Un ragazzo su 3 mente sugli studi. Gli studenti chiedono ascolto: “Basta retorica del merito, non sopportiamo ansia e pressione sociale”

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Ancora un caso di studente universitario che si toglie la vita per aver mentito ai suoi genitori sul suo rendimento.  Le motivazioni dell’estremo gesto le ha affidate nero su bianco a un block notes di 42 pagine dove ha definito la sua vita “inconcludente e inutile”.

La salute mentale degli studenti è un tema di grande importanza e preoccupazione. Recentemente, la comunità universitaria ha espresso la necessità di garantire presidi di salute psicologica in ogni scuola e università.  Questo presidio deve essere affidato a personale professionale che sia in grado di comprendere le esigenze degli studenti e aiutarli a gestire le loro preoccupazioni, paure, sensi di colpa e aspirazioni.

Inoltre, è importante che siano intrapresi percorsi di educazione e sensibilizzazione sulla salute mentale che coinvolgano sia gli studenti che il personale docente, al fine di agire anche in modo preventivo.

Gli studenti universitari hanno sottolineato che non è accettabile che atti autolesionisti e suicidi diventino la norma. Essi ritengono che la retorica del merito che non tiene conto della vita e delle difficoltà dei singoli sia uno dei fattori che porta molti coetanei a togliersi la vita a causa dell’ansia e della pressione sociale del sistema.

Il disagio degli studenti durante il corso degli studenti è una realtà talmente evidente che, secondo un recente sondaggio, circa un universitario su 3 ammette di aver mentito almeno una volta alla famiglia sul reale andamento della sua carriera di studi.

L’Unione degli Universitari e la Rete degli Studenti, con il supporto dello Spi Cgil, hanno presentato una proposta di legge composta da quattro articoli che mira a istituire, regolare e finanziare un servizio di assistenza psicologica, psicoterapeutica e di counselling scolastico e universitario basato su personale professionale e interfacciato con il servizio sanitario territoriale per garantire la presa in carico degli studenti che ne hanno bisogno.

Tuttavia, molte scuole e università offrono già un servizio psicologico, ma le risorse economiche e il personale a disposizione sono gravemente insufficienti. Per questo, gli studenti chiedono che lo Stato investa almeno 100 milioni di euro all’anno per arruolare team multidisciplinari di professionisti in grado di garantire l’assistenza in relazione alle specifiche necessità degli studenti.

Purtroppo, la maggior parte degli studenti è costretta a ricorrere a psicologi privati, il cui prezzo medio di una seduta di 60 minuti è di circa 70/80 euro. Anche il bonus psicologo, che è stato una soluzione temporanea ma utile, è stato rifinanziato quest’anno per soli 5 milioni di euro.

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