Vaccini, Anief: polemica sterile, il divieto d’accesso riguarda solo il 25% dei bambini

di redazione
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Comunicato Anief – Si allargano ogni giorno di più le polemiche sull’obbligo delle vaccinazioni per l’iscrizione alle scuole frequentate dai bambini fino a sei anni: lo slittamento a settembre dell’approvazione del decreto Milleproroghe, quindi del rinvio di un anno dell’obbligo per la frequenza scolastica, ha di fatto riabilitato la circolare Grillo-Bussetti che introduce l’autocertificazione, ma anche ridato vita alle prese di posizione sui pro e contro delle vaccinazioni obbligatorie. Per cercare una mediazione, la Ministra della Salute ha anche paventato la possibilità di introdurre “classi protette per i 10 mila bambini immunodepressi”.

Anief ritiene che il crescere delle polemiche sia inutile, anzi addirittura dannoso all’organizzazione scolastica, già di per sé confusa e ricca di problematiche di vario genere, ad iniziare dalla formazione degli organici e dall’assegnazione dei tanti precari sugli oltre 150 mila posti scoperti tra personale docente e Ata. Per non parlare della vicenda kafkiana che stanno vivendo i 160 mila maestri e laureati supplenti, vittime prima dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato che li ha estromessi dalle GaE e ora dalla soluzione pilatesca trovata dal Governo e sulla quale il Parlamento si sta spaccando.

Il giovane sindacato ricorda che il ricatto dell’avvenuta effettuazione dei dieci vaccini principali per la frequenza scolastica è un metodo del tutto inefficace per assicurare le vaccinazioni a tutti i bambini, poiché il sistema scolastico integrato – con iscritti agli asili nido e alle scuole dell’infanzia – riguarda solo una parte dei minori di quella fascia d’età: complessivamente, i dati ufficiali ci dicono che solo un bambino su quattro è iscritto e frequenta con regolarità le strutture scolastiche afferenti allo Stato. Non si comprende, quindi, come si possa raggiungere tutta la fascia 0-6 anni passando per tale imposizione.

“Certamente – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – il provvedimento deciso dal Governo, di rinviare di un anno l’obbligo introdotto dall’esecutivo Gentiloni attraverso il decreto a firma dell’ex Ministro Beatrice Lorenzin, risulta necessario, proprio per offrire un periodo di riflessione sulla materia. E per dare tutto il tempo utile alle Camere, in modo che possano così approvare una nuova norma che cancelli l’inutile obbligo. Una disposizione, tra l’altro, che non può nemmeno contare su un supporto costituzionale, visto che per tutelare il diritto alla salute si procede alla negazione di quello, altrettanto basilare, relativo all’istruzione e allo studio”.

Vale la pena ricordare, inoltre, che il decreto Lorenzin è stato calato dall’alto, ignorando le parti sociali e le associazioni coinvolte, tanto che domani due comitati spontanei consegneranno alla ministra della Salute un documento con 22.000 firme attraverso il quale chiedere di «superare rapidamente l’obbligo vaccinale e le esclusioni dei bambini 0/6 anni dai servizi per la prima infanzia».

“In questa situazione di incertezza, di norme e regolamenti mutevoli – sottolinea il presidente Anief – ribadiamo la nostra richiesta ai Ministeri coinvolti di inviare il prima possibile ai dirigenti interessati una comunicazione ufficiale che sancisca il rinvio delle sanzioni che sarebbero scattate nei confronti dei genitori inadempienti, ad iniziare dalle multe fino alla sottrazione della patria potestà”.

“Sarebbe anche il caso di ricordare – continua Pacifico – che siamo stato l’unico sindacato di categoria ad opporci al decreto Lorenzin sull’obbligo dei dieci vaccini sin dal primo giorno, arrivando ad impugnarlo in tribunale, sia perché lesivo del diritto all’istruzione, da parte di tutti i bambini, nessuno escluso, sia perché lo Stato ha sforato le proprie competenze. Il problema si è evidenziato anche nella sua attuazione, sia a livello di singola scuola che a livello regionale, avendo poi avuto applicazioni diversificate: oltre alle diverse prese di posizione dei governatori e delle varie giunte di competenza, in alcuni istituti scolastici è stato infatti proibito l’accesso agli asili nido e alle scuole dell’infanzia, fino a quando il minore non avrebbe regolarizzato la propria posizione vaccinale. In altri casi sono stati più tolleranti. Creando, così, delle discriminazioni. Ecco perché bisogna bloccare tutto per legge il prima possibile”, conclude il sindacalista autonomo.

6 agosto 2018

Ufficio Stampa Anief

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