Università. Pittoni (Lega), senza alternative abolizione bonus maturità, troppa disomogeneità valutazione

di Lalla
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"Si proceda una volta per tutte all’abrogazione dell’articolo 4 del decreto legislativo 21/2008, che ha istituito il bonus maturità, e si cominci a pensare a un sistema che lasci una possibilità a tutti, scremandoli dopo un certo periodo (un anno?) in base a un adeguato numero di esami da superare. I migliori dovranno poter scegliere il corso di laurea d’interesse, fino all’esaurimento dei posti in quel corso e in quell’università".

"Si proceda una volta per tutte all’abrogazione dell’articolo 4 del decreto legislativo 21/2008, che ha istituito il bonus maturità, e si cominci a pensare a un sistema che lasci una possibilità a tutti, scremandoli dopo un certo periodo (un anno?) in base a un adeguato numero di esami da superare. I migliori dovranno poter scegliere il corso di laurea d’interesse, fino all’esaurimento dei posti in quel corso e in quell’università".

Questo il suggerimento al Governo (ne discuterà oggi, lunedì 9 settembre) di Mario Pittoni, che nella XVI legislatura ha ricoperto il ruolo di capogruppo della Lega Nord in Commissione Istruzione del Senato, bloccando per 5 anni l’applicazione del bonus maturità ideato nel 2007 dagli ex ministri Fioroni e Mussi.

"Mi risulta – spiega Pittoni – si stia ragionando su diverse ipotesi. Dalla riduzione del punteggio sulla maturità (che non risolve il problema: al massimo “riduce” i danni conseguenti alla disomogeneità di valutazione sul territorio e tra istituti) alla trasformazione della “terza prova” dell’esame di maturità in una prova nazionale, che avrebbe come unico risultato quello di complicare ulteriormente la vita a insegnanti e studenti. Pure la fissazione di criteri standard, consistenti in griglie e correttivi atti a limitare la soggettività locale, sappiamo quante possibilità abbia in Italia di essere applicata correttamente.

Resta quindi l’eliminazione totale e definitiva del bonus maturità, evitando così di aggiungere un’ulteriore problema ai test che, in particolare a Medicina (con un solo posto disponibile ogni otto domande), oggi garantiscono l’accesso più per fortuna che per capacità. I test d’ingresso infatti, se ben formulati (merce piuttosto rara di questi tempi), possono essere (relativamente) utili per verificare il livello di preparazione alla fine di un ciclo di studi.

Diverso quando pretendono di mettere a fuoco quanto sei portato a intraprendere un nuovo percorso, soprattutto in un settore particolare come quello medico. Interessante al riguardo la proposta di Luigi Fabbrizzi, dell’Università di Pavia: un anno di corso propedeutico, al quale si iscrivono liberamente gli studenti interessati, in cui vengono impartiti gli insegnamenti di base, comuni agli attuali corsi di laurea di natura biomedica (Matematica, Fisica, Chimica, Biologia, Fisiologia).

Gli studenti – conclude Pittoni – sostengono gli esami e alla fine viene stilata una classifica sulla base della media delle votazioni".

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