Vaccinazioni, UDIR: i dirigenti scolastici non sono responsabili delle autocertificazioni sui vaccini

di redazione
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Comunicato UDIR – Come riporta Orizzonte Scuola, in seguito all’incontro Miur-sindacati dedicato alla questione dei vaccini, “è stato ribadito che, per l’a.s. 2018/19, sarà sufficiente, per le famiglie, presentare soltanto l’autocertificazione, senza dover presentare la documentazione attestante l’assolvimento dell’obbligo vaccinale, l’omissione o il differimento”.

Bussetti spiega i motivi della pubblicazione della nota Miur-Ministero della Salute da cui si evince che basterà presentare un’autocertificazione, affermando come si voglia “semplificare e snellire compiti di scuole e famiglie, perché non è stata ancora creata Anagrafe Nazionale delle Vaccinazioni”. Ha specificato altresì che “le responsabilità, in merito ad eventuali false dichiarazioni, ricadranno soltanto sui genitori dichiaranti”.

Il presidente nazionale Udir Marcello Pacifico afferma che si prospetta certamente un pasticcio, poiché “Da una parte abbiamo la legge n. 119 del 31 luglio 2017 che prevede l’obbligo delle vaccinazioni nel percorso 0-6 e sanzioni per l’obbligo successivo a 16 anni nella scuola dell’obbligo, dall’altra il comma 3-octies all’art. 6 del Decreto legge n. 91 del 25 luglio 2018 che rinvia all’anno scolastico 2018/19 l’applicazione della norma. Cosa devono fare i dirigenti scolastici, sceriffi o cassandre? Per il ministro dell’Istruzione devono prendere atto delle autocertificazioni in attesa della conversione in legge del Decreto Milleproroghe che, di fatto, sanerà la mancata vaccinazione nel corrente anno scolastico, nonostante possa essere promessa dalle famiglie che ovviamente non possono dichiarare il falso”.

Cosa succederà? Potrebbe accadere che una famiglia prenota la certificazione per l’autunno in attesa dell’approvazione della legge, salvo poi dichiarare che ai sensi di legge, se approvata, ha chiesto di rinviarne la vaccinazione. “Ci potremmo trovare davanti a un caos tutto italiano che speriamo porti a una maggiore riflessione da parte del Parlamento su una norma che fin dall’inizio è apparsa a molti irragionevole. Certamente non possono fungere i presidi da capo espiatorio di un intervento legislativo poco chiaro”, conclude il presidente.

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