Usb, no rilevazione biometrica per presenza personale docente

di redazione
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Comunicato – USB Scuola è stata audita oggi in Commissione Lavoro al Senato in merito al Disegno di Legge “Concretezza”.

La norma non riguarda direttamente la Scuola, anzi rimanda ad una futura legge specifica da emanare di concerto con il MIUR.

Abbiamo comunque posto all’attenzione il nostro assoluto rifiuto nei confronti di mezzi di “rilevazione biometrica” delle presenze, che ci appaiono un inutile strumento repressivo nei confronti di un comparto in cui non si segnala in alcun modo la prassi di attestare la falsa presenza.

La rilevazione della presenza si effettua attraverso il registro elettronico, che consente al Dirigente Scolastico non solo di conoscere l’ubicazione di ciascun docente, ma anche l’attività che lo stesso sta svolgendo e con quanti e quali studenti.

Come da numerose sentenze, nessun altro strumento (badge o fogli firme) può essere legittimamente utilizzato. Certo, la rilevazione della presenza con simili strumenti evidenzierebbe la quantità di tempo di lavoro aggiuntivo di ciascun insegnante: pur non essendo previsto dal CCNL, spesso nelle scuole dell’infanzia, primarie e ovunque siano presenti alunni e studenti in situazione di disabilità, i docenti si trattengono oltre il termine per attendere l’arrivo dei genitori ritardatari.

Questo basterebbe per avere almeno un’ora di straordinario a settimana, se non di più. Ma sappiamo bene che lo scopo dell’introduzione di misure come queste non è certo questo.

Dobbiamo poi dire che l’aspetto tecnico della rilevazione biometrica non è da sottovalutare. Le scuole italiane sono prive di reti informatiche adeguate, di strumentazioni idonee, ma ancor peggio sono strutturalmente fatiscenti, solo una minima parte agibile.

L’investimento di cui necessitano è davvero il lettore di impronte digitali o della retina? O forse tutto questo accanimento non è che un modo per andare a rispondere alla pancia di un pubblico (non cittadini, non elettori, pubblico e fan, così ci considerano) dirottato ormai da decine di anni contro ogni lavoratore e lavoratrice della Pubblica Amministrazione, fannulloni, incompetenti, incapaci. Per poi fare i finti stupiti e indignati quando gli insegnanti vengono picchiati da genitori o studenti, fomentati proprio da simili propagande.

Secondo i dati della stessa Commissione, la frequenza di falsa attestazione di presenza si attesta su ben 89 casi su 3.3 milioni di lavoratori della PA. Di questi due sono i casi nella scuola: uno conclusosi con l’archiviazione, l’altro tutt’ora in fase di inchiesta. Forse è opportuno che si smetta di pensare ai fan, ai like, agli share e si inizi a ragionare seriamente su come fare ripartire la scuola.

Le nostre proposte sono quelle della piattaforma dello sciopero del 30 novembre:

  • l’abolizione totale dell’alternanza scuola-lavoro e la chiusura del carrozzone INVALSI, strumenti funzionali esclusivamente all’asservimento degli studenti e all’acquisizione di competenze utili al lavoro precario;
    una vera quota 100 e l’immissione in ruolo su tutti i posti liberatisi in virtù del turnover;
  • la trasformazione di tutto l’organico di fatto in organico di diritto;
    un piano mobilità che, sulla base dell’allargamento degli organici, permetta il rientro dei lavoratori esiliati della 107;
  • l’immissione in ruolo immediata, senza alcun concorso, per tutti i docenti con 36 mesi di servizio;
  • un piano straordinario di assunzioni del personale ATA per la copertura del reale fabbisogno delle scuole;
  • l’internalizzazione dei servizi attualmente dati in appalto ai privati, stabilizzando tutto il personale ex-lsu Ata attraverso una procedura riservata ;
  • un vero rinnovo contrattuale e un reale adeguamento salariale che nulla abbia a che fare con la miseria del contratto 2016-2018;
  • il ritiro di ogni progetto di regionalizzazione del sistema di istruzione che lederebbe il principio solidaristico della redistribuzione della ricchezza sul territorio nazionale e determinerebbe differenze sostanziali tra bambini e giovani del Nord e del Sud Italia;
  • l’eliminazione della delega sul sostegno che riduce le ore di sostegno agli alunni disabili e incide negativamente sugli organici dei docenti;
  • un vero investimento sull’integrazione degli alunni non italofoni e l’inserimento dell’Italiano L2 all’interno di tutte le istituzione scolastiche di ogni ordine e grado.

Ci servono fatti, non proclami da caccia alle streghe o promesse mai concrete.

Il 30 novembre aspettiamo tutti, docenti, personale ATA e studenti, attivisti, militanti e simpatizzanti alle 9.30 in viale Trastevere!

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