Un tono alterato in classe non è abuso di mezzi di correzioni: archiviato il caso di una maestra a Milano

di redazione
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E’ stato archiviato il caso di una maestra di una scuola primaria di Milano, denunciata nel febbraio dello scorso anno dai genitori di una bambina per abuso di mezzi di correzione.

Secondo i genitori l’atteggiamento dell’insegnante era “aggressivo” ed avrebbe creato uno “stato d’ansia” nella figlia, già fragile, “compromettendo anche il rendimento scolastico”.

Secondo la sentenza del gip, invece, l’uso “di un tono di voce alterato” in classe con gli alunni “costituisce un mezzo lecito di correzione” ed esprime il potere “di disciplina che ciascun insegnante è chiamato a esercitare ai fini educativi e nel rispetto della personalità dei propri alunni”.

Inoltre “l’utilizzo occasionale” di appellativi come “ridicola” non può essere considerato denigratorio in “assenza di reazioni di riso da parte dei compagni”.

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