Utilizzo dei cellulari durante gli esami e in classe

di Lalla
ipsef

Michela Tartaglia  – Non saprei dire con esattezza a quale anno risalga l’invasione massiccia dell’uso dei cellulari nelle prove scritte di latino o greco e matematica, durante gli esami di maturità.

Michela Tartaglia  – Non saprei dire con esattezza a quale anno risalga l’invasione massiccia dell’uso dei cellulari nelle prove scritte di latino o greco e matematica, durante gli esami di maturità.

Ricordo in particolare una mia sorveglianza severa durante la prova scritta di latino al liceo classico di Larino, dove ho prestato servizio per circa trent’anni e partecipazione agli esami di stato per quaranta: la mia attenzione era volta a che non ci fossero disturbi o ingerenze improprie, quindi, esclusione di estranei, niente coffee break in aula-esami; due alunni, per tutta la durata della prova, se ne stettero a naso in su, con mia grande perplessità, ma era un brano di Seneca ed era comprensibile che non scrivessero nulla, vista la loro infingardaggine.

Ma ero stata solo ingenua: la versione era stata ben tradotta, in brutta copia i due furboni avevano scritto due righi per volta, ben distanziati: esattamente i caratteri di un sms. Pur a singhiozzi intervallati, la versione era stata inviata sui cellulari e da loro semplicemente trascritta.

A quel punto non puoi farci più niente, solo un esame capillare e particolarmente severo agli orali fa crollare quell’unica prova inquinata. Questo è accaduto 7-8 anni fa ed eravamo evidentemente agli albori della degenerazione assoluta. I cellulari in classe hanno poi rapidamente invaso ogni prova scritta, e hanno rese aule e lezioni simili a circoli ricreativi. Sono arrivate intanto le circolari severe, impositive e tassative, ma chi le emana pare viva fuori dal mondo, o non ha figli a casa che parlino dell’universo giovani.

Prima delle prove scritte, tutti consegnano un cellulare, salvo averne in tasca e nello zaino altri, ipertecnologici, silenziati e da usare con abilità, durante la prova o, più cautamente, andando in bagno.

All’ultima mia assistenza per la prova di greco, semplicemente mi posizionai non di fronte, ma alle spalle dei candidati: così non si copia e non si usano cellulari, infatti non copiarono tra loro, né usarono cellulari. Ma certo non può essere questo il sistema di giusto controllo, se è vero che io fui redarguita in malo modo dal dirigente dell’epoca, allertato dalle proteste dei genitori, allertati a loro volta dalle proteste dei loro figli onesti e probi. Una deriva incredibile, a piramidale andamento truffaldino.

Perché “copiare” ora non è reato, non è sbagliato falsificare le prove, è semplicemente un dato di fatto, che tutti fanno ed è recepito come diritto. Il fenomeno è talmente vasto e parvasivo di ogni ambito anche concorsuale, che si resta stupefatti per il malcostume ammesso e tollerato nei fatti, contrastato solo a parole. Naturalmente tra colleghi se ne discuteva animatamente, il tecnico dell’istituto suggeriva che sarebbe bastato inserire un disturbatore ad onde elettromagnetiche, ma le cose rimasero le stesse.

Il mio collega di quarantennale esperienza nel biennio e poi triennio classico, prof. Massimino Martucci ribadisce ancora oggi, 26 Aprile 2012, le mie convinzioni, rafforzandole con incoraggiamenti ad esporre finalmente le storture e le assurdità stratificate nella scuola, denunciate a parole, irrisolte nel concreto, e, forte del servizio fatto da Panorama del 29 marzo 2007, mi ha invitata a riportare quelle notizie incredibili.

Esiste un disturbatore di frequenze, di nome“jammer”, che emette onde elettromagnetiche che schermano le aule e fanno lavorare tranquillamente i candidati e i commissari. Fu testato nel 2004, per direttiva del Ministero della Pubblica Istruzione, nell’Istituto Tecnico Commerciale Tosi di Busto Arsizio, Varese, con esito positivo (bastarono due jammer a rendere i piani in cui si svolgevano gli esami completamente isolati).

Fu fatta la proposta di usare tale elementare sistema anche nell’anno scolastico, per tagliare alla base lo sconcio dei cellulari in classe. Ebbene, la notizia era uscita sui giornali di 21 paesi e il preside Benedetto Di Rienzo, 60 anni e dirigente da 28, rispose al ministero che avrebbe adottato i jammer, escludendo dalla schermatura le aree ricreative e l’intervallo di pausa.

Il 19 luglio 2004, però, arrivò un’altra lettera, questa volta dal Ministero delle Comunicazioni con il “divieto assoluto di pubblicità, vendita e utilizzo dei jammer sull’intero territorio comunitario, in quanto considerati interferenti al regolare funzionamento delle comunicazioni telefoniche”. L’istituto Tosi, autorizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione, fu diffidato dall’utilizzare l’impianto dall’altro Ministero, quello delle Comunicazioni: quando si dice “dialogo tra sordi”!

E che commento volete che faccia? Dal 2007 al 2012 qui non è successo nulla, in Francia e Germania il sistema è presente da anni: nelle scuole vengono escluse dalla schermatura solo le segreterie e le aule ricreative; i jammer vengono usati liberamente per schermare teatri, cinema, stadi, carceri. Hanno una portata che va da 5 a 300 metri, costano da 150 a 4 mila euro .

A pensar male non si fa più neanche peccato e si centra il problema:

1- quanto perderebbero le potentissime compagnie telefoniche per mancati sms, per un anno scolastico e moltiplicato per il numero dei maggiori utenti, i ragazzi ?

2- Per le singole scuole, immaginate il risultato delle prove: passi per il latino, ma il greco di Platone o Plutarco chi lo traduce, tranne qualche bravo studente d’antan? E la matematica, con quesiti che esulano spesso dai programmi dell’ultimo anno? Vuoi mettere la soddisfazione di poter dire “i miei studenti hanno tradotto bene, hanno svolto egregiamente i quesiti”?

Sì, davvero molto bene, con la versione e il problema risolti direttamente dai siti in rete, inviati da casa ai candidati nell’aula degli esami o direttamente dai loro smartphone?

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