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Un pedagogista a scuola, ecco perché. La UNIPED propone di riportare al centro delle scelte educative i professionisti del sapere educativo. Progetto in allegato

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Nel periodo antico in Grecia, fu introdotto per la prima volta il ruolo dell’insegnante e l’insegnamento era di per sé una importante forma d’arte. Essere iscritto a scuola, frequentarla, e ottenere un’istruzione era una garanzia solo per ricchi. Era solo a loro che era permessa l’istruzione ai propri figli. Il ruolo dell’insegnante o dell’educatore era considerato il più decisivo nel processo educativo e di apprendimento in quanto forniva ai bambini e ai ragazzi conoscenze (certamente non si parlava di abilità e competenze) inestimabili. Oggi, come allora, il pedagogista entra a pieno titolo, con tutta la sua caratura formativa e le sue competenze, nelle nostre scuole. Lo fa con la determinazione di una professionalità che, lasciatemelo dire, non solo è fondamentale ma risulta essere (ed essere divenuta) indispensabile. Ancor di più in un tempo della mutevolezza imprevedibile.

Il “leader dei bambini”: qualche riferimento alla storia per non confondere le professionalità 

Gli educatori, però, non sono stati i primi pedagoghi. I ricchi si servivano degli schiavi per portare i propri figli a scuola. Erano coloro che trasferivano la conoscenza ai bambini che accompagnavano a scuola. È così che è nata la parola pedagogo. È descritto come il “leader dei bambini”; il precettore. Accompagnavano gli studenti moralmente e accademicamente. Il pedagogista, oggi, non confuso con l’educatore o con l’insegnante (che pur sempre rimangono i primi detentori di metodologie pedagogiche da utilizzare nelle classi), diventa il punto di riferimento (quasi sempre esterno alle istituzioni scolastiche) di ogni processo, di ogni percorso, di scelte importanti, di processi che altrimenti si avrebbe difficoltà ad individuare. Il pedagogista è la scelta migliore per le nostre scuole.

Che cos’è la pedagogia?

La pedagogia non è solo un metodo di insegnamento in cui gli insegnanti insegnano, sia in teoria che in pratica. La pedagogia non è solamente modellata dalle convinzioni didattiche dell’educatore e non solo coinvolge la loro comprensione della cultura e dei diversi stili di apprendimento. È importante la scelta pedagogica consapevole perchè è essenziale che gli studenti abbiano relazioni significative in classe al fine di costruire sull’apprendimento precedente. Scelte che non possono garantire solo i docenti in quanto tali. La scuola deve necessariamente pensare di creare i presupposti per un pedagogista interno all’istituzione scolastica, anche se ciò fosse solo a progetto e solo per alcuni momenti dell’anno scolastico. La pedagogia è il rapporto esistente tra la cultura e le tecniche di apprendimento. Un rapporto intimo, essenziale, indispensabile.

Alessandro Bozzato, presidente dell’Unione Italiana Pedagogisti

Alessandro Bozzato, nato a Venezia, laureato in Pedagogia a Padova nel 1993 è il presidente nazionale dell’UnIPed, l’Unione Italiana Pedagogisti. Bozzato opera come professionista e come pedagogista nel settore sociale, in prevalenza con i minori. È specializzato nei disturbi specifici dell’apprendimento e svolge attività di terapia e potenziamento basate sulla teoria prassico motoria. Affianca alla ricerca pedagogica lo studio del cinema e degli audiovisivi. Ha esperienze di insegnamento come professore a contratto di Istituzioni di Regia per l’Università di Bologna (dipartimento Beni culturali di Ravenna), come formatore per gli insegnanti delle primarie e delle secondarie nei temi dell’inclusione scolastica, dei disturbi dell’apprendimento e nell’uso degli audiovisivi. Si occupa degli screening per la rilevazione precoce dei disordini riferibili alla disprassia e alla dislessia. Tra le sue pubblicazioni i “Quaderni 1 – 2, pratiche per la clinica della dislessia” e “Gli screening diagnostici” con M. Spezzi e G. Santoni. Abbiamo chiesto a lui di rileggere la scuola che cambia.

L’UNIPED, Unione italiana pedagogisti, a Roma, presso l’Università degli Studi di Roma 4 “Foro Italico”, ha incontrato docenti universitari e del mondo della scuola, pedagogisti operatori del mondo della formazione e dello sport, pedagogisti. Per formulare quali proposte?

