USB: ridurre il FIT a due anni, inserire i 24 CFU nel percorso di formazione, pagare i tirocinanti come i docenti di ruolo

di redazione
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USB – Il decreto attuativo 59/17 della legge 107 ha stravolto le modalità di assunzione dei docenti nella scuola statale.

Il FIT è un vero e proprio percorso a ostacoli che si configura come lo sdoganamento di una modalità di apprendistato sottopagato.
I futuri docenti dovranno 1) conseguire 24 crediti per accedere al concorso 2) sostenere tre prove (quattro nel caso del sostegno) 3) svolgere un anno di tirocinio universitario e un secondo anno di tirocinio misto a supplenze brevi (tappabuchi) con una retribuzione che si preannuncia più che dimezzata e solo per 10 mesi all’anno (con diritto alla disoccupazione?) 4) superare gli esami di abilitazione e di valutazione 5) affrontare un terzo anno di prova che non potrà essere ripetuto in caso di valutazione negativa. Tutto ciò renderà i docenti ancora più ricattabili e, soprattutto, fino al termine del terzo anno del FIT non avranno alcuna garanzia di entrare di ruolo nonostante un concorso pubblico superato.
Per anni i docenti che hanno conseguito l’abilitazione all’insegnamento pagando tasse universitarie costosissime con le SSIS o i TFA hanno chiesto a gran voce una formazione retribuita in servizio e hanno reclamato, anche facendo ricorso ai tribunali, l’assunzione dopo i tre anni di lavoro a tempo determinato. Il governo Renzi per tutta risposta con il FIT
– finanzia una formazione dimezzata che chiede, però, il pagamento preventivo per i 24 CFU;
– legittima il lavoro sottopagato e la discriminazione salariale tra docenti;
– sdogana nel pubblico impiego la facile licenziabilità (dopo tre anni i presidi potranno respingere i candidati già ampiamente formati, valutati e abilitati nel corso del FIT);
– aumenta il livello di ricattabilità e discrezionalità dei dirigenti scolastici.
Lo scorso 17 marzo con uno sciopero nazionale abbiamo provato a scongiurare l’approvazione delle deleghe della “Buona scuola”. Adesso non possiamo rimanere indifferenti o inermi di fronte alla imminente approvazione dei regolamenti e dei decreti che disciplineranno il bando e le modalità concorsuali. La retribuzione dei docenti in formazione sarà affidata alla contrattazione sindacale pertanto qualunque firma da parte dei sindacati che si siederanno al tavolo con il MIUR non potrà avallare discriminazioni salariali e di diritti.
Come farà il MIUR a contingentare i posti in organico messi a bando sulla base delle previsioni degli organici del terzo anno del FIT se ogni anno gli organici sono sempre più strettamente definiti dal MEF e ridotti dalla legge di stabilità. Nell’ultimo concorso in Emilia Romagna, per esempio, la strana coincidenza di assistere prima a un numero elevato di bocciature per la scuola primaria per poi scoprire che c’era stato un errore nello stanziamento dei posti messi a bando ci appare come predittiva della futura gestione del percorso di valutazione e superamento dell’anno di prova…

Invitiamo tutti i coordinamenti precari, i docenti di ruolo, le organizzazioni sindacali a una assemblea per discutere e costruire una mobilitazione unitaria che consenta di denunciare, informare, contrastare il percorso FIT come è definito dal decreto 59/17, ma soprattutto per sostenere le rivendicazioni e le richieste dei docenti precari:

  • i 24 CFU rientrino nel percorso di formazione iniziale con l’eliminazione della seconda prova scritta concorsuale correlata;
  • il salario dei docenti vincitori di concorso e in formazione venga in tutto e per tutto equiparato a quello degli altri docenti di ruolo così come pure per tutti i diritti contrattuali;
  • il percorso FIT venga ridotto da tre a due anni per tutti i docenti vincitori di concorso;
  • certezza dell’assunzione in ruolo al termine degli anni di FIT.
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