Vaccino covid, obbligo per docenti con licenziamento per chi si rifiuta? Per l’Anief deve essere un’opportunità, non un obbligo

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A pochi giorni dall’arrivo delle prime dosi, si accende il dibattito sulle modalità della campagna vaccinale. Il personale scolastico, in caso di obbligo, può rifiutarsi di sottoporsi a vaccinazione per prevenire il Covid19?

Secondo  Pietro Ichino, giurista e docente ordinario di Diritto del Lavoro all’università di Milano, “se la vaccinazione è disponibile, l’amministrazione scolastica può esigere la vaccinazione come misura di sicurezza, nell’interesse dei colleghi insegnanti e degli studenti. L’insegnante che rifiuti di adempiere questa disposizione – ha detto ad Orizzonte Scuola – , se impartita da chi ne ha il potere/dovere, può concordare la sospensione dall’insegnamento (senza stipendio) fino alla fine della pandemia; altrimenti può essere licenziato”.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “il vaccino non deve essere obbligatorio per i dipendenti pubblici ma rappresentare comunque un’opportunità cui volontariamente aderire. Certamente, tra le categorie prioritarie insieme al personale sanitario dovrebbe essere inserito quello scolastico perché più a rischio contatti pubblici”.

Tra le categorie più a rischio Covid19 figura il personale della scuola, anche se il calendario prevede le dosi per docenti e ATA non prima della primavera. Ma già si discute circa la sua obbligatorietà e su ciò che può comportare un rifiuto da parte del personale scolastico: secondo la sottosegretaria del ministero della Salute Sandra Zampa dovrebbe prevalere il “buon senso” che porta all’obbligatorietà per gli insegnanti.

Anche la ministra dei Trasporti Paola De Micheli non esclude l’obbligatorietà del vaccino in futuro: “abbiamo il dovere di fare delle scelte collettive e le prenderemo alla luce di come andrà questa campagna di informazione. Alla fine non escludo la obbligatorietà”. Pure per il coordinatore del Cts Agostino Miozzo “un operatore sanitario deve vaccinarsi”, ma bisogna andare “anche oltre, penso a tutte le strutture pubbliche, alle scuole, a chi lavora a contatto con molte persone”.

E pure il portavoce nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni pensa “che ci sono alcune categorie sulle quali la discussione sull’obbligatorietà del vaccino anticovid non debba essere un tabù”, riferendosi in particolare al mondo della sanità, della scuola.

Il sindacato Anief ritiene che il vaccino non debba essere obbligatorio, sia per il personale dell’amministrazione pubblica sia per docenti e personale tutto della scuola: è un diritto, non un dovere assoluto. Deve essere un’opportunità cui volontariamente aderire, tenendo presente che tale categoria va considerata prioritaria insieme al personale sanitario dovrebbe essere inserito quello scolastico. E chi lo vuole fare non può certo attendere la fine dell’anno scolastico.

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