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“Un Pieno di Legalità”, la pedagogia della memoria e l’epistemologia storica: un’UdA per la scuola del Ciclo di Base

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La disciplina storica, proprio in questi ultimi anni, è analizzata consapevolmente attraverso il discorso sulla sua conoscenza. Tuttavia, questa “epistemologia storica” è essenziale per la sua comprensione, poiché costituisce il mezzo attraverso il quale è definita, programmata e giustificata. L’epistemologia attraversa la storia della disciplina, diventa più evidente quando la sua conoscenza viene messa in discussione, come negli ultimi trent’anni in Italia dalla rivoluzione commemorativa. Spinta da una serie di fattori, questa rivoluzione sfida gli storici valutando la memoria piuttosto che la storia come un’appendice del passato. L’epistemologia storica è stata scomposta in due iniziative scaturite dalla dialettizzazione dei concetti di storia e di memoria resa possibile dalla identificazione generata dalla rivoluzione memoriale. Gli storici, da un lato, hanno programmato un nuovo campo di ricerca oggettivando la memoria: la storia della memoria.

La pedagogia della memoria e il dovere di memoria

La pedagogia della memoria, basata su luoghi e testimonianze – scrive Ledoux – è apparsa, nei nostri salotti buoni e nelle scuole (oltre che nelle università) dopo la Prima guerra mondiale per rispondere alla sfida culturale posta all’Europa da una guerra vissuta come rottura della civiltà. La loro portata si è ampliata alla fine del 20° secolo con l’imposizione di un dovere di memoria che ha visto moltiplicarsi e internazionalizzarsi gli strumenti di commemorazione, ovvero il racconto pubblico del passato per il presente e per il futuro di una comunità.

Pedagogia della memoria dentro e fuori dalla classe

Queste pedagogie possono essere riassunte, specie in queste giornate molto convulse durante le quali si cerca la presenza “eccezionale”, in due pratiche principali:

  • l’intervento del testimone
  • la visita ai luoghi della memoria.

Testimonianze di veterani e di figli di vittime di mafia agli studenti

Testimonianze di veterani agli studenti sono attestate nell’ambito delle commemorazioni del 25 aprile o del 4 di novembre davanti ai monumenti ai caduti. Queste prime pedagogie della memoria – scrive Ledoux – si inseriscono nel contesto di un movimento pacifista e paneuropeo rivolto ai giovani, dove il conflitto che ha devastato l’Europa è visto come une “guerra educativa” volta ad avvicinare i popoli del continente. L’intervento dei testimoni, accresciuto dallo sviluppo della storia orale, ha conosciuto una rinascita nell’ultimo quarto del XX secolo. Riguarda combattenti principalmente della resistenza e deportati ebrei della Seconda guerra mondiale nel contesto dell’anamnesi della Shoah e della lotta contro la negazione dell’Olocausto. Ma riguarda, anche, i parenti delle vittime di mafia che, specie in questi giorni stanno riempiono tv e giornali nonché le aule magne dele nostre scuole.

Le visite delle scolaresche ai luoghi della memoria, anche alle steli di Falcone sull’autostrada A29

Le visite delle scolaresche ai luoghi della memoria, luoghi storici investiti di una dimensione conoscitiva ed educativa, riguardano le due guerre mondiali di cui l’Europa è stata teatro. Dagli anni ’90, dopo il crollo dei regimi comunisti nell’Europa dell’Est, il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, divenuto luogo simbolo della Seconda guerra mondiale – scrive Ledoux – è stato il luogo più visitato dagli scolari, che vengono ogni anno un anno di migliaia: 571.300 (57% del totale visitatori) nel 2006 e 1.029 milioni (72% del totale) nel 2012. 29.603), inglesi (24.222), Alunni cechi (23.840), italiani (17.610), francesi (17.547), slovacchi (17.034), norvegesi (16.958). In Germania, una tendenza didattica della storia si sviluppata negli anni ’70 e ’80, consistente nel trasmettere il passato attraverso mezzi educativi (film, visite ai campi). Ma non solo quelli, per la verità. In questi giorni si stanno moltiplicando le visite ai luoghi delle stragi del 1992, con Capaci (steli lungo l’autostrada A29)in prima posizione insieme a via D’Amelio, dove vennero uccisi Falcone, la moglie e la scorta e, nell’altro luogo, Borsellino e la sua giovanissima scorta.

Suscitare emozioni e la “Storia emotiva e controversa”.

Si tratta di suscitare forti emozioni negli studenti, favorendo l’identificazione con le vittime, per respingere così affettivamente il nazismo, la mafia ed evitare ogni possibilità di una sua rinascita tra i giovani. Allo stesso modo, l’aumento del numero di studenti ad Auschwitz fa parte di una corrente pedagogica chiamata “Storia emotiva e controversa”.

Un’ingiunzione di riferimento nelle politiche di transizione democratica

La pratica delle visite scolastiche ai luoghi della memoria è diventata anche un’ingiunzione di riferimento nelle politiche di transizione democratica attuate nei paesi dell’Europa.

