Una vita da supplente

di Lalla
ipsef

red – Pubblichiamo due brani del libro "Una vita da supplente", di Vincenzo Brancatisano, ed. Nuovi Mondi: "Precari di classe" e "Illusioni statistiche"

red – Pubblichiamo due brani del libro "Una vita da supplente", di Vincenzo Brancatisano, ed. Nuovi Mondi: "Precari di classe" e "Illusioni statistiche"

Precari di classe

Durante un consiglio di classe. «Alzi la mano chi è precario».
«Eh?
«Sì, sì, m’è venuta un’idea straordinaria, non ci aveva pensato nessuno».
«Ma che sta dicendo il collega?»
«Ripeto, alzi la mano chi è precario»
Quella di scienze: «Dai, muoviamoci, abbiamo altri consigli a seguire e la mia baby sitter si piglia dieci euro l’ora».
Quella di matematica: «Fuori ci sono i rappresentanti dei genitori che aspettano, non è corretto farli attendere. Coordinatrice, procedi con il primo punto».
Entra la preside. «Ricordo al docente segretario di verbalizzare che presiedo io, non sbagli come sempre. A che punto siete qui?»
«Avremmo iniziato ma il collega vuole fare la conta».
«Quale conta, professore?»
«Mi era sorto il dubbio che quasi nessuno dei docenti di questo consiglio sarà qui il prossimo anno. Secondo me siamo tutti precari. Oltre a lei, aggiungo con tutto il rispetto».
«Professore non facciamo polemiche, questo è un consiglio di classe»
«Preside mi scusi, è proprio questo il punto».
«Che non è all’ordine del giorno».
«In realtà leggo nel primo punto all’ordine del giorno che dovremmo discutere dell’aderenza dei nostri programmi e del nostro intervento educativo alle linee del Pof, il piano dell’offerta formativa appena approvato dal collegio dei docenti».
«E allora? Il Pof è una cosa seria, con il Pof ci presentiamo alle famiglie, non perdiamo altro tempo».
«Ma se siamo tutti precari, e il prossimo anno nessuno di noi avrà la certezza di essere qui ,che senso ha il Pof per i nostri alunni?»
«Professore, nell’aula insegnanti c’è una bacheca sindacale. Ecco, vada ad appiccicare là le sue lamentele».
«Ma ai sindacati secondo lei importa molto dell’offerta formativa?»
Quello di Religione: «Uff! Vogliamo andare avanti? Preside, ho diciotto classi».
«E t’hanno pure dato gli scatti di anzianità, accidenti allo Stato laico».
Quella di Educazione fisica: «Magari avresti dovuto parlare di queste cose nel collegio docenti, non qui».
«Mi è stato vietato perché non era all’ordine del giorno, bisognava approvare il Pof, e nessuno ha accettato di discutere dei problemi della scuola italiana».
«Professore, non era quella la sede. Ci sono tanti convegni dove può interevenire. La richiamo all’ordine».
Durante il consiglio, sottovoce, mentre la coordinatrice consegna varie copie del Pof ai rappresentanti dei genitori: «Vabbè, se vi va, scrivete “precario” o “di ruolo” accanto a questa copia dell’elenco dei presenti, poi me la riprendo». Fine del Consiglio. Risultato del sondaggio: dodici insegnanti presenti, dieci risultano assunti con incarico annuale, compresi la coordinatrice di classe, al suo ventesimo contratto annuale, l’insegnante di sotegno, il prof di Religione e il docente verbalista che continua a chiedersi: “devo verbalizzare quello che ha detto il collega?”.Solo due sono di ruolo. La preside non è incaricata annuale, a differenza dei tanti professori incaricati di dirigere gli istituti e che transumano periodicamente da un ordine di scuola all’altro. Pure i bidelli sono in massa precari e con loro anche alcuni impiegati in amministrazione. Come fanno a non sentirsi precari anche i docenti di ruolo quando il proprio team è caratterizzato da un turn over tanto esasperato?

[…]

