Università, studenti fuori sede spendono sino a 800 euro per la casa

di redazione
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Comunicato Skula.net – Solo 1 studente fuori sede su 3 ha già l’alloggio per il prossimo anno accademico. Le matricole sono attratte dall’appartamento da soli. Ma, la maggior parte, opta per una casa condivisa. La stanza, però, deve essere singola. Tra 200 e 400 euro il costo medio, pagato quasi sempre dalle famiglie. Tra i criteri di scelta spiccano la posizione e il prezzo. Quasi tutti i contratti sono in regola.

La casa è sicuramente la voce di spesa principale tra quelle che deve affrontare ogni studente che decide di frequentare l’università lontano dalla propria città. In queste settimane migliaia di ragazzi sono in cerca dell’abitazione che li ospiterà mentre loro cercheranno di laurearsi. Qualcuno è stato previdente e ha già provveduto. Ma il grosso si muoverà solo nell’imminenza dell’inizio delle lezioni. Perché non è assolutamente facile districarsi nella jungla degli affitti universitari: costi troppo alti, canali di ricerca, convivenze difficili, l’incognita del posto nuovo e molto altro. Skuola.net lo ha capito intervistando circa 2mila studenti fuori sede.

Come detto, c’è chi si è portato avanti col lavoro e ha sfruttato l’estate per trovare la soluzione migliore. Così 1 fuori sede su 3 – il 33% – ha già un tetto sulla testa per il prossimo anno accademico. Le loro scelte? Qui bisogna fare una distinzione tra matricole e veterani della vita da universitario. Perché, per entrambi, la prima scelta è la convivenza con altri studenti. A cambiare, però, sono le proporzioni. Le matricole, infatti, sembrano particolarmente attratte dalla vita slegata da vincoli: 1 su 4 – il 25% – ha preso un appartamento da solo; il 41% però ha affittato una stanza (dato che al Sud sale al 46%); mentre il 27% cercherà posto in uno studentato o in un convitto; appena il 7% riuscirà a fare il pendolare.

Scenario decisamente diverso per chi è fuori sede da almeno un anno. Qui si dimezza il numero di chi vive in un appartamento da solo (15%) mentre prendono il volo le case condivise (58%). Non sempre, però, si tratta delle stesse dell’anno scorso: quest’ultimo dato, infatti, è composto da un 45% che ha confermato la stanza e da un 13% che ha cambiato casa. E gli altri? solo il 14% ha optato per il convitto o lo studentato. Sale la quota di chi farà il pendolare (13%). Facile immaginare che tra loro ci siano quelli che, dopo un primo anno da fuori sede, hanno deciso di fare il sacrificio di spostarsi dalla mattina alla sera per risparmiare un po’.

Perché i prezzi delle case per studenti non sono proprio così abbordabili. Il 58% del campione analizzato spende in media tra i 200 e i 400 euro; a cui va aggiunto un 14% che sborsa tra i 400 e 600 euro. Solo il 16% riesce a limitare la spesa sotto quota 200 euro. Il 5% dice di pagare tra 600 e 800 euro, il 7% addirittura più di 800 euro (ma qui si tratta di appartamenti interi, certamente non di stanze). Costi d’affitto che gravano soprattutto sulle spalle delle famiglie: siamo nell’ordine di 3 studenti su 4. Per il 53% le spese sono totalmente a carico dei genitori (al Sud si arriva al 64%), nel 14% dei casi si fa a metà, il 9% paga gran parte dell’affitto ma la famiglia gli dà comunque una mano. Solo il 24% è autonomo: il 14% ha trovato un lavoro sufficiente a pagare l’affitto e non chiede nulla a casa, il 10% ha preso una borsa di studio.

Una delle conseguenze di questo scenario è che gli appartamenti in cui vivono i fuori sede spesso e volentieri possono essere molto affollati, simili a ‘pollai’. Gli studenti, per non pesare troppo sulla casse familiari, ripiegano sulla convivenza. Oltre la metà dei ragazzi intervistati (51%) abita con minimo altri tre colleghi; il 33% con due; appena il 16% con un solo coinquilino. Anche se, poi, degli spazi di privacy li vogliono avere anche gli universitari meno abbienti. Perciò il 66%, pur condividendo la casa, ha una stanza da letto tutta per sé; 1 su 4 (25%) la divide con una persona sola, il 6% con due, il 3% con tre o più ragazzi.

Le caratteristiche dell’alloggio perfetto? Innanzitutto deve essere vicino all’università. Tra i criteri di selezione, al primo posto c’è proprio la posizione (40%). Anche il prezzo, però, fa la sua parte: il 20% guarda soprattutto a quello. Seguono – al 9% – la sicurezza del quartiere, le condizioni strutturali della casa, i coinquilini. Marginali il tipo di contratto (5%), la pulizia (3%), le attrazioni e i servizi presenti in zona (2%). I canali per trovarla? Dominano i siti di annunci online (43%); in alternativa si ricorre al passaparola (23%), molto gettonato al Sud (dove raggiunge il 37%); le agenzie immobiliari si fermano al 13%; le bacheche universitarie (11%) e i servizi per l’alloggio delle università (5%) non convincono più di tanto.

E il resto della truppa? Quel 67% che è ancora su piazza? Il 30% è orientato verso un appartamento da solo, il 12% verso la casa condivisa, il 14% pensa che farà il pendolare. Ma oltre 1 su 3 (il 34%) è ancora indeciso. Il motivo è presto detto. Basta riportare l’esperienza di chi è già passato per la fase della ricerca: la metà di quelli che alla fine hanno trovato un alloggio riporta di aver avuto problemi. Di che genere? Principalmente legati al prezzo (44%), giudicato sproporzionato; ma anche le condizioni dell’immobile hanno scoraggiato in tanti (28%, al Sud addirittura il 55%); senza dimenticare le trattative saltate per divergenze con gli affittuari (13%). Infine una nota lieta: quasi 9 fuori sede su 10 (l’89%) hanno un contratto d’affitto regolare.

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