Vacca (M5S): banchi a rotelle causa di mal di schiena? Propaganda ridicola. 119 milioni di euro per 400mila sedute [INTERVISTA]

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Nel giorno del rientro a scuola, quasi al completo, degli studenti delle secondarie di secondo grado l’Unesco diffonde i dati relativi alla chiusura delle scuole. Intervista a Gianluca Vacca, capogruppo M5S in commissione Cultura a Montecitorio.

Un rapporto Unesco sottolinea che tra settembre 2020 e gennaio 2021 l’Italia non è tra i Paesi che più di altri hanno chiuso le scuole. Le scelte del Governo, spesso discusse, sono andate allora nella direzione giusta?
Direi proprio di sì. E questo nonostante ci siano state tante Regioni che hanno tenuto – ingiustificatamente – le scuole più chiuse di quanto avrebbero dovuto fare, non rispettando le decisioni del Governo e quindi non seguendo le indicazioni delle autorità sanitarie. La determinazione, la perseveranza con cui la ministra Azzolina e tutto il MoVimento 5 Stelle hanno portato avanti la battaglia per garantire il più possibile le lezioni in presenza ha comunque ripagato viste le performance peggiori di altri Paesi Ue. Non dimentichiamoci che a settembre l’Italia è stata elogiata dall’Oms per le modalità di riapertura delle scuole e che è stata tra i Paesi che più hanno investito per la sicurezza di studenti e docenti. Questo è quello che accade quando, dopo tanti anni in cui l’istruzione è stata trascurata, in Italia si rimette la scuola al centro dei temi politici: ci si distingue in positivo, finalmente.

Torna alla ribalta il tema dei banchi a rotelle. L’assessore all’Istruzione del Veneto, Elena Donazzan, ha recentemente affermato che sono stati ritirati dalle scuole perché causa di mal di schiena. Non sono mancate le critiche sullo spreco di soldi: quali sono le reali cifre investite per le sedute innovative? Tanti dirigenti scolastici ne hanno fatto richiesta
Mi risulta che l’assessore Donazzan sia l’unico ad aver sollevato questo problema e ho buoni motivi per credere che la sua sia una trovata propagandistica, anche abbastanza ridicola: i banchi innovativi seguono precise specifiche sanitarie, sono stati previsti in un bando scritto insieme al Cts. E’ bene ricordare che quelle sedute sono state scelte dai presidi stessi, avendo il ministero dell’Istruzione lasciato libera scelta tra quelle e le monoposto “tradizionali”. I 400mila banchi “a rotelle”, su un totale di 2,4 milioni di banchi consegnati, sono frutto di un investimento di 119 milioni che va oltre l’emergenza e la necessità di distanziamento e che soddisfa una richiesta annosa delle nostre scuole di arredi nuovi.

Recovery plan: c’è attesa per gli investimenti che riguardano l’istruzione. A che punto sono i lavori, anche alla luce della crisi politica in corso?
La crisi ha fatto slittare il lavoro delle varie commissioni parlamentari e l’espressione dei pareri sul Recovery plan, che comunque dovrà essere consegnato all’Europa entro aprile. Gli obiettivi per il sistema d’istruzione sono comunque fissati e sono garantiti ben 28 miliardi: la scuola è tra i capitoli più importanti, a testimonianza della centralità del tema per la maggioranza. Tra i vari interventi previsti, sottolineo in particolare l’importanza di centinaia di migliaia di posti in più negli asili nido, l’aumento di risorse per l’edilizia scolastica, la digitalizzazione e il contrasto alla dispersione scolastica, che anche a causa della pandemia rischia di diventare un vero e proprio dramma sociale.

A proposito di crisi del governo: cosa vorreste per la scuola?
In questo momento ci sono dei tavoli aperti e non sarebbe corretto nei confronti di chi sta lavorando sbilanciarsi su temi specifici. Quel che è certo è che la scuola è una priorità del MoVimento 5 Stelle, e di qualsiasi maggioranza farà parte, rimarrà sempre tale.

Può fare un bilancio dell’operato della maggioranza uscente sulla scuola? Quali sono state le riforme più importanti per voi e su cosa si sarebbe forse potuto fare di più? 
La gestione della pandemia ha assorbito quasi tutte le energie e i risultati ottenuti sono tutt’altro che scontati: è sicuramente un successo essere riusciti a non far mai fermare la scuola, spostandola momentaneamente nelle case degli studenti, così come lo è aver garantito la maturità in presenza, predisposto dei protocolli di sicurezza efficaci e aver fatto tutto il possibile per mettere il diritto all’istruzione in cima alle priorità del Governo. Ma penso anche a misure non legate all’emergenza: 78mila posti per docenti messi a concorso, per il sostegno 25mila insegnanti in più nei prossimi tre anni e selezioni più snelle, l’aggiornamento delle graduatorie e la trasformazione in graduatorie provinciali. Tutti interventi, questi, che la scuola attendeva da tanto tempo. E’ chiaro che la strada per il rilancio della scuola non è terminata, e che gli investimenti in istruzione non sono mai sufficienti.

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