A scuola, stando alle tabelle pubblicate nel primo capitolo di questo libro, un insegnante su sei è precario: il rapporto arriva a uno su cinque se si considerano anche i supplenti temporanei. Sarebbe una marea, ma non è così. Il dato è molto più devastante sotto ogni profilo, non ultimo quello legato alla dispersione studentesca e all’insuccesso scolastico di un numero consistente di alunni. La proporzione descritta non rende tuttavia l’idea di quanto sia grave la situazione. Le statistiche riescono spesso a edulcorare la realtà e a preservare chi descrive in maniera inesatta certi fenomeni dal rischio di doverne render conto. In realtà è altissimo il numero delle singole classi dove gli insegnanti precari superano la soglia del settanta-ottanta per cento del corpo docente. In alcuni casi si arriva al cento per cento, per non parlare delle scuole dove alla precarietà dei docenti si aggiunge quella del capo d’istituto, che spesso è un “insegnante incaricato”, dei bidelli, del personale amministrativo e degli assistenti di laboratorio. Per non parlare dei tutor e degli educatori prestati dalle cooperative sociali e che vanno e vengono dalle aule. Come se non bastasse, nell’anno scolastico 2009-2010 nelle scuole pubbliche italiane ci sono 182.478 alunni disabili con 90.469 docenti di sostegno. Tuttavia, commenta Legambiente che ha redatto un apposito rapporto, “solo poco più della metà dei docenti che operano con gli alunni con handicap sono docenti stabili e in grado di assicurare un minimo di continuità”1. L’altra metà “è costituita da docenti a tempo determinato e quindi con nessuna garanzia di continuità, spesso mancanti della necessaria specializzazione”. Migliaia di docenti senza alcuna abilità riconosciuta, e spesso alla prima esperienza scolastica, vengono chiamati a sostenere bambini e ragazzi affetti da patologie più o meno gravi e spesso stipati negli istituti professionali dove si raggiungono percentuali altissime di alunni con handicap. I licei e gli istituti tecnici non vietano l’accesso ai disabili, ma se i genitori trovano un clima ostile è difficile che iscrivano un figlio disabile in un istituto del genere. Sulla “diluizione” del numero degli alunni disabili in istituti diversi dai professionali è iniziato un dibattito anche all’interno degli enti locali, alcuni dei quali si sono impegnati a sostenere finanziariamente i licei per l’acquisto di supporti che per ora sono appannaggio dei professionali. Ma le buone intenzioni devono ora fare i conti con i tagli alla spesa pubblica e rischiano di rimanere tali.

Illusioni statistiche
È un disastro, ma grazie alla media statistica dei dati relativi al totale dei singoli istituti, la percentuale scende di colpo. Questo perché ci sono classi dove invece la proporzione si capovolge. Ma ciò che conta ai fini di un’analisi seria è la singola classe. L’universo, per gli studenti, è rappresentato dalla classe, non dalla media delle classi. È il consiglio di classe l’organo competente a programmare l’attività didattica, a prendere decisioni di ogni tipo, a promuovere e a bocciare, a stabilire se la scuola ha garantito o meno la continuità didattica e con essa un buon dialogo educativo e formativo. Il consiglio di classe è sovrano e spesso nelle riunioni di inizio anno programma attività destinate a infrangersi contro il turn over.

Il valzer dei docenti sovrasta l’armonia del concerto. Ogni insegnante ha un numero multiplo di classi: due, tre, e si arriva anche a diciotto nei tanti casi in cui per la singola materia sia prevista solo un’ora settimanale sulle diciotto previste dal contratto di lavoro degli insegnanti. Se in un istituto in cui lavorano cento docenti (solo) venti fossero precari, e ciascuno di questi avesse cinque, sei, sette classi se non di più, è automatico che la precarietà dei venti andrebbe in metastasi e conquisterebbe in maniera più o meno importante il tessuto del cento per cento delle classi dell’istituto. Poniamo per ipotesi che in tutta Italia ci siano 100.000 classi con l’80 per cento dei docenti assunti a tempo determinato. Servirebbe a poco sapere che in altre 100.000 classi i docenti sono tutti di ruolo. Sarebbe interessante solo per chi ama le medie statistiche. Le classi sono per la precisione 374.946 e poiché sono 140.000 i docenti precari annuali (cui si aggiunge la massa indefinita di supplenti temporanei), ciascuno dei quali ha a sua volta un numero multiplo di classi, non saremmo lontani dalla verità se affermassimo che tutte le classi italiane sono investite dalla precarietà di uno o più insegnanti.

Non servono le illusioni statistiche. Non servono agli studenti e neppure ai docenti precari, con buona pace dei molti maître à penser che ritengono si possa parlare di lavoro temporaneo giustificato da esigenze transitorie. Può essere mai “transitoria” l’esigenza di costituire intere classi con personale in gran parte precario, poi chiamato in massa a esaminare altri studenti agli esami di Stato? “Ogni anno cambio sede di servizio, cioè cambio colleghi, dirigente scolastico, studenti”, ci ha spiegato la professoressa Daniela Rovatti, che si definisce precaria preistorica. “Non riesco mai a progettare un lavoro a lungo termine con i miei alunni, in quanto quasi sicuramente li perderò l’anno successivo. E questa situazione, dopo tanti anni, comincia a pesarmi molto”. Inoltre […]

Professione docente: Il mondo a parte dei docenti precari: http://www.gildaprofessionedocente.it/prd201004/pag11.pdf

[Su facebook: unavitadasupplente]

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