Vaccino covid, serve tutela per gli insegnanti di sostegno. Lettera

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Inviato da Federica Sergi – Sono un’umile insegnante di sostengo precaria, specializzata a seguito di un regolare TFA svolto in Italia che, se sarà fortunata, sarà stabilizzata nel 2030.

Al di là di ogni possibile argomentazione sull’assurdità di questa situazione, mi chiedevo come sia possibile che, nell’ambito della campagna di vaccinazione contro il COVID-19, piuttosto che porre l’attenzione sul rischio al quale un lavoratore è concretamente esposto, si intenda seguire un semplice criterio anagrafico.

Premesso che siamo tutti a rischio contagio e che l’insegnante di sostegno secondo una bellissima teoria (che teoria resta) è docente della classe e non del singolo alunno, ritengo che alcune categorie siano maggiormente esposte: chi segue un discente con una programmazione differenziata o con una disabilità sensoriale, non può mantenere la distanza di sicurezza e, in certuni casi, lo stesso non è tenuto ad indossare la mascherina.

Le scuole forniscono al personale docente delle semplici mascherine chirurgiche che non proteggono colui che le indossa. Condividere il banco con un ragazzo che necessita di particolari forme di assistenza, all’interno di una classe che di per sé è formata da 25/30 alunni, in questo periodo storico, non fa di certo lavorare in serenità e, di sicuro, non fa sentire gli insegnanti tutelati dalle istituzioni nello svolgimento della propria attività lavorativa.

Concludo dicendo che la sottoscritta ha un contratto con scadenza al 30 giugno, chiedo dunque come possa ricevere il vaccino nel mese di luglio, quando ufficialmente non farà neanche più parte del personale scolastico.

Il docente è ormai una figura bistrattata e, soprattutto nell’ambito del sostegno, rappresenta spesso un piano B o un escamotage per tornare nella propria regione di appartenenza, complici iter selettivi inesistenti o abitazioni estere.

Non si cerca più una figura preparata, bensì esclusivamente titolata, finendo per porre le basi migliori per una scuola della speculazione. Nella realtà, insegnare dovrebbe essere una vocazione e, parimenti, la motivazione a recarsi a scuola ogni mattina dovrebbe essere imprescindibile.

Lo scenario futuro più probabile è che anche l’insegnante più volenteroso e capace perda ogni stimolo a fare il proprio lavoro e le istituzioni saranno la prima causa di ciò.

Non possono esistere studenti opportunamente formati senza un personale docente felice di poter apportare il proprio contributo allo sviluppo culturale delle nuove generazioni e che, invece, viene puntualmente ignorato nelle sue necessità.

 

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