“Un pomeriggio al Museo…del Presente” _7 e 8 marzo, i mondi delle donne I.C. “G. Falcone” di Rende Quattromiglia

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7- 8 marzo. Trascorso il periodo dedicato agli scrutini e agli incontri scuola-famiglia, noi insegnanti ci avviamo ad affrontare l’ultima parte dell’anno scolastico con una grande consapevolezza che, gelosamente, custodiamo

Il processo di insegnamento-apprendimento non può e non deve essere ridotto ad un circuito di nozioni per ottenere una valutazione gratificante; diamo valore reale al tempo che i nostri alunni trascorrono con noi e nelle loro aule, alle ore che dedicano allo studio individuale, al ricordo che rimarrà, nella loro memoria, dei giorni trascorsi tra i banchi.

A questo proposito, il dirigente Antonio Iaconianni, cita un aforisma de “Il Piccolo Principe” di Antoine De Saint-Exupery e ricorda “Conta solo il cammino perché, solo il cammino, è duraturo e non lo scopo che risulta essere soltanto l’illusione del viaggio”: il modo in cui affrontiamo il cammino insieme ai nostri alunni diventa, dunque, la discriminante per valorizzare al meglio i cosiddetti anni della scuola. Questo modo racchiude tante possibilità e, certamente, fra le tante, si deve privilegiare quella di una ricerca costante e sempre innovativa per far coincidere la programmazione con le ricorrenze storiche e i temi sociali.

Alla vigilia dell’otto marzo, giornata internazionale della donna, per ricordare le sue conquiste sociali, economiche e politiche, non possiamo non far riferimento ad una data precedente, il 25 novembre, giornata internazionale contro il femminicidio. Circa trentanni fa, era il 1992, all’interno dell’opera della criminologa Diana E. H. Russel, in un libro scritto a quattro mani con Jill Radford, dal titolo “Feminicide: the Politics of woman killing”, si dimostra che il primo uso generico della parola feminicide (femminicidio) è piuttosto recente; risale solo all’inizio del XIX secolo e viene rintracciato nel libro “The Satirical Review of London at the Commencement of the Nine teenth Century”, pubblicato, nel 1801, in Inghilterra.

Ben oltre le pagine degli studi internazionali, proprio tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90, anche la Calabria risente dell’agghiacciante fenomeno del femminicidio e, il nostro territorio, vive, con straziante dolore, il caso di Roberta Lanzino, seviziata e uccisa, in circostanze ancora misteriose, il 26 luglio del 1988. L’I.C. “G. Falcone” di Rende, il 7 marzo, ha aperto le porte alla fondazione “Roberta Lanzino” per ascoltare la voce della madre Matilde e ciò che resta di quel giorno. L’incontro non è stato incentrato solo sul dramma familiare e della figlia, ma, sulle donne, sulle donne forti, sulle donne che, come Roberta non ce l’hanno fatta, ma anche e soprattutto su quelle che hanno trovato il modo, che hanno sconfitto il male, che sono rimaste vive e che hanno amato la vita più di prima.

Noi insegnanti, pertanto, abbiamo preparato i nostri alunni attingendo, dalle opere letterarie, profili di figure femminili radicati in una storia che, in realtà, non è affatto recente: Didone che, nell’Eneide di Virgilio, soccombe all’affronto dell’abbandono di Enea, è stata accostata alle storie, denunciate dai versi danteschi, di Francesca da Rimini, nell’Inferno; Pia dei Tolomei, nel Purgatorio; Piccarda Donati e Costanza d’Altavilla nel Paradiso. A queste donne, che sono solo alcune fra le tante che avremmo potuto indicare, abbiamo associato modelli di rivalsa: Circe che, punita per il suo carattere ribelle, viene esiliata nella mitica Eea.

Dapprima subisce violenza, ma, poi, reagisce e domina, con i suoi antidoti, ogni forma di abuso plasmando, a proprio vantaggio, gli uomini e addomesticando anche gli animali più selvatici o feroci; Arianna, la giovane fanciulla, nipote di Circe, figlia di sua sorella Pasifae, che, prima, aiuta Teseo a uscir vivo dal labirinto del Minotauro grazie allo stratagemma del filo e, poi, viene abbandonata sull’isola di Nasso. Qui ritrova l’amore, quello vero e gioioso, grazie all’incontro con il dio Bacco; la loro unione, magistralmente decantata nel “Trionfo di Bacco e Arianna”, canzone carnascialesca di Lorenzo de’ Medici, è un inno, alla vita e all’amore di cui ogni donna è scrigno.

L’8 marzo, siamo usciti dalle aule, e, con le nostre classi, su invito della consigliera Marisa De Rose, abbiamo curato un intervento, presso la sala Tokio del Museo del Presente, sul ruolo e il valore di altre donne ancora partendo dal fatto che la stessa città di Rende, secondo un’antica leggenda, è stata fondata da una donna tanto forte quanto ribelle, Arintha.

Da qui video che si sono alternati alle voci dei ragazzi attraverso letture di brani e poesie, anche inedite; sapienti suoni di accompagnamento con i loro strumenti e meravigliosi ritratti, realizzati in classe, su tele e cartoncini, un connubio toccante di parole, musica e dipinti.

Barbara GagliardI (UFFICIO STAMPA IC RENDE QUATTROMIGLIA)

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