Un quadro dei docenti in Europa: la formazione iniziale

di
ipsef

Giulia Boffa – Secondo il rapporto sulle "Cifre chiave dell’istruzione 2012" in tutti i Paesi europei per insegnare è richiesta una formazione accademica , incluso un corso di studi finalizzato all’istruzione con relativo tirocinio.

Giulia Boffa – Secondo il rapporto sulle "Cifre chiave dell’istruzione 2012" in tutti i Paesi europei per insegnare è richiesta una formazione accademica , incluso un corso di studi finalizzato all’istruzione con relativo tirocinio.

Ci sono due modelli di formazione iniziale. Uno definito "Concurrent model" in cui la componente professionale è costituita da una istruzione di base e/o lo studio di materie che il futuro docente intende insegnare, come è la nostra laurea in SFP, che è appunto laurea abilitante all’insegnamento. C’è poi il "consecutive model" in cui i futuri insegnanti, dopo la laurea di base, intraprendono un corso professionale per l’abilitazione all’insegnamento. Negli ultimi anni, i Paesi che offrono il "consecutive model" sono aumentati.

In quasi tutti i Paesi europei i docenti dell’infanzia e della primaria sono formati con il "concurrent model", cioè con la laurea abilitante.

Per la secondaria di primo grado, la situazione è più variegata. L’Italia insieme a Estonia, Spagna, Francia, Cipro, Lussemburgo ed Ungheria, hanno come possibilità solo il consecutive model, quindi corso abilitante dopo la laurea. Nella maggior parte degli altri Paesi, dove vigono entrambe le modalità, il corso abilitante è comunque quello più comune; lo stesso dicasi per la secondaria di secondo grado, dove le lauree abilitanti esistono solo per particolari materie specialistiche. Ci sono delle eccezioni: in Germania ed in Slovacchia, la laurea abilitante è la sola modalità prevista per ottenere l’abilitazione, mentre in Francia, è possibile solo il percorso abilitante post laurea.

Nei vari paesi cambia anche il panorama dei prerequisiti richiesti per accedere all’insegnamento. Ad esempio, nella maggior parte dei paesi europei, per insegnare nella primaria, viene richiesta una laurea triennale o quadriennale, invece in Paesi come Repubblica Ceca, Irlanda, Germania, Malta, Austria e Slovacchia, il minimo richiesto è un diploma di scuola secondaria o un corso post diploma. Comunque, dal 2007, la richiesta di una maggiore specializzazione per l’insegnamento nella primaria è notevolmente aumentata. Per la secondaria di primo grado, nella metà dei Paesi analizzati, basta la laurea triennale o quadriennale, nell’altra metà occorre una laurea magistrale; per la secondaria di secondo grado, il minimo richiesto è la laurea magistrale, eccetto in 11 Paesi dove la richiesta minima è la laurea specialistica per tutti i livelli di istruzione.

Infine, oltre ai titoli professionali, tredici paesi europei richiedono anche un periodo di tirocinio, quasi tutti per tutti i livelli di istruzione, alcuni non lo richiedono per i docenti della scuola d’infanzia. Nella stragrande maggioranza dei paesi europei, il tirocinio viene richiesto prima dell’abilitazione.

Questa richiesta di alta professionalità comporta, però, il rischio di carenza di docenti per i prossimi anni. In Europa la carenza più alta si registra per le materie scientifiche e la matematica, circa il 15% delle scuole superiori lamenta tale carenza, mentre le materie umanistiche sono carenti del 7,7%. La percentuale è dell’80% per la matematica in Lussemburgo e della stessa percentuale in Turchia sia per matematica e scienze, che per le materie umanistiche; ma problemi in questo senso si registrano anche in Belgio nelle comunità di lingua tedesca e fiamminga, in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, in Islanda e nel Liechtenstein, dove la percentuale delle carenze di insegnanti di queste materie si registra tra il 20% e il 40% delle scuole superiori. Fanno eccezione la Germania, l’Olanda e la Turchia, che presentano carenza alte di insegnanti di tutte le materie. In Belgio, ma nelle comunità di lingua francese, in Irlanda e in Slovacchia la carenza di insegnanti è più acuta nelle altre materie e non in quelle di base come matematica, scienze e quelle umanistiche. L’Italia non sembra affatto soffrire di questo problema.

In questi Paesi a forte carenza di insegnanti, si adottano misure particolari per incentivare lo studio verso l’insegnamento. Nel 2002/3 erano 14 i paesi interessati, nel 2007 sono diventati 20, nel 2011 sono 21. Le misure adottate sono quelle di aiuto ai docenti neoimmessi durante il loro lavoro, con regolari incontri in team per discutere di progressi e problemi, assistenza ai docenti riguardo alle lezioni e al rapporto con gli studenti. In Paesi come la Grecia, la Spagna, la Francia e il Regno Unito, il supporto viene dall’amministrazione centrale; in Belgio, in Finlandia, in Olanda e in Svezia sono le scuole che scelgono il tipo di supporto.

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