Un esame di Stato che non è un esame! Lettera

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Carissimo direttore,
bisognerebbe dirlo a chi ancora non l’ha capito, che questo esame di stato non funziona, che è assurdo e non verifica nulla.

Si può fare l’elenco di ciò che non funziona: lo scritto di italiano non è all’altezza delle capacità di uno studente di quinta superiore, gli chiede di assemblare dei testi mentre dovrebbe chiedere genialità e creatività; la terza prova e il colloquio pretendono l’impossibile, che uno studente sappia tutto, ma quando mai? ; la cosiddetta tesina è di fatto mortificata, il tempo a disposizione dieci minuti! ; il punteggio dei voti un meccanismo da cui è difficile liberarsi e che elimina una componente fondamentale della valutazione ossia la persona.
Questo è l’esame di stato che studenti e studentesse stanno affrontando in questi giorni, una assurdità e quindi di fatto vanno a falsare le valutazioni, insomma un esame che non è esame!
A salvare questo esame in stato comatoso sono gli studenti e un certo tipo di insegnanti, cioè quelli che hanno capito che un esame finale sta in piedi solo se lo si affronta con un approccio sintetico.
Meno male che ci sono studenti e insegnanti così, che sanno che un esame non è andare a sondare il sapere ma vedere se uno studente o una studentessa ha imparato ad esercitare la criticità.
Sarebbe ora di una riforma radicale, sarebbe ora di valutare ad un esame finale semplicemente e solo la criticità!
Gianni Mereghetti
Insegnante

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