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Una scuola ri-generata, per una transizione umana ed ecologica

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A cura di C.Bousquet, docente di lingua e letteratura spagnola ed esperta di outdoor education .

Nell’ habitat naturale, la coesistenza, in un ecosistema, di diverse specie, animali e vegetali, crea un equilibrio, grazie alle reciproche relazioni, e consente alla biodiversità di non essere intaccata.

Mondo naturale ed umano non rispondono a leggi diverse e, per altro, fanno parte dello stesso ecosistema, per cui, anche nelle comunità umane, sarebbe utile seguire le stesse regole, così da preservare la specie e la varietà umana e garantire il benessere di tutti gli individui. Alla stessa stregua, le comunità scolastiche dovrebbero contribuire al benessere individuale e collettivo, stimolando relazioni e collaborazioni sane e garantendo il rispetto e lo sviluppo delle diversità di ciascun individuo.

Considerato che bio-diversità, e quindi, diversità sono fondamentali in natura per la sopravvivenza delle specie, mi sono sempre chiesta perché l’uomo occidentale, ancora oggi, continui a non rispettare né la ricchezza degli ecosistemi, ne’ quella socio-culturale delle persone e dei paesi. Di fatto, troppo spesso si sottovalutano e omologano tradizioni, lingue, usanze, architetture, arredi, case, etc… causando un profondo impoverimento delle società.

La valorizzazione della diversità è necessaria ed è, per me, direttamente collegata alla scoperta delle peculiarità e dei talenti personali. Una volta scoperti e nutriti, essi arricchiscono la propria vita, quella dei cari ed anche della comunità d’ appartenenza.

La scuola italiana, in merito alla “diversità-disabilità”, ha fatto molti progressi, ma non possiamo considerarci arrivati.

Per garantire il rispetto della diversità, a scuola si potrebbe fare di più; perché, proprio in nome della sopracitata “integrazione”, spesso si finisce per non tutelare a pieno le differenze fisiche, culturali, religiose, di pensiero e di genere, sia degli alunni-e sia dei docenti.

L’ aula dovrebbero essere un luogo protetto e non violento, quindi anche privo di giudizio, in cui accrescere la gioia ed il benessere personale ed altrui, sperimentandosi, apprendendo in un clima sereno, cooperando e intrecciando relazioni sane. Bisognerebbe invogliare a passare attraverso i tentativi e gli errori, anzicche’ penalizzarli, giache’ è più utile a scoprire i propri talenti e metterli anche al servizio della comunità scolastica, familiare e cittadina. Per tali scopi, sarebbe auspicabile offrire nelle scuole una formazione di CNV, comunicazione non violenta, ideata da M. Rosenberg; altresì, aiutare docenti e dirigenti a raggiungere una buona maturità relazionale, attraverso corsi di educazione emozionale e possibilmente anche di teatro.

Tali strumenti comunicativi e relazionali, migliorerebbero notevolmente la qualità delle interazioni scolastiche, dell’ insegnamento e dei processi di apprendimento dei più giovani.

Di fatto, è ormai noto che in un ambiente armonioso e collaborativo, gli alunni-e abbiano maggiore propensione allo studio e alla crescita personale e che persino i docenti ne traggono benefici. (Per approfondimenti sul tema, si consigliano gli studi della professoressa dell’ Università di Padova, Daniela Lucangeli, e la sperimentazione scolastica B 612, da lei avviata, in collaborazione con una coraggiosa ex DS nelle periferie di Padova).

La scuola può diventare uno spazio-tempo di ascolto e scambio di qualità, nel quale accrescere anche l’empatia.

Come insegnante di scuole superiori di secondo grado, ho sempre riposto attenzione al rispetto delle diversità e alla valorizzazione dei talenti di ogni alunno-a; con lo scopo di mettere in luce i vantaggi della diversità di pensiero, di provenienza e di genere. Questo ha spesso stimolato curiosità, voglia di apprendere, ma anche relazioni più vere e profonde. Tale atmosfera ha favorito, successivamente, lo sviluppo dell’ ascolto empatico e della solidarietà. Una volta intessute relazioni sane in aula, abbiamo rivolto l’attenzione ai contesti esterni. Sono sorti infatti, spontaneamente quesiti su come interagire con la comunità cittadina, con l’ambiente urbano e altresì, con quello naturale.

Ci siamo chiesti come incidere positivamente su di essi, offrendo le conoscenze e le competenze personali, per preservare maggiormente il bene comune e i parchi naturali.

Per sensibilizzare i contesti scolastici e farli convergere verso una transizione umana ed ecologica, auspicata dal MIUR nei pilastri della Ri-generazione scuola (https://www.istruzione.it/ri-generazione-scuola/pilastri.html), sarebbe proficuo cominciare prendendosi cura degli spazi aperti e dei giardini presenti a scuola ed anche dei parchi naturali presenti nel territorio, cooperando con enti ed associazioni locali.

In tal modo, lentamente, crescerebbe la biofilía, un tempo insita nell’uomo, adesso quasi assente, soprattutto in chi vive in città.

Accrescendo l’amore e la cura per sé stessi, per gli altri e per gli spazi comuni scolastici e urbani, potrà manifestarsi, più spontaneamente, il desiderio di rispettare la vita in generale e quindi, anche la Terra, con tutte le creature ad essa collegate, animali, vegetali ed umane!

La scuola per tanto, dovrebbe rifocalizzarsi su alcuni importanti obiettivi sociali ed ambientali; innanzitutto, favorendo il contatto diretto con la natura e con le persone più disagiate.

