USB: nel nuovo reclutamento i precari pagano preventivamente i 24 CFU, senza sapere quando accederanno al FIT

di redazione
ipsef

USB – Il decreto legislativo 59/17 della legge 107 ha stravolto le modalità di assunzione dei docenti nella scuola statale (secondaria di I e II grado) con il FIT.

Per anni i docenti hanno chiesto a gran voce una formazione iniziale retribuita. Il governo per tutta risposta con il FIT finanzia una formazione dimezzata che chiede, però, il pagamento preventivo per i 24 CFU; con il misero compenso di 400 euro mensili legittima il lavoro sottopagato e la discriminazione salariale tra docenti; sdogana nel pubblico impiego la facile licenziabilità (dopo tre anni i presidi potranno respingere i candidati già ampiamente formati, valutati e abilitati nel corso del FIT); aumenta il livello di discrezionalità da parte dei dirigenti scolastici.

Ci chiediamo quale sarà la prospettiva che si delineerà quando il FIT sarà un percorso a regime e le GaE saranno esaurite se il MIUR pensa davvero di non aggiornare più le graduatorie di istituto. Rimarrà la forma più sommersa di precariato, il meccanismo della Messa a disposizione (MAD), una specie di chiamata diretta priva di qualunque controllo e trasparenza: con questo sistema, infatti, non è prevista la maturazione di un punteggio che possa garantire la rivendicazione di un diritto all’assunzione.

Vediamoci in assemblea per discuterne insieme e costruire una mobilitazione unitaria che consenta di denunciare, informare, contrastare il percorso FIT come è definito dal decreto legislativo 59/17, ma soprattutto per sostenere le rivendicazioni e le richieste dei docenti precari. Parleremo dei nodi più controversi cercando di proporre alternative a:
1. il conseguimento dei 24 CFU come prerequisito; 2. la scarsissima retribuzione dei primi due anni pari a circa 400 euro; 3. la lunga durata del percorso pari a 3 anni; 4. la mancata assunzione dei e delle precari/ie su tutti i posti disponibili; 5. il rischio di lavorare su chiamata diretta del Dirigente.

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Non si può rimanere indifferenti o inerti di fronte alla imminente approvazione dei regolamenti e dei decreti che disciplineranno il bando e le modalità concorsuali. La retribuzione dei docenti in formazione sarà affidata alla contrattazione sindacale pertanto qualunque firma da parte dei sindacati che si siederanno al tavolo con il MIUR non potrà avallare discriminazioni salariali e di diritti.

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