Un lavoratore della scuola su quattro ha poco da festeggiare. Anief: stipendio ridotto, niente scatti, indennità tagliate, ferie dissolte e per i pochi assunti busta paga ferma per otto anni

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Per un lavoratore su quattro della scuola la celebrazione del 1° maggio ha il sapore della beffa. Quasi 300 mila insegnanti e 50 mila Ata a fine mese si ritrovano con lo stipendio più basso dalla pubblica amministrazione, sempre fermo perché gli scatti di anzianità non gli vengono conteggiati, e pure senza prospettive di carriera; per chi firma contratti di breve periodo si ritrova anche l’indennità Rpd (per i docenti) e Cia (per gli Ata) sottratta senza motivazione e, come se non bastasse, con le ferie mai prese dissolte nel nulla perché non pagate.

A rendere ancora più assurda la loro condizione è l’impossibilità ad essere assunti a tempo indeterminato, in spregio della direttiva UE n. 70 del 1999, in base alla quale in presenza di posto libero per il precario con oltre 36 mesi di servizio la stabilizzazione deve essere garantita.

Ma nella scuola lo spregio per i diritti dei lavoratori si prolunga anche da immessi in ruolo, perché per otto anni la busta paga diventa ancora più bassa di quella del precario e rimane pure cristallizzata, perché lo scatto automatico dello stipendio è stato sacrificato, con l’accordo degli altri sindacati, per finanziare delle operazioni a beneficio della categoria che in un Paese moderno si sarebbero attuate con le risorse pubbliche.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, sono circa tre lustri che combatte i soprusi di Stato attuati contro i supplenti della scuola.

“Cosa hanno da festeggiare oggi – dice il sindacalista – questi 300 mila lavoratori della scuola se lo Stato si ricorda di loro solo ad inizio anno per assegnargli una supplenza? Perché non ci si rende conto che stabilizzare gli insegnanti e il personale Ata, conti alla mano, è più conveniente che tenerli per anni, spesso decenni, in condizioni di precarietà? Quale motivo porta i governanti della scuola a costringere tanti insegnanti a rimanere lontanissimo da casa pure in presenza di cattedre vacanti? Perché si costringono i neo-assunti a non fare nemmeno domanda per avvicinarsi a casa? Perché si parla da anni di emancipazione delle donne e poi si dimentica che in Italia un milione lavora nella scuola in condizioni di disagio totale? Sono tutti quesiti che giriamo a chi ha in mano le sorti dei dipendenti della scuola, ma anche al Parlamento”.

 

“Perché da domani i deputati della Camera, dalla I e XII commissione – continua Pacifico – da domani avranno l’opportunità di cambiare il decreto PA n. 44 con gli emendamenti chiesti dall’Anief sulla scuola: il ritorno del doppio canale, con assunzioni da Gps anche da seconda fascia e materia comune; immissioni in ruolo con scorrimento delle graduatorie dell’ultimo concorso ordinario e l’integrazione di quello straordinario; conferma del tempo indeterminato degli assunti con riserva; attribuzione dell’organico aggiuntivo degli ultimi due anni; trasformazione dei posti in deroga su sostegno; proroga della deroga sui vincoli della mobilità per tutta la durata dell’attuazione Pnrr”.

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