Una docente non vaccinata: “Tornerò a scuola, ma ho perso la fiducia in tutti. Sono pronta a qualunque mansione”

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Insegna francese da molti anni al Liceo Amaldi di Torbellamonaca, a Roma, ma dal 20 dicembre è stata sospesa dall’insegnamento. Da allora racconta di essersi sentita additata, isolata, abbandonata dai colleghi ma vorrebbe rivedere i suoi alunni “che ho dovuto lasciare senza nemmeno aver potuto nemmeno salutare”.

Ora attende di far ritorno a scuola, ma non ha ancora ricevuto alcuna comunicazione dalla dirigente scolastica e oggi, tra l’altro, era in programma un’assemblea nell’istituto.

Frederique Coquillart, 55 anni, francese, è uno di quei 4 mila prof che ha scelto di non vaccinarsi (“sono vegana e contraria alle sperimentazioni sugli animali”, spiega) e in attesa di far rientro a scuola dopo il dl pubblicato giovedì in Gazzetta Ufficiale che prevede che i docenti non vaccinati possano tornare a scuola ma non a contatto con gli studenti .

Non ho paura di fare alcuna mansione – spiega la docente, si legge su Ansa – nella mia vita ho fatto di tutto, anche la donna delle pulizie quando studiavo, ma questi provvedimenti mi sembrano assurdi: non ho potuto lavorare io, che prima del 20 dicembre, per insegnare, facevo tre tamponi a settimana e che per questo ero più sicura di altri, i quali, pur vaccinati, si sono comunque ammalati. Sono molto emotiva, ora entrare a scuola mi mette angoscia, ho perso fiducia in tutto, vorrei rivedere i ragazzi ma ho problemi a rivedere i colleghi: si sono tutti girati dall’altra parte. Ho ricevuto due bellissime lettere dai miei studenti e una collega mi ha detto che chiedono sempre di me. A dicembre, da un giorno all’altro, non solo non ho potuto più insegnare ma non più potuto avere accesso al registro elettronico, dal quale avevo notizie sull’andamento dei miei studenti“.

Eppure, racconta la professoressa, “ho continuato a lavorare, a correggere i compiti in classe, che avevo portato a casa prima di saper di sapere di essere stata sospesa, a sentirmi con la collega che mi ha sostituito e a parlare telefonicamente con colleghi alle prese con gli scrutini: non potevo certo abbandonare i ragazzi“.

La docente dice di non essersi sentita rappresentata neppure dal sindacato: “fino al 15 dicembre sono andata a scuola facendo ogni tre giorni un tampone, poi ho capito che potevo essere sospesa se non accettavo la vaccinazione ma le regole erano confuse, nessuno diceva cosa bisognava fare, non capivo se dovevo presentarmi a scuola o no e fino a quando sarebbe durata la sospensione; sono iscritta alla Cgil che però è pro vaccino e quindi non era da loro che potevo avere aiuto. Gli amici mi hanno consigliato di cucinare cibi vegani per loro e così di mantenermi economicamente in questi mesi. E’ stato un incubo. Potevo andare a trovare mia madre che è in Francia e ammalata ma non ho osato farlo: del resto un non vaccinato non ha potuto fare praticamente nulla. Una vera sospensione dei diritti“.

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