Universitari fuori sede, abitare da soli? Un lusso

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Comunicato Skuola.net – L’anno accademico è ormai alle porte. In molte università, tra meno di un mese, riprenderanno le lezioni. La scelta più importante – quella della facoltà in cui studiare – le future matricole l’hanno già fatta. Ma ce n’è un’altra (altrettanto importante) che, in queste settimane, accomuna i nuovi iscritti a tutti gli altri ragazzi che hanno deciso di frequentare un corso di laurea lontano dal luogo d’origine: la casa.

Gli studenti che studiano fuori dalla regione d’origine, secondo i più recenti dati Miur elaborati da Skuola.net, sono 421.000. Ovvero il 25% della popolazione universitaria. Senza contare gli spostamenti all’interno della stessa regione.

Trovare una sistemazione per una massa di persone grande quanto città tipo Bologna è un passaggio che storicamente mette in difficoltà la maggior parte degli universitari. I posti offerti negli studentati pubblici non arrivano a 40.000 unità. Tanto è vero che, secondo una ricerca del portale Skuola.net – che ha coinvolto 650 studenti fuorisede (nuovi e vecchi) – ad oggi circa 2 su 3 non hanno ancora un tetto sulla testa per il prossimo anno.

Il motivo? È soprattutto una questione di prezzi, che spingono tantissimi ragazzi verso la convivenza. Ma anche di particolari condizioni che parecchi proprietari pongono per affittare l’appartamento o la stanza. Infatti, soprattutto nelle città d’arte, chi dispone di un immobile sta spostando il suo interesse verso gli affitti brevi per esigenze turistiche. Perciò, chi rimane fedele agli studenti, probabilmente vuole essere sicuro della qualità degli inquilini, almeno sulla carta, imponendo alcune ‘regole della casa’.

Un’idea di come si sta muovendo il mercato per l’anno accademico 2019/2020 ce la possiamo fare analizzando le scelte di chi ha già provveduto all’alloggio. Il bivio è quello di sempre: appartamento da solo o casa insieme ad altri ‘colleghi’? Quest’ultima soluzione rimane la strada maestra, sia per le matricole (opterà per la convivenza il 43% dei nuovi iscritti) sia per gli studenti di lungo corso che però cambieranno città – non sono pochi, circa un quarto del campione – che nel 30% dei casi affitteranno solo una stanza. Numeri ancora più altri tra i ragazzi che continueranno a frequentare la stessa università: il 59% co-abiterà (il 39% rimarrà nel vecchio appartamento, il 20% cambierà casa).

Una convivenza che metterà a dura prova le capacità di adattamento degli studenti. Visto che la maggior parte delle case abitate da fuori sede – il 53% – saranno popolate da almeno quattro persone. Nel 28% dei casi, invece, ci si dovrà dividere l’affitto con altri due ragazzi. Appena il 19% avrà un solo coinquilino. La stanza da letto, però, rimane il luogo in cui riappropriarsi di un po’ di privacy: quasi 3 studenti su 4 (il 74%) dormiranno da soli, il 21% con un’altra persona, solamente il 5% sarà costretto a vivere come in un ostello.Un elemento, questo, che si pone in discontinuità rispetto agli anni scorsi quando, specie molti nuovi iscritti, per la prima esperienza puntavano alla casa intera in esclusiva.

Un appartamento tutto per sé? Un lusso che potrà permettersi appena 1 studente fuori sede su 10, sia nel caso delle matricole che degli universitari già rodati. Più o meno le stesse proporzioni di quanti, sfruttando la vicinanza del paese o della città di residenza all’università, faranno la classica vita da pendolare, andata la mattina e ritorno la sera: anche qui la quota è di 1 su 10.

Per chi cambia città oppure per chi è alla prima esperienza da fuori sede, sembra essere più appetibile la soluzione degli studentati, che oggi non sonopiùprerogativa esclusiva di strutture pubbliche ma sempre più spesso vengono allestiti dai privati. Ad optare per una sistemazione residenziale dedicata agli studenti, in stile college americano, è il 38% delle matricole e addirittura il 57% di quelli che già sono fuori casa ma cambieranno città. I fuorisede storici e stanziali che scelgono questa soluzione sono solo il 18%.

Nonostante le case ‘pollaio’, però, solo il 17% dei ragazzi che hanno già firmato il contratto – che per fortuna viene ormai sottoscritto da quasi tutti i proprietari, circa 9 su 10 – riuscirà a limitare la spesa entro i 200 euro (forse solo chi studierà nei piccoli centri ce la farà), per il 54% l’esborso oscillerà tra i 200 e i 400 euro, il 19% salirà fino a 600 euro, il 10% sfonderà anche questo tetto. Una somma che, nel 57% dei casi, verrà pagata interamente dai genitori. Il 20% degli studenti, invece, chiederà alla famiglia solo una parte dei soldi per l’affitto; il resto lo metteranno loro grazie a lavoretti saltuari. Gli stessi lavoretti che permetteranno al 7% di non gravare per niente sul bilancio famigliare. Il 3% proverà a non chiedere niente a mamma e papà (ma senza la certezza di riuscirci); il 13%, infine, usufruirà di una borsa di studio.

Ricerca di una casa e, a maggior ragione, di una stanza che ha messo in difficoltà ben oltre la metà del campione (59%). L’ostacolo principale, come anticipato, è legato ai costi: proprio sull’ammontare dell’affitto si è arenato il 41% delle trattative finite con un nulla di fatto. Anche le cattive condizioni dell’appartamento, però, hanno scoraggiato parecchi ragazzi (20%). Il 15% ha avuto delle incomprensioni con il proprietario, il 5% ha trovato i potenziali coinquilini poco accoglienti. Un percorso a ostacoli reso ulteriormente impervio dai paletti posti dal padrone di casa: durante la ricerca ci sono passati più di 7 su 10. La causa d’esclusione più ricorrente? “Si affitta solo a femmine” (47% dei casi), seguita dalla selezione degli inquilini in base alla provenienza geografica (10%).

Fin qui abbiamo visto chi è pronto per iniziare l’anno accademico. Mentre quelli che sono ancora alle prese con la questione casa, come si stanno organizzando? Molto più alta la quota di chi (27%) proverà a prendere un appartamento intero (ma tra il dire e il fare…). Il 22% si sta concentrando direttamente sulle stanze. Il 18% pensa che farà il pendolare. Ma non va sottovalutato un altro 22% – probabilmente composto in gran parte da chi dovrà passare per lo sbarramento dei test d’ingresso – che è veramente indeciso. Saranno loro l’ago della bilancia. Con la sensazione che, alla fine, si riproporrà un film già visto: la maggior parte ripiegherà su una stanza. Lasciando l’appartamento in esclusiva a pochi privilegiati.

Versione stampabile
Argomenti:
anief banner
soloformazione