Vaccini, Anief: bene decisione Governo, divieto accesso nidi e scuole infanzia non ha valenza costituzionale

di redazione
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Comunicato Anief – Sui vaccini obbligatori il Governo M5S-Lega ha fatto la cosa più logica: oggi è stato ufficializzato, con una circolare congiunta, firmata dalla Ministra della Salute Giulia Grillo e dal Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che per l’iscrizione al prossimo anno scolastico basterà l’autocertificazione, facendo così decadere la scadenza del 10 luglio prossimo che imponeva alle famiglie degli alunni di presentare documenti comprovabili l’avvenuta somministrazione dei dieci vaccini dichiarati indispensabili.

Secondo quanto riferito dai due Ministri, per la frequenza del prossimo anno scolastico 2018-19 basterà l’autocertificazione sottoscritta da parte delle famiglie, ovvero una dichiarazione sostitutiva delle vaccinazioni effettuate, da presentarsi alle scuole. Non sarà dunque più necessario, come era previsto dalla legge varata dal precedente Governo, presentare entro il 10 luglio la certificazione ufficiale della Azienda sanitaria locale che comprovasse l’avvenuta vaccinazione.

È dunque finita come doveva finire: perché il provvedimento interdittivo, il divieto di accesso ai bambini non vaccinati, non ha mai avuto valenza costituzionale. Perché per salvaguardare un diritto, quello della salute, se ne calpestava un altro, quello dell’istruzione. “Invece di trovare un’altra modalità per raggiungere lo stesso scopo – ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – si è preferito approvare un decreto, in piena estate e contro il volere di tutti, che ha creato solo tanto scompiglio”.

“Noi – prosegue Pacifico – siamo stati l’unico sindacato della scuola a prendere posizione in modo forte contro quel provvedimento illogico, imposto dal Governo Pd, esprimendo la nostra contrarietà sin dal primo giorno dell’approvazione della legge sull’obbligo dei dieci vaccini e poi impugnando il provvedimento voluto dall’ex Ministra Beatrice Lorenzin. La modifica della norma era inevitabile, ancora di più perché lo Stato ha sforato le proprie competenze.  Senza dimenticare che nel corso dei mesi si è scoperto che il decreto Lorenzin è stato attuato in ogni Regione in modo diversificato, andando così ad aggiungere anche un altro problema”.

Anche a livello di singolo istituto, si è caduti nella discriminazione: ci sono stati alcuni casi limite dove si è deciso di non fare accettare gli allievi in classe. A seguito della scadenza per la presentazione dei certificati di avvenuta effettuazione dei dieci vaccini obbligatori, ribadita dalla circolare Miur-Ministero della Salute dello scorso 27 febbraio, qualora non si sia adempiuto all’obbligo, in queste scuole è stato vietato l’accesso per asili nido e scuola infanzia (0-6 anni) sino ad avvenuta regolarizzazione della propria posizione vaccinale.

“Ma l’aspetto più paradossale – ha continuato Pacifico – è stato quello di voler espellere l’alunno non in regola o multare le famiglie inadempienti nella scuola dell’obbligo e obbligarle alla vaccinazione dei nostri figli nel percorso 0-6 anno, laddove lo Stato italiano era consapevole di coprire nel sistema integrato nemmeno un terzo dei bambini scolarizzati, quindi iscritti agli asili nido e alle scuole dell’infanzia. Con questo stato di cose, di fatto, si è voluto a tutti i costi imporre una regola per tutelare una minoranza”.

05 luglio 2018

Ufficio Stampa Anief

Vaccini, decade termine 10 luglio per documenti. Basterà autocertificare

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