Urgenza pandemia: meglio tutte le scuole in dad. Lettera

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Inviato da Facca Giannina – Buongiorno signor ministro Speranza, sono  un’insegnante in pensione che segue la realtà in cui versano molte scuole in questo periodo di pandemia. Sono in contatto con molti colleghi, soprattutto della Primaria e seguo la disastrosa situazione della scuola sui social.

Essendo stata insegnante sono convinta della priorità e della necessità della scuola con gli alunni in presenza, ma in questo momento ritengo sia più saggio che tutte le scuole proseguano in dad.
Certo la dad ha un mucchio di limitazioni e non è propriamente scuola.

Ma mi dica secondo Lei, è scuola quella che stan vivendo adesso i bambini più piccoli e i loro insegnanti?

Ogni giorno vengono messe in quarantena classi, perché si scopre un bambino positivo, ma asintomatico che però ha portato a casa il virus al genitore che ha la febbre.

Ogni giorno ci sono insegnanti che si ammalano, altri insegnanti che in attesa di tampone, (nella loro classe c’è il caso), ma senza sintomi sono costretti ad andare a scuola per continuare a lavorare e sostituire in altre classi i colleghi assenti.

Intanto il virus si diffonde nella “SICUREZZA” della scuola?

L’ansia regna sovrana: bambini che di continuo vengono richiamati alla distanza, insegnanti che vivono con la paura di essere contagiati e usano continuamente i disinfettanti.
Mascherine su… e mascherine giù durante la merenda e la mensa.
La scuola dell’infanzia è un capitolo a parte (visto che i bambini non hanno mai la mascherina).

È palese che questa tensione continua, non è per nulla produttiva: ne per gli alunni che non possono agire normalmente, ne per gli insegnanti che non possono trasmettere serenamente i loro saperi.
Anche se da più parti viene ribadito che le scuole sono sicure, la stragrande maggioranza delle stesse non sono state messe in sicurezza!

Infatti la maggior parte delle classi sono rientrate nelle loro aule di circa 40mq con lo stesso numero di alunni (20/25) e devono rimanerci per 5/8 h al giorno, praticamente come prima del lockdown di marzo.

Se penso al negozio sotto casa in cui possiamo entrare uno alla volta in 15mq per pochi minuti, è lampante la poca coerenza e l’assurdità dei protocolli indicati nelle scuole.

La distanza buccale di un metro è ridicola, perché sappiamo tutti che gli alunni non sono statue.

Nelle aule non c’è areazione e con il freddo, ora non si possono tenere aperte porte e finestre, perché alunni ed insegnanti potrebbero prendere altri malanni.

Con 853 morti di ieri, nonostante ci sia un lieve alleggerimento negli ospedali che rimangono comunque in sofferenza, ritengo che il buon senso suggerisca di non aprire le scuole in presenza ora, anzi sarebbe auspicabile chiudessero proprio tutte “nidi” compresi.

Solo agendo in questo modo si potrebbe arrivare come la scorsa estate ad un apparente normalità, almeno fino al vaccino del prossimo autunno.

Capisco il fattore economico, capisco la precarietà di artigiani, commercianti, ristoratori, liberi professionisti e altri che in questo momento sentono la carenza e la precarietà lavorativa.
Per questo sarei propensa ad aprire dove è possibile, con seri controlli giornalieri sui protocolli di sicurezza, anche con l’appoggio dell’esercito.

Per tutti gli altri lo stato dovrebbe andar incontro alle persone con celeri aiuti economici come sta già facendo.

Nel frattempo per un buon rientro a scuola in autunno, sarebbe necessario aumentare gli organici per dimezzare le classi pollaio.

Oppure almeno si indichi che le prime classi di ogni ordine e grado di scuola debbano essere composte da non più di 15/16 alunni.

Se leggerà questa mia e ne prenderà atto le sarò grata.
Cordiali saluti

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