Un unico insegnante di sostegno per due alunni con disabilità grave. Come garantire diritto allo studio?

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L’assegnazione dei docenti alle classi (anche quelli di sostegno), deve essere effettuata applicando i criteri fissati dal Consiglio di istituto e tenendo conto del parere del Collegio dei docenti.

La Corte di Cassazione con ordinanza n.11548/2020 del 15/06/2020, ha precisato che nonostante, l’avvento della dirigenza scolastica, permane il sistema democratico su cui è formato l’apparato scolastico, nella sua esplicazione gestionale e organizzativa, ribadendo quindi che è il Consiglio di Istituto a fissare i criteri per l’assegnazione dei docenti, che è vincolante per il Dirigente scolastico (art. 396, comma 2, lett. d) D. Lgs. n. 297/1994).

Al Collegio dei docenti (art. 7, comma 2, lett. b) D. Lgs. n. 297/1994)   spetta il diritto /dovere di emanare un parere tecnico, che possa motivare il provvedimento finale.

Nel caso dei docenti di sostegno l’assegnazione delle classi e quindi degli alunni con disabilità avviene tenendo conto del PEI e delle ore assegnategli.

Presenza di due alunni con disabilità nella stessa classe

 Il riferimento normativo è la Circolare Ministeriale 63/11 la quale chiarisce che una prima classe non può avere più di 20 alunni in presenza di uno con certificazione di “gravità” (articolo 3, comma 3 della Legge 104/92) o di due “non gravi” (articolo 3, comma 1 della medesima Legge 104/92).

La presenza di due alunni con disabilità in una stessa classe,  non  va a ledere il loro processo di integrazione e formazione, inoltre dal  momento che la norma prevede la presenza di più di un alunno con disabilità all’interno di una stessa classe, la compresenza di due docenti di sostegno nelle stesse ore, non viola nessun principio legislativo, anche perché compito del docente di sostegno è quello di supportare il proprio alunno nei momenti scolastici in cui ne ha più bisogno e la scansione oraria è realizzata proprio al fine di andare ad intervenire in quelle discipline in cui l’alunno dimostra di presentare delle debolezze. .

L’importante è creare un ambiente sereno dove possa avvenire l’integrazione degli alunni per raggiungere poi il successo formativo di tutta la classe.

Diversa è la posizione dell’insegnante di sostegno, al quale viene assegnato nella stessa classe, un alunno con un deficit cognitivo e un altro ad esempio con problemi comportamentali. Nel primo caso, il docente potrà calibrare il PEI, secondo le potenzialità dell’alunno e stabilire gli obiettivi che dovrà raggiungere prevedendo anche l’uso di mezzi e strumenti che lo faciliteranno nel suo percorso formativo. Nel caso dell’allievo con disturbi del comportamento, il docente sovente si trova quasi inerme dinanzi all’uso di appropriate strategie data la molteplicità di condotte socialmente disfunzionali, come l’impulsività aggressività, oppositività e iperattività, che possono caratterizzare il comportamento dei bambini in età prescolare e scolare.

Alunni con disturbi del comportamento

Gli alunni con disturbi del comportamento non sono caratterizzati da un deficit cognitivo ma al contrario sono dotati di intelligenza che in alcuni casi è addirittura sopra la norma. Il problema sta nella difficoltà a far rientrare il loro atteggiamento entro la norma del rispetto delle regole. Infatti molto spesso questi ragazzi esasperano non solo l’insegnante di sostegno ma anche il gruppo classe, soprattutto quando sono caratterizzati da iperattività e insofferenza nel restare seduti al banco.

L’alunno con problemi di comportamento ha le seguenti caratteristiche:

  • Spesso rischia di danneggiare sé e gli altri;
  • Impedisce di fare lezione e interrompe le attività;
  • Non si comporta in modo adatto al contesto;
  • Sembra insensibile ai richiami e ai rimproveri

Coloro che sono caratterizzati da impulsività e inattenzione sono identificati come alunni con ADHD o sindrome da deficit dell’attenzione, spesso sono anche segnati dalla iperattività.

Gli alunni con il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP)  sono collerici e tendono ad infastidire e irritare gli altri intenzionalmente.

Il disturbo della condotta (DC) è caratterizzato da atteggiamenti degli alunni con una modalità ripetitiva e persistente di condotta antisociale, aggressiva o provocatoria causando la violazione dei diritti fondamentali degli altri, delle norme e delle regole sociali.

Muoversi in questo terreno minato, per il docente di sostegno non è sempre facile ed è chiaro che la presenza di un alunno con disturbi del comportamento metta a duro rischio il processo di apprendimento di tutta la classe.

La situazione è ancora più insidiosa nel caso che a un docente di sostegno vengano assegnati, nella stessa classe, due alunni, uno con deficit cognitivo e l’altro con problemi comportamentali. Inevitabilmente la stessa docente, potrebbe prestare meno attenzione e in qualche modo scalfire il processo educativo e didattico dell’alunno con deficit cognitivo, in quanto l’alunno con disturbi comportamentali tende a concentrare l’attenzione su di sé, oscurando in questo modo il diritto allo studio dell’altro alunno con disabilità.

A tal proposito non esiste una norma legislativa specifica ma dovrebbe prevalere il buon senso quando avviene l’assegnazione dei casi ai docenti di sostegno, per cui anche se in classe è possibile inserire due alunni con disabilità, bisogna tenere ben presente che tutti gli alunni hanno diritto allo studio e indipendentemente dalla tipologia dell’handicap non è possibile dare la priorità ad un alunno piuttosto che ad un altro.

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