“Urta la sensibilità degli insegnanti”, liceo nega identità di uno studente transgender. I ragazzi occupano la scuola

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“Urta la sensibilità degli insegnanti”. Con questa motivazione, secondo quanto riporta Vanity Fair, il liceo Dini di Pisa ha negato ad uno studente transgender di 17 anni, l’attivazione della carriera Alias (il protocollo per richiedere il riconoscimento della nuova identità), che gli avrebbe permesso di utilizzare un’identità diversa in attesa della transizione.

La notizia, che ha portato i rappresentanti di istituto e i ragazzi a mobilitarsi e a occupare la scuola, è arrivata anche alla Camera, con il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni pronto a chiedere un’interrogazione parlamentare sulla vicenda al ministro Patrizio Bianchi.

“Sostenere che l’istituto non è pronto per la carriera Alias è imbarazzante e inaccettabile”, attacca Fratoianni. “La scuola deve favorire l’inclusione, sempre. Il ministero dell’Istruzione attivi una verifica sul Dini”.

Sasso: “Solidarietà alla dirigente scolastica”

Con una nota stampa, il sottosegretario del ministero dell’Istruzione, Rossano Sasso, commenta l’accaduto: “L’aggressione mediatica che sta subendo la dirigente scolastica del liceo Dini di Pisa, a cui manifesto la mia personale solidarietà, è l’ennesimo episodio di intolleranza nei confronti di chi, legittimamente, esprime dubbi e riserve riguardo al modo più opportuno di trattare la questione della percezione di genere in ambito educativo”. 

“La preside in questione si è mossa nel rispetto di quanto previsto dalla normativa vigente, ma paga lo scotto di non essersi conformata al pensiero unico che si sta tentando di imporre con pressioni oggettivamente inaccettabili”.

Poi aggiunge: “Massimo rispetto per quegli studenti che hanno deciso di affrontare una transizione e che hanno tutti i diritti di usufruire degli strumenti che garantiscono loro benessere psicofisico e inclusione. Altra cosa è lasciare la scuola nelle mani di ideologie oltranziste che vorrebbero imporre l’arbitrio e il capriccio del singolo come regole del vivere comune, tacciando di intolleranza e omofobia chiunque la pensi diversamente. Non si contano, purtroppo, i genitori e gli stessi studenti costretti a reprimere qualsiasi forma di dissenso per paura di essere messi alla gogna. Se si tratta di promuovere una legge che inasprisca le pene per chi offende, minaccia o commette atti di violenza sulla base di discriminazioni sessuali, noi della Lega ci siamo e siamo già pronti. Ma – sottolinea Sasso – nessuno ci chieda di abbandonare la scuola, i nostri figli e tutte le famiglie italiane di fronte all’assalto di teorie fondamentaliste e alle occupazioni di istituti perché manca il bagno per chi non si sente né uomo né donna”

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