«Il convegno nazionale di UNIPED di quest’anno ha avuto un significato particolare, di partecipazione attiva: abbiamo cercato di manifestare pubblicamente la nostra presenza, mai venuta meno nel lungo periodo pandemico e post-pandemico, e di rimarcare la volontà di continuare a presidiare un terreno soggetto a indifferenziate invasioni di campo. Il convegno si è aperto con la mia relazione di fine mandato: l’incarico ha una durata di 4 anni e l’elezione dell’attuale consiglio nazionale risale a marzo 2019; il precedente congresso nazionale si sarebbe dovuto svolgere il 18 aprile 2020, ma poi è stato cancellato per i noti motivi contingenti. Dopo quella data c’è stato di tutto: protocolli d’intesa con il MIUR, creazione di albi e scontri/incontri con professioni sanitarie, creazione di FEDERPED, inizio di collaborazioni con Istituzioni e organizzazioni internazionali. Ci sono stati altri convegni nelle sedi decentrate e incontri negli ambiti locali, ma da più di quattro anni mancava il confronto nazionale. La proposta di UNIPED è la proposta di sempre: riportare al centro delle scelte educative, delle proposte educative e delle politiche educative, i professionisti e gli specialisti del sapere educativo».

Professore Alessandro Bozzato il tema del convegno nazionale è stato “Il Pedagogista nella comunità educante. Prospettive operative e nuove realtà”. Quale è il ruolo del pedagogista, oggi, nelle comunità educanti?

«C’è una sorta di discrasia tra il ruolo del pedagogista nel pensiero e quello che diventa poi nell’azione. La differenza non è causata sempre e solo da chi dimentica, in modo più o meno colpevole, che ci sono decine di migliaia di professionisti che operano nel settore, spesso in modo sottodimensionato e sotto-retribuito: a volte è responsabilità del pedagogista stesso che non è pienamente consapevole del proprio ruolo e che non si preoccupa a sufficienza di tutelare sé e gli altri pedagogisti. Il pedagogista non è solo un esperto di pratica e teoria pedagogica, è anche un mediatore culturale e relazionale, un facilitatore di esperienze, un animatore e attivatore di processi che dovrebbero portare a circoli virtuosi sia negli ambiti di vita personali e individuali che in quelli socioculturali. Come ricorda giustamente Vanna Iori, il pedagogista è un “tessitore” di contesti, anche territoriali. Quindi, all’interno della comunità educante, deve imparare a farsi riconoscere oltre che a riconoscere, a farsi valorizzare, oltre che a valorizzare, a farsi coinvolgere, oltre che a coinvolgere tutti in esperienze formative. La modalità del pedagogista è quella che privilegia l’azione sul campo, ma c’è sempre più bisogno di dedicare del tempo al pensiero e alla promozione delle riflessioni che seguono l’azione. L’essenza stessa dell’epistemologia pedagogica vive nella condivisione delle “buone pratiche” che alimentano e si alimentano di “buone rielaborazioni”; fare, raccontare, condividere in un contesto di rivendicazione della specificità del proprio ruolo».

Quali sono, professore, i ruoli e le funzioni del Pedagogista nei Servizi alla Persona?

«Il pedagogista è l’esperto di dinamiche educative, si occupa dei processi di cambiamento e sostiene, attraverso la relazione e la condivisione delle conoscenze, le motivazioni personali di chi ha bisogno di un supporto educativo. Il pedagogista deve essere utilizzato in tutte le situazioni in cui si prevede uno spazio che dia valore e autenticità alle scelte che hanno una finalità di tipo educativo. Il pedagogista non è il precettore che dice cosa si deve fare o quale sia il modo migliore per raggiungere determinate finalità, è il professionista che traduce il pensiero in azione quando sono chiari gli obiettivi e, se gli obiettivi non sono chiari, contribuisce a comprendere motivazioni e principi di base. Quindi trova spazio nell’orientamento, nell’organizzazione complessa, nella gestione di comunità, nella progettazione didattica e nella programmazione all’interno delle strutture. Un posto di particolare rilievo si trova nell’ambito del recupero delle situazioni di marginalità come la povertà educativa, la dispersione scolastica, i nuovi bullismi; e poi nell’ambito della disabilità, nella geriatria, nell’esclusione sociale. I nuovi ambiti di intervento prevedono adesso il coinvolgimento anche in aree prima inconsuete: c’è richiesta di pedagogisti aziendali, pedagogisti del turismo, dello sport, dell’esercito. Invito alla riflessione sull’allargamento della richiesta: aumenta la consapevolezza che il Pedagogista non opera solo nei nidi, nelle scuole d’infanzia, nei servizi sociali e in quelli sanitari: lo si può trovare ovunque ci siano bisogni e istanze di carattere educativo».

Il “Pedagogista a scuola”

Risulta sempre più importante, in alcuni casi davvero indispensabile, che sia pensata la presenza fisica e stanziale di un pedagogista a scuola. Tanto quanto è importante quella dello psicologo a scuola. Senza con ciò confondere o sostituire le due figure. Il progetto “Pedagogista a scuola” mette, nero su bianco, se mai ve ne fosse bisogno, quanto determinante sia questa figura. Elaborato dalla “Scuola Infanzia Masaccio” di Riese Pio X rappresenta, indubbiamente, un punto autorevole di riferimento nella elaborazione di progettualità adeguate alle attese e alle necessità della scuola, dell’utenza (alunni e famiglie) e del territorio.

Progetto Pedagogista a Scuola

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