“Un nuovo umanesimo digitale”: la riflessione di Carlo Mazzone, finalista al Global Teacher Prize

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Riceviamo e pubblichiamo una riflessone di Carlo Mazzone, sviluppatore software e sistemista, docente di informatica nella Scuola Superiore. Insegnante imprenditivo di Junior Achievement Italia ha ricevuto il JA Italia Top Teacher Lifetime Achievement Award ed è l’unico italiano ad essere arrivato nella Top 10 del Global Teacher Prize, il Nobel dei docenti. È inoltre un digital evangelist e autore di pubblicazioni di divulgazione informatica, best seller in Italia.

Siamo nel pieno di una rivoluzione tecnologica guidata dalle innovazioni basate sul digitale di cui è difficile definire con precisione i frastagliati contorni. Se da un lato cogliamo con favore i frutti di queste nuove tecnologie, nella forma di strumentazioni sempre più evolute quali TV, computer e cellulari, facciamo fatica a gestire le loro ripercussioni nel contesto che genericamente possiamo definire “sociale”. 

In effetti, le nuove tecnologie stanno comportando mutamenti epocali sotto innumerevoli punti di vista che vanno, solo a titolo di esempio, dalle modalità di produzione e consumo dell’informazione, alla creazione di nuovi posti di lavoro, per arrivare alla necessità di rendere queste tecnologie democratiche affinché esse possano essere di beneficio per la maggioranza assoluta della popolazione mondiale. 

Lo scopo di questo mio intervento è quello di porre in maggior risalto possibile il necessario sforzo collettivo verso un nuovo Umanesimo Digitale che ponga al centro del dibattito e delle relative scelte risultanti l’uomo inteso come collettività ma, innanzitutto, come singolo individuo. 

La scuola, come sempre, può e deve fare da perno e da saldo riferimento per consentire che questi mutamenti epocali indotti nella società siano controllabili e quindi gestibili in maniera tale da consentire ai più di reggere l’urto della già citata rivoluzione. Compito primario della scuola è quello di formare individui, consapevoli delle proprie unicità e possibilità, affinché possano vivere appieno e con soddisfazione nella società. Tale compito, tuttavia, si sta facendo sempre più arduo in un momento in cui le professioni a cui la scuola prepara sono cambiate in maniera radicale e continueranno a cambiare, governate dal ritmo dell’incessante evoluzione tecnologica. 

Di sicuro deve esservi l’impegno forte nel ripensare al contesto educativo esaltando una reale didattica basata sulle competenze che riesca a inserire i nostri giovani nel nuovo flusso di richieste di lavoro altamente specializzato. D’altra parte, a monte, si rende assolutamente necessario una rinnovato impegno nella realizzazione di interventi di orientamento sempre più efficienti e motivanti affinché gli studenti possano scegliere percorsi di studio che siano realmente appaganti rispetto alle loro giuste aspettative. 

In un contesto già tumultuoso di suo, per l’enormità degli impatti dovuti all’evoluzione digitale, si è innestato negli ultimi mesi, in una sorta di “tempesta perfetta” il cambiamento radicale di vita imposto dal Covid-19. I due elementi si sono in questa situazione, per certi aspetti, fusi l’uno nell’altro: il digitale è stato un baluardo per mantenere una certa normalità di vita, sia all’interno della scuola, ad esempio con la didattica e distanza, sia nella società tutta, attraverso un uso ancora più massiccio dei social e delle videoconferenze. 

Le conseguenze di tutto ciò sono state addirittura storiche e probabilmente condizioneranno in maniera sostanziale anche un futuro post Covid. Penso, ad esempio, ai nuovi modelli di lavoro che si sono spostati tra le mura domestiche creando, da una parte, enormi contraccolpi economici nell’ambito di tutto quello che ruotava intorno agli ex luoghi di lavoro fatti di grandi palazzi, quando non grattacieli, e, d’altra parte, nelle enormi possibilità che la libertà di non doversi per forza spostare per lavoro può comportare. 

Ma anche in questa ottica dobbiamo mettere al centro questo nuovo Umanesimo Digitale per evitare impatti sociali futuri che potrebbero scuotere nelle fondamenta l’intera nostra società. 

Un primo elemento riguarda ovviamente il rischio che solo una nuova élite di lavoratori possa usufruire di tali opportunità, una classe fatta da personale altamente specializzate in quanto i lavori di tipo manuale stanno scomparendo dallo scenario occupazionale. 

D’altra parte, penso alla possibilità di riportare vita ai piccoli borghi e paesi, in particolare delle zone più svantaggiate del Sud Italia, facendo sì che si torni ad abitare dai luoghi dai quali si è fuggiti per trovare lavoro nei grandi centri urbani. Ma voglio pensare non più in termini di agglomerati urbani ma piuttosto di agglomerati umani in cui riscoprire il senso del lavoro come strumento per vivere una vita appagante fatta di riscoperti, semplici, autentici, rapporti umani favoriti dal piccolo centro. 

Compito nostro, come pensatori e attori della società, è quello di interpretare il tempo corrente e fornire indicazioni utili per tracciare una via che, volendo, sia anche una visione a cui tendere. Il compito, invece, di realizzare in modo concreto queste tensioni e aspettative è affidato, come normale che sia, alla politica che deve guidare attraverso scelte sagge e ponderate al nostro prossimo, immediato, futuro. 

In queste scelte vedo, ancora una volta, una rinnovata richiesta di umanesimo digitale che concretizzi l’accesso alla connettività Internet come bene primario e pubblico per tutti i cittadini in tutto il territorio nazionale. 

Ancora, missione primaria della politica sarà quella di consentire una efficienza redistribuzione del benessere evitando che il digitale aumenti le differenze già esistenti tra le classi sociali non consentendo che la crescita economica di taluni comporti l’automatico peggioramento delle condizioni di altri. 

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