Vaccino docenti e Ata, i dati non contabilizzati che sfuggono al calcolo ufficiale. Tanti fuori dalle liste

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I dati dei vaccinati del comparto scuola non sono attendibili. Come più volte sottolineato dalla nostra redazione nei giorni scorsi, i numeri che appaiono sul sito del governo non corrispondono alla realtà.

I dati attualmente visibili vengono forniti dalle Regioni attraverso il sistema della tessera sanitaria, ma le banche dati risultano essere inaffidabili. Davvero una situazione grottesca che fa a pugni con l’affidabilità richiesta alle istituzioni pubbliche. Che fare, dunque? Se lo chiedono in tanti, in primis gli attori principali dell’emergenza Covid-19.

Il generale Figliuolo ha chiesto alle Regioni dati inequivocabili, ma è davvero complicato riuscire ad avere un quadro uniforme. Mancherebbero all’appello sempre oltre 215mila tra docenti e Ata, ma quel dato, ormai, nessuno più lo guarda. In Sicilia la percentuale di docenti non vaccinata raggiungerebbe addirittura il 42%, mentre in Friuli Venezia-Giulia e Campania non ci sarebbe nessuno non vaccinato.

Nemmeno Figliuolo si fida di questi dati e dunque permane il caos e purtroppo anche le etichette di personale scolastico no vax, quando, alla prova dei fatti, non è così.

Ci sono i docenti e Ata diffidenti, soprattutto dopo la confusione generata a marzo sulla vaccinazione tramite Astrazeneca. Molti hanno optato per altri vaccini, approfittando dell’apertura della campagna vaccinale per classe d’età.

C’è di più: l’elenco a disposizione della struttura commissariale non registra gli insegnanti delle scuole paritarie private, ma anche quelli dei precari assoldati tramite le Mad (messa a disposizione). Da verificare anche gli addetti alle mense o alle pulizie che alle volte non risultano nemmeno contrattualizzati. Altamente probabile, dunque, che i non vaccinati siano molto meno rispetto al previsto.

Attualmente sarebbe il 14% fuori dalla copertura. L’anno scolastico è alle porte e il caos sui dati regionali era qualcosa di cui non si sentiva il bisogno. E i docenti e gli Ata sui social non mancano di far trasparire il loro disappunto.

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