Vaccini, obbligatorietà stride con l’insegnamento del rispetto dell’altro. Lettera

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Da giorni qualcuno ci divide in vaccinisti e anti-vaccinisti. Sulla questione però nessuno affronta il vero problema e fioccano le opinioni, gli studi, gli approfondimenti e le statistiche, tirate fuori magari da qualche rivista pseudo-scientifica.

Sarò molto breve, perché l’argomento si deve spostare in altra direzione. Qui lo scontro non è tra chi vuole vaccinare i propri figli e chi non vuole, tra chi ha la statistica migliore per convincere “l’altro”. Qui lo scontro nasce semplicemente dalla paura.

C’è colui che ha tanta paura delle malattie da non voler vaccinare il proprio bambino e chi ha tanta paura delle malattie da voler obbligare “l’altro” a vaccinare il proprio bambino. La tesi proposta dal Ministero gioca, infatti, su questa paura e ci vuol convincere che obbligare un’altra persona a fare qualcosa di irreversibile sia giusto.

In assoluto, in effetti, anche i no vax sanno perfettamente che un vaccino, se non fosse per quello 0,000…, è un ottimo prodotto, ma non vogliono essere obbligati. Magari spontaneamente porterebbero i propri figli a vaccinarsi, ma nessuno accetta che la paura di un altro possa influire sulla vita del proprio bimbo.

La paura della malattia ci fa sragionare. Se tu hai tanta paura da voler obbligare “l’altro” a vaccinare un neonato, sono certo che sarai il primo a far vaccinare i tuoi figli…allora di cos’hai ancora paura? I tuoi figli sono vaccinati, non possono più, mai più, contrarre o trasmettere quelle malattie, non possono nemmeno veicolarle, nella maggior parte dei casi.

Obbligare “l’altro” (per il non credente, “il prossimo” per il credente) a fare qualcosa di irreversibile sul proprio corpo o su quello di un caro è sempre stato considerato un atto dittatoriale e violento.

Posso obbligarti a metterti la cintura in auto, ma se non la vuoi mettere non prendi l’auto. Posso obbligarti alla circoncisione? No, per quanto si dica che il pene circonciso sia più “pulito”. Tempo fa ci fu la sindrome da asportazione tonsille…i medici facevano a gara a cavarle dalla gola dei bambini, ma l’Italia non obbligò tutti i neonati a tagliarle.

Conclusione. A scuola lo insegniamo dal primo anno d’infanzia all’ultimo di superiori: impariamo a gestire la paura dell’altro e cerchiamo di non ledere la sua libertà.

Finché possiamo benissimo proteggere noi e i nostri figli con il vaccino, non ha importanza che gli altri si vaccinino.

Inserisco qui pochissimi passaggi tratti dalle “Indicazioni del curricolo 2012”, in cui si cita il rispetto dell’altro per l’intero primo ciclo d’istruzione:

Pag. 4: “La piena attuazione del riconoscimento e della garanzia della libertà e dell’uguaglianza (articoli 2 e 3 della Costituzione), nel rispetto delle differenze di tutti e dell’identità di ciascuno, richiede oggi, in modo ancor più attento e mirato, l’impegno dei docenti e di tutti gli operatori della scuola, con particolare attenzione alle disabilità e ad ogni fragilità”.

Pag. 10 (Nel “Profilo delle competenze al termine del primo ciclo di istruzione”): “Ha consapevolezza delle proprie potenzialità e dei propri limiti, utilizza gli strumenti di conoscenza per comprendere se stesso e gli altri, per riconoscere ed apprezzare le diverse identità, le tradizioni culturali e religiose, in un’ottica di dialogo e di rispetto reciproco. […] Rispetta le regole condivise, collabora con gli altri per la costruzione del bene comune esprimendo le proprie personali opinioni e sensibilità”.

Pag. 16: “Vivere le prime esperienze di cittadinanza significa scoprire l’altro da sé e attribuire progressiva importanza agli altri e ai loro bisogni; rendersi sempre meglio conto della necessità di stabilire regole condivise; implica il primo esercizio del dialogo che è fondato sulla reciprocità dell’ascolto, l’attenzione al punto di vista dell’altro e alle diversità di genere, il primo riconoscimento di diritti e doveri uguali per tutti; significa porre le fondamenta di un comportamento eticamente orientato, rispettoso degli altri, dell’ambiente e della natura”.

Immaginiamo cosa accadrà quando la scuola dovrà contribuire a certificare l’obbligo vaccinale. A tal proposito si legga pag. 19: “La scuola si pone come spazio di incontro e di dialogo, di approfondimento culturale e di reciproca formazione tra genitori e insegnanti per affrontare insieme questi temi e proporre ai bambini un modello di ascolto e di rispetto, che li aiuti a trovare risposte alle loro domande di senso in coerenza con le scelte della propria famiglia, nel comune intento di rafforzare i presupposti della convivenza democratica”.

Gaetano Conte

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