Un Green pass imposto a docenti e personale che non è tutto rose e fiori. Bianchi contestato, si difende ma non convince

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Ieri il provvedimento in Gazzetta ufficiale: da settembre i docenti, il personale ATA e i dirigenti, se vorranno entrare in un istituto scolastico, dovranno essere in regola con il Green pass. La certificazione che viene rilasciata se si è vaccinati, immunizzati naturalmente o si è fatto un tampone entro 48 ore con risultato negativo.

57% docenti era contrario

E’ il risultato di  un nostro sondaggio lanciato durante il dibattito sull’eventualità di imporre l’obbligo vaccinale al personale scolastico. Un rifiuto seppur di misura che era un campanello d’allarme sulla reazione da parte del mondo della scuola.

Questione dei numeri

Un dibattito sulla questione dell’obbligatorietà che ha visto quale argomentazione dei favorevoli i numeri divulgati nelle settimane scorse sulla vaccinazione del personale scolastico. Numeri non veritieri, come abbiamo ribadito nei giorni scorsi, perché falsati da un  tracciamento saltato quando le vaccinazioni sono passate per fascia di età togliendo la corsia preferenziale del personale della scuola. Basti pensare che la Sicilia viene ancora indicata come maglia nera perché mancherebbero all’appello il 40% tra docenti e personale, numeri smentiti più volte dalla Regione che ha indicato un più veritiero 86% di vaccinati.

Lo stesso Bianchi è dovuto intervenire, ammettendo che i 200mila mancanti all’appello era un numero da rivedere e ipotizzando un livello di vaccinazione tra il personale del 90%. Con molta probabilità la percentuale è ancora più alta, mentre siamo in attesa che le Regioni forniscano a Figliuolo i numeri reali.

Un Green pass che non è un obbligo vaccinale, ma di fatto lo è

Sì, perché le alternative al vaccino sono due: o si è naturalmente immunizzati (con una validità del lasciapassare di 6 mesi, a differenza dei 9 per chi si è vaccinato) o si è fatto un tampone che dimostra la negatività.

Chi non si è vaccinato, quindi, dovrà sottoporsi su cinque giorni lavorativi a tre tamponi a settimana con dispendio economico, tra l’altro, in alcune regioni non indifferente. Un collo di imbuto che non è sfuggito ai sindacati e al personale della scuola.

La critica dei sindacati

“Un espediente per l’obbligatorietà del vaccino”, così ha commentato il Segretario Generale della Cisl, Luigi Sbarra in una intervista al Mattino relativamente all’utilizzo del Green pass nei luoghi di lavoro.

Alcuni sindacati scuola, da canto loro, hanno fortemente criticato il provvedimento.

La Gilda taccia di illogicità “fissare l’obbligo vaccinale per il personale scolastico ma non per la ben più folta platea studentesca, considerato che, al contrario dell’ambito sanitario, sono gli studenti a costituire un potenziale veicolo di contagio per gli insegnanti e non viceversa“.

Per lo Snals è “una norma unilaterale che aumenta i problemi per l’avvio dell’anno scolastico”

Mentre ANIEF si è dichiarata contraria a qualsiasi imposizione, considerando che il 90% del personale è vaccinato. In poche ore il sindacato ha raccolto più di 15mila firme per l’abolizione.

FLCGIL rincara, definendo “controproducente green pass “imposto” con pesanti sanzioni”

La UIL risponde al Ministro considerando il Green pass come “uno schiaffo peraltro immeritato che nasconde le inefficienze del governo”. “I lavoratori – continua il segretario Turi – non sono disponibili a barattare il principio di libertà; noi non ci faremo intimidire e continueremo nella nostra azione sindacale positiva e costruttiva, ma nell’ambito del riconoscimento dei diritti di cittadinanza, sociali e professionali dei lavoratori della scuola. Noi non siamo rassegnati”.

Bianchi si difende

Dalle pagine del Corriere, il Ministro afferma “Ho appena incontrato i sindacati, che sono liberi di esprimere le loro posizioni. Ma il green pass non è assolutamente uno schiaffo al personale della scuola e mi dispiace che qualcuno lo abbia interpretato così” e indica con chiarezza qual è l’obiettivo “resta un 10%”.

Critiche dai social

Molti i commenti che ritengono eccessiva la misura per il recupero del 10% dei non vaccinati tra il personale della scuola (percentuale in realtà ancora presunta considerando che i numeri reali non ci sono ancora e che nei numeri è da considerare quanti non potranno fare il vaccino per motivi di salute).

Mari è contraria: “Assolutamente contraria: una grave mancanza di rispetto nei confronti dei docenti. Prima ci hanno illusi che la scuola fosse un luogo sicuro e che i tamponi non servissero. Ora, tamponi ogni 48h a carico nostro oppure vaccino come i sanitari, pur essendo in un luogo definito “sicuro”. La nostra arma sarà il voto”.

Giulio è scoraggiato: “La tristezza è troppo grande … per nascondere il fallimento di una intera classe dirigente che in 18 mesi non è riuscita nemmeno a dotare le aule di sistemi di purificazione aria o di istituire in ogni istituto un presidio sanitario si butta la croce addosso ai “pericolosi docenti untori”.

Sabrina punta il dito sulle classi pollaio, “Appunto perché già il 90% del personale è vaccinato, forse per ricominciare in sicurezza andavano affrontati e risolti altri problemi che affliggono la scuola…vedi “classi pollaio”, trasporti, aule in certi casi fatiscenti che non hanno spazio per distanziare gli alunni come si dovrebbe, stabilizzare i precari per garantire un minimo di continuità…mah?!”

Critiche anche da chi dichiara di essersi vaccinato, ad esempio Dany: “Ma il “quid” non è lo “schiaffo”, ma piuttosto che non è stato fatto NULLA per mettere in SICUREZZA la scuola, ad esempio diminuire il numero di alunni per classe, trovare nuove aule, migliorare i trasporti… noi ci siamo vaccinati volontariamente, però ci state mettendo nelle condizioni di lavorare mettendo a rischio la nostra salute e quella dei nostri alunni. Questo dictat di far vaccinare a forza chi non lo ha fatto, quando cmq lo Stato nulla ha fatto per pensare alla scuola è un continuo sfruttare sempre e comunque la classe docente. Ad ogni modo, noi saremo tutti presenti l’1 Settembre e, come sempre, faremo del nostro meglio però, una riflessione su quel che si dovrebbe fare e non si fa, magari fatela.”

Critiche anche sul fronte dei Dirigenti

Multe ai presidi, fino a mille euro, se non controlleranno o si scoprirà che un docente è entrato nel proprio luogo di lavoro senza avere il pass verde. Una misura contestata da tutti i sindacati ed anche da alcune forze politiche.

Lo stesso sottosegretario Floridia pone alcuni dubbi “No, non è questa la strada. Intanto bisogna capire chi controlla chi. Come si fa a capire che un dirigente scolastico ha omesso il controllo?”

Così, ad esempio, l’ANP “Sul green pass i controlli richiedono tempo, quando si faranno e chi li farà se non c’è abbastanza personale o se i dipendenti delle segreterie spesso sono collaboratori scolastici privi delle competenze necessarie per assistere i dirigenti nella parte amministrativa?”

La CISL scuola, da canto suo, attacca: “I dirigenti scolastici diventano ispettori delle Asl. Anche questo ruolo. Invece di lasciare loro il ruolo di leadership educativa e pedagogica

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