“Una scuola non può essere una caserma. Un docente non può educare un maleducato, servono i genitori”. L’affondo di Stefano Zecchi

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La pandemia ha enfatizzato l’importanza della scuola come luogo dove si apprendono non solo informazioni, ma valori cruciali per la società.

Tuttavia, il rapporto tra famiglia e scuola sembra compromesso, come illustrato da episodi gravi avvenuti recentemente negli istituti scolastici di Rovigo e Abbiategrasso.

Stefano Zecchi, filosofo ed ex professore ordinario di Estetica all’Università degli studi di Milano, propone un ritorno alla valorizzazione del ruolo del docente in un’intervista a Mow Mag: “È necessario ridare decoro ai docenti”, afferma, riferendosi sia al riconoscimento economico che a quello sociale.

Quando viene chiesto di commentare i gravi episodi di violenza, Zecchi sottolinea l’importanza dell’educazione familiare. “Una docente non può educare un ragazzo che è maleducato. Quello è compito, appunto, della famiglia”, dice. Propone inoltre che la scuola debba dare l’esempio e sanzionare adeguatamente i comportamenti scorretti.

Sulla questione dell’introduzione di formazione aggiuntiva per i professori, Zecchi esprime scetticismo. Sostiene che non è il compito dell’insegnante affrontare le patologie degli studenti e che gli psicologi di classe potrebbero non essere la soluzione ideale. Piuttosto, sottolinea l’importanza di migliorare la selezione degli insegnanti e di aumentare il loro prestigio.

Zecchi sottolinea anche l’importanza di una riforma strutturale dell’istruzione, che includa la riforma del reclutamento dei docenti. “L’attenzione deve essere spostata sulla figura del docente. Deve essere un lavoro che si fa per scelta e non per mancanza di alternative”, dice.

Infine, il docente universitario riflette sui casi estremi di assenteismo, sostenendo che questi sono esempi isolati e non rappresentativi della classe docente nel suo complesso. Secondo Zecchi, la docente che ha accumulato 20 anni di assenze in 24 anni di servizio “era una persona che truffava lo Stato, che ha saputo infiltrarsi nelle pieghe della burocrazia”.

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