Una vita da supplente

di Lalla
ipsef

Vincenzo Brancatisano – Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana

Vincenzo Brancatisano – Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana

Una delle più gravi forme di sfruttamento e di discriminazione sul luogo di lavoro si sta perpetuando nella scuola pubblica. È questa la tesi dell’ultimo libro di Vincenzo Brancatisano, *Una vita da supplente — Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana* che si appresta a diventare il manifesto dei precari: un viaggio nel mondo del precariato della scuola, il frutto di una lunga inchiesta condotta sul campo, mille denunce documentate che raccontano un fenomeno sociale che ha come protagonisti la scuola pubblica e i propri dipendenti, un fenomeno che sarebbe ritenuto riprovevole e deprecabile se fosse riferito al mercato del lavoro privato. Centinaia di migliaia di insegnanti precari vengono spremuti e mal pagati da un datore di lavoro, lo Stato, che nello stesso tempo scrive leggi contro lo sfruttamento e la violazione dei diritti.

Vincenzo Brancatisano porta ad emersione, forte di una narrazione coinvolgente e spesso sconvolgente, una realtà italiana allarmante: migliaia di lavoratori vengono assunti e cacciati via da scuola anche decine di volte nell’arco di un’intera carriera lavorativa e cambiano ogni anno classi, sedi e colleghi con grave danno per intere generazioni di studenti che, a loro volta, non capiscono il motivo del dissennato valzer di professori cui sono costretti ad assistere in continuazione.

In un clima di vero e proprio mobbing istituzionalizzato, i supplenti sono perennemente umiliati da leggi illogiche e da graduatorie assurde dove non contano il merito e la bravura di chi è chiamato a insegnare, ma criteri mortificanti quale, tra gli altri, la partecipazione a costosissimi corsi per corrispondenza (dalla dubbia attendibilità); l’avere insegnato in sedi situate sopra i seicento metri sul livello del
mare consente addirittura di raddoppiare il punteggio di servizio. Le famiglie italiane sanno che lo Stato, con la complicità di ridicoli corsi di riconversione, sta per costringere molti professori di ruolo a
insegnare ai propri figli materie di cui non hanno competenze?

Brancatisano rintraccia lucidamente i motivi storici e le responsabilità politiche che hanno prodotto la realtà attuale: non solo quelle dello Stato ma anche quelle dei sindacati.

Il capitolo finale fornisce ai precari una speranza concreta di riscatto. Molti Tribunali italiani, ispirati dalla legislazione e dalla giurisprudenza comunitaria europea, stanno dando ragione ai lavoratori
vittime di abuso di contratti a termine che si sono svincolati dalla morbida tutela sindacale. Una lunga e ormai inarrestabile serie di sentenze sta mettendo in ginocchio il Ministero dell’Istruzione,
condannato a riconoscere gli scatti di anzianità ai precari. Una delle ultime sentenze ha riconosciuto ai precari della scuola che hanno fatto causa allo Stato cifre davvero ragguardevoli che superano le decine di migliaia di euro. Migliaia di precari della scuola sono però ancora all’oscuro di questa opportunità e il libro dimostra senza timore di smentita come di analoghe sentenze potrebbe giovarsi anche il popolo sterminato dei precari degli altri comparti che decidessero di agire in giudizio.

*Una vita da supplente — Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana* consegna al pubblico l’immagine scabrosa di un ignorato /Mondo a Parte/.

Vincenzo Brancatisano (1960) è docente di Discipline giuridiche ed economiche e giornalista. Collabora con La Gazzetta di Modena e altre testate. Nel 1998 ha ricevuto il premio Antonio De Curtis per il libro Di Bella, l’uomo, la cura, la speranza, edito da Positive Press e uscito in edizione inglese per Quartet Books a Londra. È autore di Un po’ di verità sulla Terapia Di Bella (Travel Factory, 1999), Sentenze di vita (Travel Factory, 2000), La scelta di Dionigio (Mondo Nuovo, 2002). È coautore di Di Bella, la sua cura contro il cancro, edito da Zanfi Editore nel 1998. Grazie al suo sito internet
(http://www.vincenzobrancatisano.it/), Brancatisano è inoltre diventato un punto di riferimento per il mondo degli insegnanti./

Estratti dal libro
"Alcune cavità del suo registro personale consentono al professore, che ci ha appena infilato il pollice di una mano, di aprirlo in corrispondenza di una delle tante classi che gli sono state appena
assegnate. Se ha cinque classi gli spetteranno quattro buchi, se ne ha otto occorrerà un registro con sette buchi. Se ha solo due classi, un buco può bastare. Negli ultimi tempi, il buco è stato sostituito da una linguetta adesiva: chi ha detto che le riforme della scuola non riescono mai a far cambiare le cose? Per il professore precario i buchi sono i mesi dell’anno trascorsi in qualità di Estraneo all’amministrazione dopo che l’amministrazione lo ha usato e poi gettato."

"Se, per protestare, i precari salgono sui tetti, preferendo questa scelta quasi estrema alla più tradizionale occupazione di piazze e cortei vorrà pur dire qualcosa. La situazione ormai esplosiva del
precariato scolastico deve farci riflettere sulle responsabilità dei sindacati della scuola, fosse solo per mettere in luce l’inefficacia della loro azione."

"Nulla conosco di elettronica, materia che, nonostante il nome simile, è del tutto diversa da elettrotecnica. Così come un insegnante di elettronica nulla conosce delle applicazioni elettrotecniche: magari
conosce l’elettrotecnica di base, ma certamente non le macchine, gli impianti e i sistemi elettrici. È vero che potrei acquistare qualche libro di elettronica, studiare la materia e andare a ripeterla ai
ragazzi. Ma l’insegnamento non è certo questo, non è ripetere la lezioncina letta sul libro la sera prima o peggio leggere il libro in classe. Mi chiedo con preoccupazione come potrò insegnare una materia
che non conosco…"

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