È per me un dovere delle istituzioni, infatti, oggi più che mai, favorire lo sviluppo sano del singolo e la tutela della vera cultura e della biodiversità. Risulta evidente, a chi si occupa di minori, l’ aumento progressivo dei disagi fisici ed emotivi negli alunni-e, ma anche nel personale scolastico, e bisognerebbe ripartire proprio dai banchi di scuola per contrastare il malessere generale degli adolescenti e anche dell’ ambiente naturale.

Perché ricominciare dalla natura ce lo spiegano alcuni studiosi:

Richard Louv (pedagogista americano, autore di Last Child in the woods: saving our children from nature-deficit disorder), per esempio, ha segnalato un nuovo disturbo legato ad un deficit da natura.

Se la medicina tradizionale riconosce solo una riduzione del benessere, legata alle minori attività svolte all’aria aperta, Louv invece, rintraccia in questa carenza molti degli attuali problemi legati a depressione precoce, obesità, e disturbi comportamentali di vario tipo.

In Giappone, come medicina preventiva, per evitare malattie causate dallo stress e dal tecno-stress, si consiglia il shirin-yoku, ossia il “bagno di foresta” o forest therapy.

Se accrescere il contatto con l’ ambiente naturale è terapeutico e necessario, per ritrovare l’equilibrio psico-fisico, anche quello con gli animali è stato riconosciuto come un efficace strumento di prevenzione e cura di disturbi comportamentali. La Pet therapy è infatti, richiesta e usata da molte famiglie, per la cura dei propri cari, in particolar modo dei diversamente abili e degli anziani.

Durante la recente pandemia, l’ adozione, da parte di molti, degli amici a quattro zampe, ha fortemente ridotto lo stress e il disagio causati dall’ isolamento forzato e dalla quasi assenza di contatto umano.

Per molti studiosi, non solo per me, la naturale biofilia umana andrebbe maggiormente coltivata e potenziata per accrescere la salute, soprattutto delle persone che vivono nei contesti urbani.

In molte città infatti, si è quasi del tutto reciso il rapporto tra uomo e natura e andrebbe rinsaldato al più presto.

Nei miti degli indiani Selk’nam, detti anche Ona, “il mare, i boschi e le stelle sono tutto, e tra questi luoghi lo spirito continua a muoversi dopo la morte. Non esiste una parola per dire Dio e la possibilità che l’individuo si distacchi dalla natura è inconcepibile.”

Per rinforzare il patto con la vita e con l’ ambiente, negli istituti scolastici, bisognerebbe intervenire celermente, per riportare in equilibrio quella disarmonia che si palesa sempre più, sia negli adulti, sia nei ragazzi-e, causando evidenti problemi psico-fisici e, spesso, persino forme di autolesionismo.

È determinante, per rendere le nuove generazioni più resilienti e sane, che possano entrare più spesso a contatto con la natura, scoprendola non solo attraverso i libri, ma anche grazie alla presenza di orti scolastici, attività di forest therapy e di outdoor, in ambienti poco contaminati. Altresì, è impellente aiutare a maturare la cura per il proprio corpo e per l’alimentazione, aumentando l’ offerta di attività fisiche negli istituti, e distribuendo cibo naturale e a km zero (cosi come previsto dal MIUR).

A parer mio, per accrescere il benessere, occorrerebbe sviluppare una ecologia profonda, attuare rapidamente i cambiamenti proposti nella scuola ri-generata e coltivare empatia e solidarietà. Bisognerebbe innovare quindi, la scuola, ma soprattutto formare i docenti e i dirigenti, dotandoli di nuove competenze, innanzitutto comunicative e relazionali.

Così come fanno ben sperare i fondi stanziati, in tutto il territorio nazionale, si dovrebbero migliorare le strutture e le attrezzature disponibili, per fare nuova scuola, sollecitare pratiche di outdoor education, anche creative, inserire, in tutte le scuole di ordine e grado, nuove discipline e attività di vario tipo, come quelle culinarie, agricole, musicali, artistiche e teatrali; così come già accade in alcuni paesi nordeuropei, come la Finlandia.

Apportare modifiche al sistema scolastico, velocemente, è necessario al fine di sviluppare l’immaginazione, la creatività, il problema solving e il pensiero divergente, e per potere affrontare con maggiore serenità e consapevolezza le grandi sfide del futuro, tra cui quelle lavorative e soprattutto, quelle climatiche.

Introdurre il service learning, accrescendo la collaborazione con enti ed associazioni presenti nel territorio, a sfondo sociale ed ambientale; così come già accade nella Nuestra escuela di Puerto Rico

(https://www.nuestraescuela.org/) potrebbe permettere di sopperire alla carenza di fondi destinati al sostegno sociale e alla tutela dell’ ambiente.

Con questo articolo mi auguro di sollecitare i passaggi e le azioni necessarie, per portare a compimento la transizione umana ed ecologica auspicata dal MIUR e dall’ agenda 2030.

Il perseguimento di questi obiettivi e il rinnovamento della scuola, offrirebbero modelli di insegnamento-apprendimento e stili di vita più sani, duraturi ed anche più piacevoli da condividere.

Tiziano Terzani affermava che per ritrovare un senso, ‘ il mondo di oggi ha bisogno di ribelli, ribelli spirituali”, per me l’ Italia ha bisogno di accelledare la rivoluzione del mondo scuola, affinché lo sviluppo dei minori e delle future società sia più ed empatico, riallacciando l’ istruzione a quel filo sacro che ci ricongiunge alla vita e alla Terra, più che all’ economia e agli ideali occidentali desueti, associati più all’ avere, che all’ essere.

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