Rientro a scuola il 18 gennaio, niente vacanze di Carnevale, termine lezioni 26 giugno: proposta Condorcet

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Il gruppo di studio Condorcet fa la sua proposta di riformulazione del calendario scolastico.

“Il rientro a scuola il 7 gennaio 2021 è sempre più incerto. Non solo per la data, subordinata all’andamento dei contagi dopo le festività; quanto per la certezza che la situazione sarà ancora molto precaria”.

“Si parla di abbassare la percentuale del 75% degli studenti in presenza, perché ancora non si sono fatti grandi passi per risolvere il problema dei trasporti. E soprattutto c’è un alto rischio di avere altre sospensioni della didattica in presenza, a causa di una ulteriore accelerazione dei contagi (la “terza ondata”)”. Insomma, non si può dare affatto per certo che il 7 gennaio si rientri a scuola per cinque mesi senza interruzioni.

Ecco perché è ancora sul tavolo la modifica del calendario scolastico, per prolungare le lezioni fino al 30 giugno. Il governo sta considerando realisticamente questa possibilità, l’annuncio fatto dalla ministra Azzolina qualche tempo fa non era estemporaneo: la proposta è stata avanzata infatti al tavolo con le Regioni, competenti sul calendario scolastico.

Secondo le indiscrezioni, le attività didattiche verrebbero prolungate fino al 30 giugno, tranne che per le terze medie e le quinte superiori, impegnate con l’esame di Stato, e sarebbero rivolte al recupero degli apprendimenti degli studenti più fragili e insufficienti. Non si sa niente di più preciso.

La notizia è per metà buona e per metà no. È buona perché, dati gli alti rischi di ulteriori interruzioni della didattica in presenza, e la grande fatica che è costata finora la didattica a distanza (Dad), è auspicabile creare le condizioni per garantire quanto più possibile la prima: rimodulare il calendario scolastico, utilizzando interamente il mese di giugno, è un modo per farlo.

Il nostro gruppo Condorcet. Ripensare la scuola aveva lanciato un appello in tal senso, e non può quindi che essere d’accordo. Tuttavia, come abbiamo già precisato, non basta prolungare le lezioni fino al 30 giugno, bisogna anche vedere come lo si fa, altrimenti rischia di essere un provvedimento inutile, se non dannoso.

Bisogna chiedersi se è utile e giusto rivolgere le attività didattiche del mese di giugno solo agli studenti “fragili” e quindi ai corsi di recupero. Questa scelta sarebbe un errore, per due ragioni.

In primo luogo, per ragioni pratiche: se si limitano le attività di giugno al solo recupero, rischiamo di fare una replica di quanto è successo a settembre, con i recuperi previsti per le prime due settimane. Poiché questi recuperi sono, per i docenti, attività ordinaria non retribuita, si crea una disparità non giustificabile tra i docenti che tengono i corsi di recupero e lavorano quindi fino al 30 giugno e quelli che invece non lavorano (fatta eccezione ovviamente per chi è impegnato nell’esame di Stato). A settembre infatti i corsi di recupero sono stati pochi e poco efficaci, e in generale c’è stato un certo malumore per questa disparità di trattamento dei docenti.

La seconda ragione è più importante, ed è di natura strettamente didattica. Dobbiamo chiederci perché si intende prolungare l’attività didattica fino al 30 giugno. La ragione di fondo è questa: tutti gli studenti e i docenti hanno subito una didattica di emergenza, imposta dalla pandemia, che ha limitato molto le possibilità di apprendimento degli studenti e le potenzialità di insegnamento dei docenti. Se si prolungano troppo i periodi di Dad, tutti gli studenti perdono la qualità di un tempo scuola vissuto come comunità scolastica, e rischiano di avere lacune e debolezze negli apprendimenti. “Tutti” qui vuol dire sia “i primi della classe” che “gli ultimi”, pudicamente chiamati “studenti fragili”.

Inoltre, tutte le ricerche sui gruppi classe mostrano che gli studenti apprendono meglio se i gruppi sono misti, come livelli di apprendimento e capacità, perché si aiutano tra di loro, comunicano, crescono insieme. Se invece l’emergenza è pensata solo per i più deboli, segregandoli dagli altri, non solo si attua a rovescio la logica di una scuola selettiva, ma soprattutto si toglie a entrambe le parti la possibilità di crescere insieme in un ambiente di apprendimento condiviso.

Prolungare le lezioni fino al 30 giugno è una buona idea, ma non per fare una sorta di “sanatorio”, mentre i “bravi” se ne vanno al mare; non per punire una volta di più gli insufficienti e le loro famiglie. È una buona idea perché la Dad è, nelle condizioni attuali, uno strumento di emergenza, e non può soddisfare pienamente le esigenze di una scuola che, per sua natura, è in presenza, soprattutto in quanto “comunità di apprendimento”.

Quindi fare lezione per tutto giugno serve a tutti, studenti e docenti, primi e ultimi. E poiché non è pensabile, né auspicabile, allungare la durata dell’anno scolastico, aggravando il lavoro dei docenti, la soluzione è semplice: programmare il calendario scolastico, fin da ora, in modo da prevedere delle sospensioni della didattica, anche a distanza, nei periodi in cui la circolazione del virus è ancora alta (si veda per esempio la proposta di calendario pubblicata in coda a questo intervento), in modo da prendere qualche pausa di riposo e lavorare più serenamente a giugno, quando la circolazione del virus è più bassa.

Questa programmazione ci può avvicinare al modello di molti paesi europei (la Francia, per esempio) che hanno una pausa estiva più breve, ma pause più frequenti nel corso dell’anno scolastico. E se il problema è il caldo estivo, si potrebbe forse, invece di spendere soldi un po’ a casaccio per banchi o corsi di recupero, investire su un piano nazionale per dotare le scuole di condizionatori, un investimento strutturale utile anche ben oltre l’emergenza.”

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