Vaccini, modifiche al decreto: no intervento tribunale minori, riduzione multe e numero vaccinazioni obbligatorie

di redazione
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Il decreto sull’obbligatorietà dei vaccini è stato pubblicato in G.U. il 7 giugno u.s. ed è attualmente in Parlamento per la conversione in legge. 

Nell’ambito del procedimento di conversione, sono previste delle modifiche probabilmente dettate dalle numerose polemiche suscitate da quanto previsto per i genitori inadempienti, in primis il rischio di perdere la patria potestà.

Il decreto prevede che, senza le prescritte vaccinazioni,il bambino non può essere iscritto né all’asilo nido né alla scuola dell’infanzia. Nel caso, invece, di alunni non vaccinati, frequentanti la scuola primaria e secondaria (sino a 16 anni), sono previste multe che vanno dai 500 ai 7.500 euro. Per i genitori, infine, che non adempiono alle vaccinazioni dei figli nemmeno in seguito ai solleciti dell’ASP, è prevista le segnalazione al Tribunale dei minori.

Sono state proprio le disposizioni appena ricordate a suscitare le polemiche di diverse associazioni di genitori che stanno ottenendo i risultati sperati, ossia le modifiche al decreto.

Come apprendiamo da “La Stampa”, le modifiche riguarderebbero proprio la possibilità di perdere la patria potestà, le multe e il numero di vaccinazioni obbligatorie.

Sarà in Commissione Sanità del Senato che le modifiche saranno a breve apportate. Fermo restando l’obbligatorietà delle vaccinazione:

  • sarà cancellata la disposizione secondo cui il Tribunale dei minori può procedere a togliere la patria potestà ai genitori inadempienti;
  • saranno pesantemente ridotte le sanzioni pecuniarie di cui sopra;
  • si dovrebbe ridurre il numero di vaccini obbligatori.

Riguardo a quest’ultimo punto, come sostenuto dalla stessa Ministra Lorenzin, la riduzione dovrà avvenire sulla base di indicazioni esclusivamente scientifiche, non certo politiche. Un’ipotesi al vaglio è di iniziare con le attuali 12 vaccinazioni obbligatorie, che potranno essere successivamente ridotte sulla base dei risultati di una verifica epidemiologica periodica (ogni due/tre anni); qualora dalla verifica si evinca che, per una determinata patologia, sia stata raggiunta la copertura vaccinale desiderata, il relativo vaccino non sarà più obbligatorio.

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