Utilizzo computer. Datore di lavoro può effettuare controlli, ma rispettando dignità lavoratore

WhatsApp
Telegram

Come è noto nella scuola l’utilizzo del computer è sempre più ordinario, anche se i lavoratori nella maggior parte dei casi non sono stati formati sull’utilizzo di tale strumentazione.

Quando al lavoratore viene affidato uno strumento di lavoro, questo ne è direttamente responsabile, per il tempo e periodo di utilizzo. E dunque si deve stare attenti a come lo si utilizza.

La Corte d’appello di Venezia con la sentenza n. 255 del 2015, giudicando sul reclamo proposto L. n. 92 del 2012, ex articolo 1, comma 58, confermava la sentenza del Tribunale della stessa sede che aveva dichiarato l’illegittimita’ del licenziamento intimato dalla (OMISSIS) s.p.a. a (OMISSIS), a seguito di contestazione disciplinare con la quale si riferiva che nel corso di un’ispezione volta alla verifica del rispetto delle disposizioni interne in materia di uso e sicurezza del materiale informatico assegnato ai dipendenti, questi, alla richiesta di chiarimenti in ordine ad alcuni files con estensione video contenuti nel disco O, cancellava l’intero contenuto del disco, rendendo impossibile dare seguito all’attivita’ ispettiva.(…)



Alla luce di tutto cio’, si muovevano contro il lvoratore una serie di contestazioni che portavano al licenziamento. La Corte territoriale riteneva che il licenziamento fosse illegittimo per insussistenza del fatto contestato, inoltre, il comportamento doveva ritenersi senz’altro scusabile in considerazione del fatto che gli ispettori avevano travalicato i propri poteri, imponendo al lavoratore l’immediata visione dei files, con richiesta abusiva perche’ sproporzionata e tale da lederne la privacy.

La Cassazione sezione lavoro con sentenza 3 novembre 2016, n. 22313 afferma che  ” La premessa in diritto dalla quale muove la Corte territoriale e’ corretta. Ed infatti il datore di lavoro puo’ effettuare dei controlli mirati (direttamente o attraverso la propria struttura) al fine di verificare il corretto utilizzo degli strumenti di lavoro (cfr. articoli 2086, 2087 e 2104 c.c.), tra cui i p.c. aziendali; nell’esercizio di tale prerogativa, occorre tuttavia rispettare la liberta’ e la dignita’ dei lavoratori, nonche’, con specifico riferimento alla disciplina in materia di protezione dei dati personali dettata dal Decreto Legislativo n. 196 del 2003, i principi di correttezza (secondo cui le caratteristiche essenziali dei trattamenti devono essere rese note ai lavoratori), di pertinenza e non eccedenza di cui all’articolo 11, comma 1, del Codice; cio’, tenuto conto che tali controlli possono determinare il trattamento di informazioni personali, anche non pertinenti, o di dati di carattere sensibile (cfr. sul punto Cass. civ. 05-04-2012, n. 5525 e n. 18443 del 01/08/2013).”

WhatsApp
Telegram

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur