UPI: eliminare le province farà lievitare i costi per la gestione delle scuole. Salteranno le economie di scala

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red – Altro che risparmi. L’UPI, l’Unione delle Province Italiane, ha pubblicato sul proprio sito un dossier che commenta la proposta di legge sull’eliminazione delle province. Secondo il documento, il risparmio derivante dall’eliminazione delle province salterebbe a causa della vaporizzazione della gestione delle istituzioni scolastiche tra i comuni.

red – Altro che risparmi. L’UPI, l’Unione delle Province Italiane, ha pubblicato sul proprio sito un dossier che commenta la proposta di legge sull’eliminazione delle province. Secondo il documento, il risparmio derivante dall’eliminazione delle province salterebbe a causa della vaporizzazione della gestione delle istituzioni scolastiche tra i comuni.

Riportiamo lo stralcio del dossier UPI relativo alle istituzioni scolastiche.

 Partiamo dai dati del risparmio derivante dalla eliminazione delle province. Secondo  Andrea Giurinic, che ha realizzato un focus sull’argomento per conto dell’Istituto Bruno Leoni, "il solo costo politico delle province era di circa 115 milioni di euro nel 2004, saliti a 135 milioni nel 2010".

Ma in realtà, le spese totali di le spese di controllo e amministrazione ammontano a quasi 4 miliardi di euro, di cui poco più di 2 di costo per il personale.

Togliendo i 2 miliardi di euro legati al costo del personale che saranno riassorbiti in un tempo molto lungo, il risparmio sarà di circa 2 miliardi di euro.

Cifra risparmiata che andrebbe in fumo, secondo l’UPI, a causa dell’aumento dei costi dal passaggio della gestione degli edifici scolastici delle Province ai Comuni

Riportiamo lo stralcio relativo contenuto nel documento fatto circolare dall’UPI.

Le Province gestiscono 5.179 edifici scolastici composti di 117.348 classi che accolgono 2.596.031 alunni dal 1996 ad oggi, anno in cui con la legge 23 le scuole superiori dei Comuni sono state assegnate alle province.
In questi 17 anni le Province, hanno potuto operare una razionalizzazione della rete scolastica, introducendo economie di scala che hanno prodotto risparmi e gestione virtuosa delle risorse
 
La possibilità di operare su area vasta ha permesso anche di frenare il proliferare di istituti scolastici per bacini di utenze minime, di gestire un bacino di utenza ampio e transcomunale, con risparmio di costi anche a fronte di un aumento della popolazione scolastica.
 
Da 7000 edifici si è arrivati a 5.179

Scuole ai Comuni = moltiplicazione dei centri di spesa da 107 ad oltre 1.300
 
Oggi 107 Province gestiscono 5.179 edifici scolastici.
 
Con il DDL si arriverebbe ad almeno 1.327 centri di spesa  il numero dei Comuni sedi di edifici scolastici delle Province.
 
In media nazionale i centri di spesa per la gestione delle scuole passerebbero da 1 a 14,4 per provincia. 

Alcuni esempi (dati, anagrafica scuole MIUR)
 
Comune di Trebisacce, di circa 9.000 abitanti, Provincia di Cosenza: oggi gestisce 4 scuole dell’infanzia, 2 scuole primarie e 1 scuola primaria di secondo grado. Con il DDL dovrebbe gestire altri 6 edifici scolastici superiori della Provincia ubicati nel suo territorio.
 
Comune di Casoli, di circa 5.000 abitanti, Provincia di Chieti: oggi gestisce 5 scuole, tra materne, elementari e medie. Con il DDL dovrebbe gestire altri 5 edifici scolastici superiori della Provincia ubicati nel suo territorio.
 
Comune di Sansepolcro, di circa 16.000 abitanti, Provincia di Arezzo: oggi gestisce 7 edifici scolastici di materne, elementari e medie. Con il DDL dovrebbe gestire altri 7 edifici di scuole superiori. Il doppio.

Moltiplicazione dei Centri di spesa = aumento della spesa pubblica

Se da 107 Centri di spesa si passa a oltre 1.300 saltano i risparmi derivati dalle economie di scala.
Oggi ogni Provincia, con un solo contratto di servizio, assicura il funzionamento di tutte le Scuole che gestisce (in media, da 20 per una Provincia piccola ad oltre 300 per una Provincia grande).
Questi contratti, ad oggi in essere in gran parte delle Province, non sono frazionabili su più Comuni.

ALCUNI ESEMPI:
 
PROVINCIA DI ROVIGO: appalto per il servizio riscaldamento relativamente alle sedi provinciali ed a tutti i fabbricati dell’istruzione superiore per la durata di 7 anni e quindi fino al 2020 del valore di oltre 12.000.000 di euro che comprende, oltre che il normale servizio calore, anche gli interventi di manutenzione straordinaria sugli impianti per quasi 800.000 euro nonché il servizio di manutenzione degli impianti antincendio di tutte le scuole. L’appalto riguarda, oltre che gli uffici, 53 fabbricati scolastici e palestre ubicati in 7 diversi Comuni della Provincia.
 
