Una “maestra sorriso” per i bambini BES. Lettera

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Ieri sono uscita dal mio posto di lavoro e, in attesa dell’autobus che mi riporta a casa, ho letto le notizie su Orizzonte Scuola “lettere in redazione”

Un tempo non esistevano…………oggi…………sì, è vero, esistono, ma forse, anzi sicuramente, esistevano anche un tempo, alunni speciali, però oggi esistono anche tante maestre come quella del paesino dove lavoro io.

Gli alunni la chiamano la maestra “sorriso” ma non è il sorriso che colpisce, è quello sguardo attento, premuroso, generoso che ogni giorno le fa accogliere i suoi alunni in classe.

Ogni mattina  i genitori le affidano, da anni, il loro bene più grande, la loro gioia di vita, il loro  bisogno di identità, la certezza scambiata con uno sguardo che dice: “Ti lascio lei/lui amalo, curalo, aiutalo ad imparare, rendilo forte ed educato, buono ma sveglio, capace di ragionare, libero nel pensiero da ogni pregiudizio, è il meglio del meglio per me, vivo per lei/lui, in lei/lui ho proiettato tutti i miei sogni e il mezzo per promuovere la sua eccellenza è sicuramente la scuola, mi fido della scuola, mi fido di te”.

Tra quei bambini potrebbero esserci BES e DSA “bravi” e non bravi, alti e bassi, bianchi e neri e tanti, tanti bambini, figli di “mamma e papà.”

Il MIUR, la scuola italiana, “oggi” dice che: la scuola deve praticare una didattica inclusiva e la mette in pratica e ci riesce, forse non sempre, ma ci riesce.

La scuola non fa “l’inganno” garantisce il diritto allo studio a tutti, promuove formazione per i suoi insegnanti affinché questi siano in grado di aiutare, sostenere, creare competenze e promuovere la cultura; siano in grado di aiutare i bambini a volare.

Un canto dice: “………..i libri sono ali son fatti per volare”; un bimbo DSA da “bruco diventa farfalla”, un bambino DSA vuole imparare.

Un bambino DSA impara, ma in modo diverso e chi insegna ha il dovere di sapere come insegnargli a volare per imparare, per renderlo competente, per renderlo cittadino adulto di un domani.

Lo studente DSA ha il diritto di “imparare”, non volerà su una “quercia”, forse solo su “un arbusto “, ma volerà alto e forse impiegherà più tempo per prepararsi al volo e farà tanta fatica, ma proprio tanta.

Quelle mamme e quei papà impareranno a scalare montagne di frustrazioni insieme ai loro figli, lavoreranno ore per loro e con loro nello studio, perché lì dove uno studente impiega un’ora per studiare, il loro figliolo DSA ne impiegherà due, tre o quattro.

Mamma e papà passeranno in alcuni casi, tempo nei centri di sostegno con i loro figlioli  per seguire le terapie logopedistiche e/ o occupazionali e /o colloqui psicologici ecc……, e andranno  a volte a  visita da neuropsichiatri infantili con i loro figli, senza precipitarsi anzi, lentamente, molto lentamente, lentamente perché in quelle ore vorrebbero piuttosto portarli ai giardinetti, al corso di inglese privato, a musica o a nuoto.

Nelle ore di attesa, quando  la figlia/o studia penseranno sempre: “  Va tutto bene………………………ce la farà……….. fa progressi, la maestra sorride……….. il professore capisce……….e lei o lui è serena/o, impara ?… o forse no?

Forse incontrerà ancora qualcuno che dirà che è pigra/o, che non ama la scuola, che non si impegna, che forse verrà bocciata/o, che non studia, che è svogliata/o, che non è brava/o, che i suoi compagni si appiattiscono per colpa sua nello studio.

Forse incontrerà ancora qualcuno che non comprenderà che dono speciale è capace di fare la scuola italiana, con i suoi bravissimi insegnanti, quando….. quando insegna per tutti ma non in modo uguale a tutti, non comprenderà  quanto è felice un bambino che entra a scuola ed impara come tutti, in modo gioioso in un luogo gioioso, non comprenderà il palpito del cuore di quella mamma o papà che lascia la manina del proprio figlio, palpito carpito dallo sguardo e dal sorriso di quella maestra, che crede nella scuola italiana e nel valore dell’istruzione , studia e si prepara sempre con tanto impegno per svolgere al meglio la sua professione .              

Quella maestra svolge la sua professione, nella scuola di quel paesino ed è grata e stima anche tutti gli insegnanti della scuola del paesino vicino, dove ha studiato e studia sua figlia DSA.

“Questo” non è “un male endemico” della scuola italiana, questo è valore aggiunto alla cultura, questo è valore aggiunto al diritto allo studio, questo è valore aggiunto al cittadino italiano,  quelle mamme e quei papà eccezionali per figli speciali che vogliono volare altissimo ma davvero alto, per poi lanciarsi “con il paracadute” dell’istruzione e non facendo “finta di studiare” ma studiando, per essere promossi meritatamente a pieni voti nella vita.

02/04/2017

Valeria “maestra sorriso”  mamma di Zelia studentessa DSA

 

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    VALERIA POLLICE

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