Usura psicofisica del docente: strategie e strumenti per affrontarla

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In pochi sanno che l’alta usura psicofisica degli insegnanti è data soprattutto dalla particolare tipologia di rapporto con l’utenza (asimmetrico, intergenerazionale, minoritario, assiduo, quotidiano, prolungato negli anni, senza maschera, con la medesima utenza).

Vi è poi l’usura di contorno, cui molti a torto imputano ogni colpa, che è determinata dai conflitti col dirigente, coi colleghi, coi collaboratori, coi genitori e via discorrendo. A tutto ciò vanno poi aggiunti la cosiddetta usura extra-professionale che caratterizza in modo differente la vita relazionale di ciascuno e il condizionamento del patrimonio genetico. Tutto ciò premesso, il docente ha più di un buon motivo per utilizzare tutte le leve in suo possesso al fine di ridurre, possibilmente al minimo, tutti gli elementi energivori per contrastare lo stress (sia esso distress o eustress) professionale. Talvolta disperdiamo le nostre energie senza criterio e il nostro corpo ce lo fa percepire ricorrendo a segnali inequivocabili. Quando stiamo perdendo una battaglia conviene ripiegare coi mezzi a disposizione e ritirarsi per riorganizzare le forze. Saper fare uso della strategia e conoscere gli strumenti a disposizione diviene quindi fondamentale come nei due casi che seguono.

Lettera 1: Sono insegnante di sostegno di scuola superiore e amo molto il mio lavoro anzi, lo amavo quantomeno… Ho 57 anni dei figli grandi, un marito con il quale ho un ottimo rapporto, insomma una vita familiare soddisfacente e appagante. Ho sempre lavorato a scuola con passione, ma da due anni a questa parte mi trovo in difficoltà a tal punto da non provare più piacere ad andare a lavorare. Provo un senso di fastidio misto a paura con sgomento perché ogni volta che varco la soglia della mia Scuola comincio ad accusare dei sintomi ben precisi: vertigini, affaticamento, sonnolenza, ansia, difficoltà di concentrazione. C’è da dire che da due anni sono diventata oggetto di mobbing da parte della dirigente. Io faccio il mio dovere quotidiano, ho un ottimo rapporto con i ragazzi che seguo, con i loro genitori, E l’unica cosa che chiedo è che vengano rispettate le leggi, le normative che tutelano il lavoratore e gli studenti. Mi spiego meglio: spesso, direi in modo sistematico, mi vengono imposte delle supplenze mentre io mi trovo in classe con i miei ragazzi disabili. E la normativa lo vieta. I colleghi subiscono le angherie della dirigente e del suo entourage, io mi ribello. Sto cercando di affrontare il tutto con serenità per quanto possibile e ho intrapreso una terapia psicologica per tutelarmi e proteggermi da queste forti pressioni. Cerco di fare sport e un po’ di yoga e di meditazione per affrontare tutto il carico di energia negativa che ho accumulato e per cercare di gestire al meglio gli attacchi di panico che si sono ripresentati. Quest’estate sono andata in vacanza e sono stata molto bene però, nel momento in cui ho ripreso la scuola, con il primo collegio docenti sono stata male ed i sintomi si sono ripresentati. Come posso intervenire per cercare di proteggere al meglio la mia persona continuando a fare il mio lavoro serenamente?

Risposta: Credo che le risposte compiute e puntuali più appropriate possono giungere dal suo psicoterapeuta, tuttavia noto alcuni spunti per significative riflessioni. Lei scrive di avere una vita familiare appagante che le dà soddisfazione mentre i conflitti sono a scuola. Descrive poi le tipiche somatizzazioni che sono da imputare a un malessere professionale ben preciso. Se tutto ciò che scrive è rispondente a verità e oggettivo, occorre porre un argine sul fronte lavorativo e battere in ritirata strategica. Mi spiego meglio: lei deve spostare il baricentro della sua azione/interesse verso le “soddisfazioni” in famiglia diminuendo gli elementi di “conflitto” col dirigente a scuola. So che le costerà sacrificio quanto sto per scriverle, ma deve assolutamente smettere di condurre battaglie per “questioni di principio”, almeno per il momento. Tornerà il tempo in cui combattere per la giustizia, ma ora la salute ha la priorità perché un soldato ferito è più debole di uno sano. Una posizione più defilata sarà dunque un toccasana per la sua condizione che ne sta risentendo troppo. Conviene sempre ascoltare il proprio corpo quando lancia avvertimenti come le somatizzazioni.

Lettera 2: Gentile dottore, sono circa dieci anni che insegno nella scuola primaria ma, in questi ultimi due anni, mi sento sempre più stanco e depresso. Le continue problematiche che mi trovo ad affrontare nella scuola primaria (bambini sempre più problematici e genitori sempre più insofferenti che percepiscono la scuola come un parcheggio per i loro figli anziché un servizio pubblico alla loro istruzione) mi hanno portato ad abbandonare quell’entusiasmo che mi motivava ad andare avanti. Recentemente mi è stata diagnosticata la “sindrome di burnout”. Per caso lei sa se c’è la possibilità di poter chiedere un incarico più leggero nella scuola primaria per chi è affetto da questo disturbo?

Risposta: L’unica possibilità consiste nel chiedere accertamento medico in CMV per ottenere l’inidoneità all’insegnamento. Deve documentare la sua condizione con certificazione specialistica di struttura pubblica. Inoltre, qualora la adibissero ad altre mansioni a seguito della sua inidoneità, sappia che dovrà timbrare le 36 ore perdendo la flessibilità oraria.

Commenti: I due casi ci servono a riflettere su alcuni assunti centrali. Nel primo constatiamo l’incontrovertibile circostanza che ogni conflitto brucia energie ma se in aggiunta non diamo retta ai segnali del nostro corpo (somatizzazioni), finiamo prima o poi con l’aggravare la nostra situazione per poi soccombere alle circostanze. Nel secondo (insegnante maschio in attività da soli 10 anni) capiamo bene che la professione non fa sconti di “genere” nonostante le donne siano, di base, più esposte al rischio depressivo degli uomini per questioni ormonali (F 2,5:1 M). Inoltre, la “diagnosi di burnout” non è ritenuta “malattia” ma “condizione”. Ciò significa che non ha ancora un pieno riconoscimento medico con tutto ciò che la cosa comporta (nessun riconoscimento di malattia professionale e nessun indennizzo). Vale infine la pena ricordare che tutti i docenti dovrebbero essere formati dai loro dirigenti sui diritti/doveri nella tutela della loro salute (artt. 36-37 DL 81/08).

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