Una mamma: una buona didattica a distanza sarebbe sempre meglio di niente. Lettera

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riflessione inviata da una mamma – In questo periodo si sta facendo un gran parlare della didattica a distanza, delle sue carenze, della sua inadeguatezza rispetto alla didattica tradizionale.

Insegnanti, psicologi, pedagogisti, e chi più ne ha più ne metta. Qualcuno ha provato a chiedere a un bambino cose ne pensa? Io l’ho fatto, ho chiesto a mio figlio di quasi 10 anni ” tu saresti contento di fare una lezione al computer con le tue maestre e i tuoi compagni?”… la risposta affermativa era nei suoi occhi, ancora prima che nelle parole!

Per un momento smettiamo di essere adulti, e mettiamoci nei panni di un bambino, che in un giorno qualsiasi è uscito da scuola, e senza sapere cosa stesse accadendo si è trovato chiuso in casa. Qualche “privilegiato,” vive accanto ai nonni, magari in campagna, e può godere della bellezza della natura, molti altri vivono con mamma e papà in una villetta con giardino, ma la gran parte vive in un condominio, e se tutto va bene può uscire in cortile, ogni tanto.

Pensiamo alla vita che noi grandi avevamo deciso per i nostri figli prima del covid: il nido, poi l’asilo, il nonni, la scuola, la piscina, il calcio, la danza, il corso di inglese, i compleanni ai gonfiabili.

In un giorno qualsiasi tutto questo finisce e i nostri figli, abituati ad uscire da casa presto e spesso a rientrare nel tardo pomeriggio, si ritrovano in quattro mura a condividere le loro giornate con mamma e papà e per i più fortunati con il fratellino o la sorellina.

Da quel giorno qualsiasi sono passati quasi due mesi, due mesi nei quali sul tema della scuola si è detto e fatto un po’ di tutto: la didattica a distanza non funziona, i bambini devono tornare a scuola, ma a scuola non ci sono le condizioni per poter rientrare  garantendo il famoso distanziamento sociale!

Mentre noi adulti discutiamo, le giornate dei nostri figli trascorrono più o meno tutte uguali, lontano dai loro nonni,ma anche lontano dagli amici, dagli insegnanti, dalla loro quotidianità.

Molti di questi bambini, probabilmente più al nord che al sud, hanno trovato un modo per ricreare quella quotidianità, seppure solo virtualmente: la mattina si svegliano, accendono il pc e vedono i loro insegnanti e i loro amici. E poi ci sono gli altri, quelli che, come mio figlio, hanno sperato di potersi scambiare gli auguri di Pasqua “online” con le maestre e i compagni, ma non ci sono riusciti perché la scuola non è stata in grado di organizzarsi! Per i bambini come mio figlio, la didattica online significa scaricare delle schede in pdf, ogni tanto vedere qualche video su internet, e raramente ascoltare un messaggio vocale delle maestre su whatsapp.

I nostri figli sono nati nell’era della tecnologia, sono interconnessi e iperconnessi, ma in questo periodo mi sembra di assistere ad un grosso paradosso: se facciamo stare i nostri figli davanti ad un tablet a giocare, va bene, se quello stesso tablet lo usiamo per consentire loro di seguire qualche lezione, o di essere interrogati, o di interagire con i loro compagni, allora beh stiamo procurando loro un danno gravissimo!

Io non sono un’insegnante, non ho studiato pedagogia, né psicologia, ma mi è bastata la risposta di mio figlio, per capire che forse  stiamo sbagliando qualcosa, forse la scuola sta sprecando un’opportunità di crescita, forse qualcuno non ha preso sul serio i nostri figli e le loro esigenze, la loro necessità di socializzazione, anche attraverso forme differenti, sicuramente limitanti rispetto ad una didattica tradizionale, ma probabilmente necessari in mancanza di altro.

Quando la pandemia passerà, perché passerà prima o poi, emergeranno le differenze, e mi auguro di sbagliarmi, ma è possibile che scopriremo che una buona didattica a distanza sarebbe stata comunque meglio di niente!

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