Università, immatricolazioni in calo. Messa: “Lavorare sui giovani e dare il messaggio di quanto sia utile la laurea”

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“È sicuramente da non sottovalutare. È un trend che va invertito. Dobbiamo dare forte e chiaro il messaggio di quanto sia utile la laurea per il nostro paese per i nostri giovani riuscire ad avere il maggior numero di laureati nelle varie discipline”. Così Maria Cristina Messa, ministro dell’università e della ricerca poco fa a Rai Radio1 a “Che giorno è” rispondendo a una domanda sul calo delle immatricolazioni alle Università.

“Credo che ci sia un momento di un certo pessimismo. Dobbiamo affrontare delle situazioni al limite della capacità umana. C’è una difficoltà delle famiglie e dei giovani nel prendere decisioni. A fronte di questa scarsa iscrizione – almeno: scarsa rispetto all’anno scorso, ma scarsa in assoluto non è – c’è un dato preoccupante in Italia dei “neet”. C’è da lavorare sui giovani per fare in modo che sia l’università, sia altri corsi post lauream, diano la possibilità ai giovani delle opportunità di diventare parte attiva della nostra società.”

Poi, su una possibile ricetta per rendere l’università più appetibile: “Sì, io credo che l’ingrediente sia di dare dei corsi di studio nuovi, più alla portata dei giovani. I giovani devono essere attratti. Non è solo una questione di diritto all’accesso. Quindi: una offerta formativa variegata con un tutoraggio forte, credo che possa essere un buon modo per aumentare il numero di immatricolati. Dal punto di vista geografico è difficile dire: è a macchia di leopardo. Di sicuro, quello che dobbiamo valutare oggi è come prepararci al calo demografico”.

Si è parlato anche delle lauree sanitarie: “Si registra un interesse degli studenti anche se bisogna lavorare sulle professioni sanitarie e sui salari. Perché un altro aspetto che può attrarre di più gli studenti, è che ci sia un legame tra università e mondo del lavoro positivo”.

Ancora, un appello ai ragazzi della ministra: “La laurea serve, in tutti i settori. Il mio appello ai giovani è di farsi più sentire: se c’è qualcosa che non va negli atenei, dobbiamo lavorarci insieme. Il futuro è riservato a chi acquisirà le sufficienti conoscenze e competenze per affrontare le grandi sfide”.

Infine, sulla differenza tra laureate e laureati: “C’è ancora una differenza salariale enorme, quasi del 20%. Su questo stiamo lavorando per ridurre questo gap salariale e anche per valorizzare le donne al pari degli uomini, perché ancora siamo distanti”

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