Vaccinati COVID docenti ed ATA, i numeri divulgati dal Governo sono completamente sballati. Ecco perché

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Sulla vaccinazione del personale scolastico è guerra di numeri. Ormai è un fatto acclarato che i dati forniti settimanalmente dalla struttura commissariale diretta dal generale Francesco Paolo Figliuolo non corrispondano lontanamente alla reale situazione.

Oltre 220mila sarebbero i docenti e gli Ata renitenti al vaccino. In realtà per le Regioni non sarebbe così.

Come già riferito, il caso della Sicilia è quello più clamoroso. L’Isola, a detta dei numeri disponibili sul sito del governo, sarebbe “no vax”. In realtà i dati a disposizione della Regione sarebbero diversi. Già il numero del personale scolastico sarebbe difforme: 129mila i dipendenti del settore istruzione e non 140mila.  Il numero dei vaccinati con entrambe le dosi non sarebbe vicino al 66%, ma addirittura oltre l’80%, dunque la percentuale di docenti e Ata ritardatari sarebbe sotto il 20%. Un dato fisiologico e in linea con le altre regioni.

In Piemonte, il quadro non si discosta dalla Sicilia: numero elevato di “no vax”, oltre il 20%, ma dati ampiamente sovrastimati. A Il Manifesto parla Pietro Presti. capo del gruppo di lavoro degli epidemiologi del Piemonte: “La stima di 120 mila dipendenti è calcolata per eccesso e include anche il personale universitario, docente e non”.

Non c’è solo il caso della Sicilia, in Liguria, invece, la situazione è diversa addirittura a livello provinciale. A Genova la percentuale di prof e Ata vaccinati è molta alta, ma nelle altre province, invece, fatica a raggiungere la quota augurata dalla struttura commissariale.

I punti oscuri, dunque, sarebbero diversi

Il primo riguarda la corsia preferenziale per il personale scolastico. Fino all’11 aprile era possibile prenotarsi per categoria lavorativa, dopo Pasqua ciò non è stato più possibile e si sono prenotate per fascia d’età. Qui, per ragioni di privacy, non è possibile risalire alla categoria lavorativa di quanti coloro si sono vaccinate utilizzando l’altro metodo.

Il secondo punto riguarda il dato complessivo: alla voce personale scolastico sembra che, in alcune regioni, vengono inseriti anche quelli che lavorano negli atenei. Dunque il dato deve essere ulteriormente soppesato e calibrato sulla base della singola categoria lavorativa. Da qui la parziale retromarcia da parte del governo sull’obbligo vaccinale che sarebbe derubricato, almeno inizialmente, con una “forte raccomandazione”.

Come espresso ieri da Pino Turi, segretario della Uil Scuola, durante l’appuntamento di Orizzonte Scuola Tv, “Non si conoscono i dati. Noi non abbiamo ancora i dati dei due anni passati per il covid. I dati forniti dal generale Figliuolo sono generici: prima c’è stata una corsia preferenziale, poi si è interrotta, poi si è ripresa, sappiamo come sono stati rilevati. Quindi non si sanno nemmeno realmente. Pertanto la percentuale di docenti vaccinati potrebbe essere molto di più di quella che appare”.

Errori, omissioni davvero al limite dell’incredibile. Sconcertante la gestione dei dati da parte della struttura commissariale. Parlare di docenti e Ata no vax, dunque, non solo è ingiusto, ma perfino sbagliato dal punto di vista dei dati.

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