Un prof può registrare le lezioni svolte in classe? La Cassazione dice no

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L’ordinanza in commento della Cassazione civile Num. 14270/2022 affronta il caso della legittimità dell’ordine di servizio emanato da un DS con il quale gli veniva vietato di registrare le lezioni svolte in classe.

La questione
La Corte territoriale osservava che in base al DPR nr. 249/1998 (Regolamento recante lo Statuto degli studenti della scuola secondaria), art. 2, il docente deve coinvolgere gli studenti nelle decisioni rilevanti, tenendo conto del loro eventuale dissenso. Inoltre, a tenore dell’articolo 4, comma uno, lettera a) del codice della privacy, costituiva «trattamento» dei dati personali anche la loro registrazione, indipendentemente dalla successiva comunicazione o diffusione. Secondo il provvedimento del Garante della privacy del 20 gennaio 2005, in caso di registrazione di immagini e suoni, anche per uso personale, occorreva informare pre ventivamente gli interessati, acquisire il loro consenso informato ed osservare tutte le cautele previste.

Illegittimo registrare la lezione svolta in classe
Rileva in causa l’articolo 4, comma uno, lettera a) D.Lgs nr. 196/2003, come vigente ratione temporis, a tenore del quale per «trattamento» si intende qualunque operazione, con o senza l’ausilio di strumenti elettronici, concernente (tra le altre attività) la registrazione di dati. Ai sensi della successiva lett. b) dello stesso comma uno è «dato personale» «qualunque informazione» relativa a persona fisica, identificata o identificabile, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale. La espressione «qualunque informazione» comprende, in conformità alla disciplina europea— all’epoca costituita dalla direttiva 95/56/CE, poi abrogata dal regolamento del 2016, articolo 94— tanto dati oggettivi che mere valutazioni; ciò che rileva è che si tratti di informazioni inerenti ad una persona fisica e che quest’ultima sia identificata o identificabile (in termini: Cassazione civile sez. I, 31/05/2021, nr.15161).La voce di una persona registrata da un apparecchio elettronico costituisce, dunque, un dato personale se e in quanto essa consente di identificare la persona interessata. Del resto, dal considerando nr.16 e nr. 17 della direttiva 95/46/CE risulta che essa si applica al trattamento di dati in forma di suoni o immagini relativi a persone fisiche, se è automatizzato. Ora, nella registrazione della lezione che si svolge in una classe possono essere contenuti interventi degli studenti, la cui persona è facilmente identificabile, trattandosi di una comunità ristretta.

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