PROVINCIA DI TREVISO: Tutti gli edifici scolastici sono gestiti con un contratto di Global Service con durata 15 ottobre 2011 – 14 ottobre 2016 non frazionabile con un risultato che già dopo il primo anno di gestione con la formula “Energy Performance” è stato significativo: riduzione del consumo di energia pari al 24% rispetto alla base contrattuale di riferimento.
 
A titolo esemplificativo, abbiamo verificato l’aumento della spesa pubblica per: il riscaldamento delle scuole, le spese di progettazione, direzione opere e collaudo, le spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria.

1. Aumento della spesa pubblica: il riscaldamento delle scuole
 
In media nazionale i singoli Comuni spendono per il riscaldamento delle scuole da un minimo del 30% in più ad un massimo del 100% in più delle Province dal momento che le Province, grazie ad un unico contratto di servizio, spuntano prezzi nettamente inferiori rispetto a quelli dei singoli Comuni, con appalti sui singoli edifici.
 
ALCUNI ESEMPI SU UN CAMPIONE CASUALE DI PROVINCE E DI COMUNI
 
La Provincia di Fermo paga 1,99 euro al metro cubo, mentre un suo Comune paga 3,02 euro al metro cubo.
La Provincia di Savona paga 1,74 euro: un Comune della sua Provincia 3,43 euro.
Nella Provincia di Reggio Emilia il raffronto è tra 2,6 euro della Provincia e 3,7 euro di un Comune.
La Provincia di Torino paga 2,62 euro il calore mentre ad un suo Comune costa 5,31 euro.
La Provincia di Treviso paga 2,62 euro al metro cubo, mentre un suo Comune paga 4,1 euro a metro cubo
Alla Provincia di Brescia il calore costa 2,149 euro al metro cubo mentre ad uno dei suoi Comuni costa 3,094.
Alla Provincia di Padova il riscaldamento costa mediamente 2,54 euro . Ad un Comune della provincia costa Circa 3,3 euro.
La Provincia di Parma paga 3,26 euro per metro cubo riscaldato mentre ad un Comune di quella Provincia costa 4,39 euro.
La Provincia di Milano paga 4,30 euro al metro cubo riscaldato: il costo del calore di uno dei suoi Comuni è 6 euro.
 
La stima del tutto prudenziale dell’aumento a livello nazionale è pari a + 53%

Poiché la spesa per il riscaldamento di tutti gli edifici scolastici sostenuta dalle Province per nel 2012 è stata pari a circa 800 milioni di euro

L’AUMENTO DELLA SPESA PUBBLICA SAREBBE DI CIRCA =  + 424 MILIONI DI EURO 

2. Aumento della spesa pubblica: aumento dei costi di manutenzione ordinaria e straordinaria
 
Anche i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici subirebbe un forte aumento a causa dell’aumento dei centri di spesa
 
A titolo del tutto prudenziale, la stima dell’aumento dei costi della manutenzione ordinaria e straordinaria è stimabile ad un +20%
 
Considerato che la spesa delle Province per la manutenzione ordinaria e straordinaria e per gli investimenti nelle scuole nel 2012 è stata pari a 880 milioni di euro, l’aumento della spesa pubblica è stimabile in almeno
+ 176 milioni di euro

Con il passaggio delle scuole delle Province ai Comuni questi costi aumentano di 45 milioni 
 
AUMENTO DELLA SPESA PUBBLICA PER IL SOLO PASSAGGIO DELLA GESTIONE DELL’EDILIZIA SCOLASTICA DALLE PROVINCE AI COMUNI
 
Maggiori costi per il riscaldamento degli edifici = + 424 milioni di euro
Maggiori costi per manutenzione ordinaria e straordinaria = + 176 milioni di euro
Maggiori costi per progettazione direzione lavori e collaudo = + 45 milioni di euro
 
TOTALE AUMENTO SPESA PUBBLICA SOLO PER EDILIZIA SCOLASTICA + 645 MILIONI DI EURO

Questo aumento di spesa pubblica si tradurrà in MENO RISORSE per la manutenzione, gestione, sicurezza delle SCUOLE SUPERIORI

AUMENTO DELLA SPESA PUBBLICA
 

Aumento della spesa pubblica per passaggio gestione edilizia scolastica + 640 milioni di euro
Aumento della spesa pubblica per passaggio funzioni a Regioni + 1,4 miliardi
 
TOTALE AUMENTO DELLA SPESA PUBBLICA PER I DUE SOLI ASPETTI ANALIZZATI + 2 MILIARDI

Il testo integrale del documento

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