Utilizzo della mascherina, lo psicologo: “Simbolo di tutto ciò che viene imposto. Ecco cosa ci rende insofferenti”

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Il Comitato Tecnico Scientifico è stato chiaro e ha ribadito quanto è emerso negli scorsi giorni: la mascherina va utilizzata in classe ed è strumento di protezione per sé e per gli altri. Non tutti, però, la pensano così.

Il Veneto, tramite l’assessore Donazzan, ha detto che non metterà l’obbligatorietà della mascherina in classe parlando perfino di tortura. L’atteggiamento nei confronti della mascherina è di “ribellione” non solo a scuola, ma anche nella vita di tutti i giorni.

A Vanity Fair interviene Federico Conte, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio: “Il messaggio non è stato univoco e nemmeno chiaro. All’inizio le mascherine dovevano essere lasciate ai medici e sembrava non servissero per gli altri. Poi è venuto il messaggio secondo cui la mascherina non proteggeva chi la indossava, ma serviva a proteggere gli altri. Ne consegue che io indosso la mascherina quando mi ritengo pericoloso per gli altri, ma intimamente è difficile ritenersi un pericolo, più semplice pensare che gli altri possano infettare me”.

E ancora:“Il rigettare la mascherina è come dire: ‘Non voglio che qualcuno mi imponga ciò che devo fare’. Conta anche il fatto che queste nuove regole sono piombate su di noi all’improvviso e ancora non si vede la luce in fondo al tunnel, la fine di questa situazione. Tutto questo crea stress e, in Paesi come il nostro, dove la maturità emotiva è ancora lontana, risulta difficile gestire la frustrazione legata all’imposizione della regola. La mascherina è il simbolo di tutto quello che viene imposto e a cui non tutti credono”

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