale docente che ha dato prova di grande sensibilità vaccinandosi tra i primi. Abbiamo quasi il 100% del personale vaccinato. Senza obbligo siamo riusciti quasi totalmente a coprire il personale ma anche i ragazzi hanno dato grande prova di sensibilità, sono stati un esempio per il Paese”, aveva detto invece la sottosegretaria qualche giorno prima a proposito del tema della terza dose.

Dunque, per i vertici del Ministero dell’Istruzione, l’obbligo poteva anche evitarsi, trattandosi di una quota molto bassa di non vaccinati fra il personale scolastico.

Escludendo chi lavora a contatto con i pazienti, quindi i sanitari, l’obbligo riguarderà una platea di più di 2 milioni di cittadini, comprese forze dell’ordine, armate e appunto il personale scolastico, che, come abbiamo visto, quello non vaccinato sarebbe intorno al 5%. Se consideriamo che all’interno di questa percentuale ci sono i lavoratori che non possono vaccinarsi per motivi di salute, la quota scenderebbe ulteriormente.

Ma il Governo ha voluto evitare qualsiasi rischio, dato anche il fatto che i bambini possono contagiarsi e trasmettere il virus a chi non è vaccinato. Draghi ha dunque pensato di “tagliare la testa al toro”e inserire l’obbligo di vaccinazione, nonostante la maggior parte dei lavoratori della scuola siano già immunizzati.

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Per Antonello Giannelli, presidente dell’associazione nazionale presidi, non sembrava entusiasta della prospettiva: “Credo che si debba andare più verso l’obbligo generalizzato, che non per alcune categorie come quella scolastica, in gran parte vaccinata”.

Fra le fila sindacali, già “indisposti” dal Governo e che hanno proclamato lo sciopero indetto per il 10 dicembre, non si fanno salti di gioia: “La misura dell’obbligo vaccinale crea al momento solo gravi discriminazioni tra i lavoratori e serve solo a mascherare l’inerzia del Governo rispetto ai problemi che sono la vera causa della crescita dei contagi nelle scuole: sovraffollamento delle classi, scuole sovradimensionate che raggiungono in alcuni casi anche 2500 alunni e per le quali diventa impossibile garantire la sicurezza, organici ridotti“, dice Elvira Serafini, segretaria generale Snals Confsal.

Decisamente più polemico Marcello Pacifico dell’Anief: “è irragionevole e illegittimo il principio per il quale in assenza di un’estensione dell’obbligo a tutta la popolazione studentesca e all’intera cittadinanza si comprimono le libertà e i diritti di alcuni lavoratori peraltro appartenenti alle categorie che hanno risposto positivamente all’appello del Governo”.

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