Uno strumento delle politiche commemorative nazionali ed europee

La pedagogia della memoria ha beneficiato del sostegno di organismi internazionali, ad esempio con la creazione nel 1990 a Verdun di un “Centro mondiale per la pace, le libertà e i diritti umani” dall’ONU, o lo svolgimento dello Stockholm International Forum pour la Prevenzione del Genocidio nel 2001. Dagli anni ’90 è stata perseguita una politica di europeizzazione della memoria per includere i giovani europei in una comunità di esperienze storiche e di destini. La pedagogia della memoria è uno degli strumenti più salienti della commemorazione delle guerre mondiali e delle politiche europee della memoria. Lo stesso è capitato con il “fenomeno dell’antimafia”, dal 1992 in avanti.

La competizione della memoria

Questo investimento ha provocato un fenomeno di “competizione di memoria”. Ha assunto varie forme su scala europea con una “cortina di ferro della memoria” tra l’Occidente concentrato sul crimine dell’Olocausto e l’Oriente concentrato sui crimini comunisti. Oggi, l’Italia è concentrata sul crimine della mafia. Queste pedagogie si adattano anche a queste gare di memoria, in due modi. Da un lato, a volte vengono ad alimentarli trasmettendo agli alunni un passato nazionale vittimistico-eroico che rafforza il conflitto narrativo con le minoranze del Paese o con le norme commemorative dell’UE.

Dalla pedagogia alla competizione nella memoria

D’altra parte, questa pedagogia si mobilita anche come pedagogia alla competizione nella memoria. Queste pedagogie si mobilitano anche come manifestazione di competizione nella memoria. A partire dall’anno 1992, la pedagogia della memoria ha messo in luce la dimensione morale, emotiva o normativa di pratiche, che rischiano di indebolire la storia. L’antimafia, di per sé, è diventata essa stessa memoria col rischio che si sia davvero persa la memoria della storia.

L’UdA trasversale per il Ciclo di Base: “Un Pieno di Legalità”

L’UdA trasversale per il Ciclo di Base “Un Pieno di Legalità” è stata realizzata dai docenti De Bernardo Maria Luisa, Iannone Rosanna, Guarnaccia Ida, Mancuso Maria, Maurelli Maddalena, Montesano Tiziana, Palermo Salvatore, Lombardo Lara, Tomasello Maria, Palermo Marisa, Matalone Maurizio (Coordinatori di Progetto Proff. De Bernardo Maria Luisa, Maurelli Maddalena e Palermo Salvatore) dell’Istituto Comprensivo Poggiomarino di Poggiomarino (NA) e della S.S. 1° grado “G. Mazzini” di Adrano (CT). Nell’Uda si legge “La scuola si propone come centro di promozione culturale e sociale nel territorio per consentire agli studenti di scoprire le caratteristiche di un’identità che orienti il processo educativo nel segno dell’autoformazione, della conoscenza, della tolleranza e dell’interazione tra le diverse culture. L’educazione alla legalità, intesa come acquisizione di una coscienza civile e come promozione di una cultura del rispetto delle regole di convivenza sociale, è, e deve essere, l’obiettivo primario dell’istruzione. In un’ottica di reale formazione, la scuola deve, dunque, sviluppare negli alunni la coscienza civile e la convinzione che la legalità conviene e che, laddove ci sono partecipazione, cittadinanza, diritti, regole, valori condivisi, non ci può essere criminalità. In tal senso, promuovere la cultura della legalità nella scuola significa educare gli alunni al rispetto della dignità della persona umana, attraverso la consapevolezza dei diritti e dei doveri, con l’acquisizione delle conoscenze e l’interiorizzazione dei valori che stanno alla base della convivenza civile. Al centro dell’azione educativa va posto l’alunno come protagonista nella propria comunità ed il valore positivo delle regole come strumento di aiuto all’esplicazione delle potenzialità di ciascuna persona, chiamata alla libertà e alla propria realizzazione. Il tema della legalità è assolutamente centrale per le sfide sociali che siamo chiamati a combattere, a cominciare dalla lotta per una società più giusta e democratica, in cui tutti i cittadini siano uguali di fronte allo stesso sistema di diritti e doveri. È giusto ricordarci che la convivenza civile è frutto di una riflessione culturale, faticosa e affascinante, che ci permette di guardare all’altro come a “un altro noi”, a una persona con cui dialogare e insieme alla quale condividere un sistema ineludibile di diritti e doveri. L’Istituto Comprensivo di Poggiomarino e la Scuola Secondaria di primo grado ‘Mazzini’ di Adrano pongono al centro del Piano dell’Offerta Formativa l’educazione alla legalità, promuovendo un percorso educativo che investa le due Istituzioni scolastiche e, in particolare, i docenti di tutte le aree disciplinari, che devono a questo scopo ricercare e valorizzare i contenuti, le metodologie e le forme di relazione e valutazione degli apprendimenti”.

UDA – progetto legalita

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