Un paese che dimentica il senso delle “sudate carte” o della bellezza

di redazione
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Un articolo amaro quello scritto da Simonetta Venturin riportato sulle pagine di Avvenire.

La scuola di oggi non insegna più la fatica dell’imparare e abbandona sempre di più le materie umanistiche, come la storia, la storia dell’arte; le “sudate carte” non si studiano più, non c’è più la fatica nello studio. Del resto, scrive, la scuola non è più un ascensore sociale.

Eppure rimarca l’autrice, l’Italia ha nel turismo una notevole entrata economica: i turisti sono 60 milioni l’anno e portano in Italia 230 miliardi di euro, stimati 268 nel 2028.

Serve cultura per conoscere i nostri tesori, ma l’Italia, ricorda, è penultima nella classifica degli stati europei che spendono in cultura: 1,4% del PIl contro una media europea del 2,1%; si spende poco anche per la scuola: l’8% nel 2015 contro la Francia che arriva al 9,7%, la Germania al 10,3%, l’Inghilterra al 13,1%.

Conclude poi tristemente: “quando il governo va in cerca di risorse finisce per decurtare alla voce istruzione, università e ricerca”.

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